A Morcone la Guantanamo del Sud. Il sindaco: “E’ una bomba sociale”.

Cè una Guantanamo che nessuno conosce e che spunta come un iceberg nel mezzo di un deserto di sassi.

A Morcone, 5000 abitanti su 100 km quadrati, negli anni 80 a qualcuno venne in mente di costruire un carcere di massima sicurezza che avrebbe dovuto ospitare 25 detenuti con reati gravi e crimini terribili alle spalle. I calcinacci a terra, le pareti scrostate, le porte blindate arrugginite sono l’immagine del tempo trascorso. Come la  sterpaglia che assedia i muri di cinta e i cortili interni. Entrarci provoca un senso d’inquietudine e angoscia, è  come fare un biglietto di sola andata per l’inferno.

Le celle anguste erano destinate ad ospitare una persona.  Attraverso questo quasi-lager mai entrato in funzione puoi immaginare tutta la dannazione di una vita senza orizzonte.

La struttura bassa, con un impianto a croce, blindata, è delimitata da una cinta muraria alta tra i 6 e gli 8 metri, che avrebbe dovuto isolare detenuti e secondini dal paese arroccato sulla montagna come un presepe, a separare simbolicamente il bene dal male: quel mostro di cemento armato sta ancora lì nonostante sia una creatura del secolo scorso, come il muro di Berlino.

Quel penitenziario ha assorbito in 30 anni quasi 10 milioni di euro di finanziamenti,  ma resta una cattedrale nel deserto di sassi ai piedi di Morcone.

Costantino Fortunato, sindaco fino al 4 marzo scorso, annusa l’affare e mette in piedi un progetto che assegna a quella struttura una destinazione d’uso diversa. In piena emergenza migranti, pensa di farne un Centro di prima accoglienza. Riesce ad ottenere  4 milioni di euro di finanziamento.

Ma il mostro va adeguato, la sua struttura modificata per quanto possibile. Così si lavora per rimuovere le barriere da girone dei dannati: le stanze ora potrebbero ospitare fino a tre persone, i cortili per l’ora d’aria vengono resi più accessibili con corridoi d’acciaio agevolmente percorribili, ma modificarne l’architettura  da lager è praticamente impossibile. 

Nella visione di Fortunato, l’ex supercarcere dovrebbe ospitare 127 migranti, ma i posti letto programmati sono 200.

Lo stato di avanzamento dei lavori è fermo, per il momento, al 30 per cento e dei 4 milioni di euro ne sono già stati spesi 1 milione e 700 mila. Dopo la caduta del ‘regime’ Fortunato, i lavori hanno subito una battuta d’arresto, perché Luigino Ciarlo, il nuovo sindaco, considera quel progetto una ‘bomba sociale pronta ad esplodere in un comune di sole 5000 anime”.

“Il punto non è l’accoglienza in sé, ma la gestione dell’accoglienza”, spiega. “Non siamo contrari ad accogliere nella nostra comunità i migranti, ma pensiamo che imprigionarli in una struttura penitenziaria ne renderebbe impossibile l’integrazione. Lì dentro sarebbero sepolti vivi. Commetteremmo un delitto contro l’umanità, perciò stiamo provando ad opporci con tutte le nostre forze”.

Questa mattina, a visitare la struttura è arrivato da Bruxelles, l’europarlamentare Massimo Paolucci: “Mi colpisce il fatto che si sia pensato di stipare 127 extracomunitari in una struttura detentiva destinata ad ospitare 25 detenuti, come se i migranti fossero figli di un dio minore, un lezzo di carne umana da tenere sotto chiave”.

“La prima cosa da fare è abbattere quel muro, niente ha un impatto sulle civiltà paragonabile a quello della costruzione dei muri. Innalzare alte difese tra uomini è pericoloso, alimenta disuguaglianze, ingiustizie ed errori. Così  quella struttura diventerebbe una trappola piena di dolore e di odio. Bisogna anzitutto rompere quelle mura e poi rendere l’ambiente più  umano, altrimenti ci scoppia una bomba sociale tra le mani”, spiega ancora il sindaco Ciarlo.

Devi percorrere strade sterrate, uliveti e arbusti  prima di immergerti nella natura un tempo destinata a inghiottire i reclusi più reietti. Una posizione studiata per assicurare l’isolamento, in grado di fare da barriera con il resto del mondo. E’ qui che sarebbero costretti a trascinare le loro giornate i 127 (o forse 200) extracomunitari di questo che sarebbe uno dei più grandi centri di prima accoglienza d’Italia.

Colpisce il fatto che negli stessi anni in cui Riace assurgeva a modello di  integrazione nel mondo, a Morcone si puntava sulla disintegrazione. In Libia, i migranti intercettati dal regime vengono rinchiusi e ammassati in grandi centri di detenzione.  Quello che potrebbe succedere qui, dove in una struttura detentiva alienante dove il cielo lo vedi a scacchi, si murerebbero vivi quasi 200 migranti.

L’idea del sindaco, invece, è quella di farne una Cittadella della Solidarietà, per l’accoglienza e la cura di diverse esperienze di fragilità. “Mi sembra la strada giusta. Di certo più umana”, chiosa Paolucci – “Va aperto un confronto con Regione e Governo per convertirlo in una struttura che metta insieme accoglienza e integrazione, per evitare che i migranti siano anime perdute e vaganti in spazi alienanti. “

Nei prossimi giorni  si  programmeranno una serie di incontri per estirpare il rischio inferno che potrebbe cambiare il volto e il destino di un paese. 

 

 

 

 

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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