Alluvione, De Caro: “Solo danni ai cittadini dai miei detrattori”. Curcio e De Micheli: “Lo Stato c’è”

di Teresa Ferragamo

“Lo Stato c’è”, quasi urla Paola De Micheli, ogni parola una gestualità fuori misura, manco fosse una ‘terrona’. E invece il sottosegretario al Bilancio, con delega alle Alluvioni,  tiene a ribadire che lei è di Piacenza e quindi “sono un’alluvionata come voi”.

La sua città, ricorda amara e stretta stretta in un abito a palloncino blu elettrico, fu piegata dalle piogge e dal fango solo un mese prima del Sannio. Ed è perfino triste constatare come, nell’Italia fragile di oggi, quello di ‘alluvionato’ diventi quasi uno status sociale che unisce Nord e Sud come ormai altre poche cose.

Matteo Renzi lì ci andò quasi subito: “Il presidente del Consiglio – racconta De Micheli – mi disse: dobbiamo fare qualcosa di più degli altri, cambiamo la legislazione. E pochi mesi dopo avevamo cambiato le regole sui rimborsi, sugli indennizzi, sui ristori dei danni a privati e imprese”.

Insomma, De Micheli, a un anno dall’alluvione che devastò la provincia di Benevento, viene a dire che il Governo è tra noi, che la sua mano non è invisibile, che c’è e che ci sarà.

Il sottosegretario alle Infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro, ha riunito, nel giorno dell’anniversario, sindaci, amministratori imprenditori ancora con il fango negli occhi, nella sala consiliare della Provincia, per fare un punto sulla Fase Due, come la definisce anche il direttore della protezione civile, Renato Curcio. Per dimostrare che per la sua terra ha fatto il suo dovere di uomo di governo, che ha lavorato pancia a terra per ottenere i fondi necessari per la ricostruzione materiale e civile. Per dire che quando Benevento chiama Roma, Roma risponde.

Scende a patti con se stesso, trattiene il fiume carsico di parole al curaro che di certo gli si smuove dentro e spiega e rispiega quanti fondi sono stati stanziati, come funziona il meccanismo dei rimborsi messo in discussione pubblicamente, come questi risultati siano frutto di un’interlocuzione costante con il Governo.

Ritrova se stesso solo per bacchettare quelli che stanno come davanti a un muro del pianto: “Ma che si aspettavano che Matteo Renzi venisse qui a Benevento casa per casa a distribuire  i contributi – sbotta -? Il Governo ha costruito invece un meccanismo certo ed equo che è finalizzato all’accertamento del danno reale attraverso le strutture della Protezione Civile e del Commissariato per l’alluvione, alla quantificazione del fabbisogno finanziario”.

De Caro ripete che “Benevento ha ottenuto, con un provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale, i fondi necessari alla ricostruzione” e ci tiene a far notare che “al Sannio è stato concesso più di quanto sia stato riconosciuto ad alcune aree colpite dal terremoto del 24 agosto che ha raso al suolo molti comuni, tra cui Amatrice, e prodotto centinaia di morti”.

Riconosce, davanti ad alcuni imprenditori colpiti dagli eventi alluvionali dello scorso anno, come Cosimo Rummo, che per le imprese c’è ancora un problema “di cui sto discutendo con il Governo e con il capo della protezione civile”.

“Per le imprese  – ammette – c’è un problema di ristoro dei danni perché concedere l’80% del danno – fino ad un massimo di 450 mila euro – è insufficiente per aziende che hanno subito milioni di danni”.

Si sente accusato ingiustamente da quelli che non avrebbero l’onestà intellettuale di ammettere la sua totale dedizione alla causa. “Così per esempio – dice – io ho inviato a tutti i sindaci la Gazzetta Ufficiale del 20 agosto, ma non ho visto nessun manifesto  in nessun Comune che informasse i cittadini su questa opportunità. Vorrei tanto comprenderne le ragioni vere. Ho tenuto tre conferenze stampa su questo argomento per illustrare meccanismi e modalità, ma c’è stato chi ha fatto orecchie da mercante”.

Senza fare il nome di quel Mario Pasquariello che da assessore ai Lavori pubblici della Giunta Mastella si lasciò andare in dichiarazioni pubbliche che mettevano in discussione l’ormai famoso “credito d’imposta”, chiosa che per colpa dei suoi detrattori “molti cittadini, spaventati dalla possibilità di dover restituire i contributi allo Stato, hanno rinunciato a presentare le domane di indennizzo entro il 29 settembre, termine ultimo stabilito dal capo della Protezione Civile”.

Renato Curcio, direttore della Protezione civile, è un uomo dai mezzi sorrisi e da poche essenziali parole. E’ la garanzia fideiussoria su una vicenda che continua a dividere la comunità politica. E lui che sa bene che per gli italiani la Protezione civile è come il crocifisso nelle scuole (intoccabile), si inoltra in spiegazioni didascaliche assicurando che ” i fondi ci sono e non vanno restituiti”, per riconoscere, alla fine, che l’alluvione di Benevento “è stata da subito una priorità del Governo”.

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.