Alluvione, l’anniversario tra politica tribunizia e commemorazioni da rosticceria

di Teresa Ferragamo

Non c’era niente da fare, non ci sono i rimorsi, non ci sono i colpevoli. Ci siamo solo noi i moscerini che vogliamo dichiarare guerra alla natura… E la natura non è né buona né cattiva è indifferente. Non uno di noi moscerini vivo se la natura si decidesse a muoverci guerra”, così  Giorgio Bocca chiosava la tragedia del Vajont, 1918 morti.

Siamo nel 1963, la teoria del “moscerino contro la matrigna natura” non fece molta strada: perché tutti sapevano, a partire dai nonni e dai bisnonni di quei morti, che i paesi distrutti dall’enorme onda erano stati costruiti su terreni franosi e che la costruzione di una diga in quei luoghi era stata la scelta,forse sbagliata, di un investimento industriale temerario.

Ma non è questo il punto che ci interessa.

Il dramma del Vajont, con tutti quei morti (una strage), e quella teoria dei moscerini ci servono a dire, in occasione dell’anniversario dell’alluvione nel Sannio, che in Italia le tragedie finiscono sempre per alzare invisibili muri di Berlino che dividono, separano, frammentano, provocando lacerazioni profonde anche nella comunità.

Le ragioni delle contrapposizioni per ‘l’olocausto’ del Vajont furono però serie, di gran peso, tra queste quella sulla nazionalizzazione o no dell’energia elettrica. Roba capace di incidere sui destini di un Paese e sugli equilibri politici ed economici internazionali.

Nel caso dell’alluvione nel Sannio, a separare non sono neppure le cause di quello smottamento (su cui nessuno mai si è interrogato veramente),  di tutto quel fango, di un’onda anomala capace di devastare i paesaggi, di quegli argini ribelli, di quell’invasione d’acqua, ma sono le responsabilità ex post, quelle sul ritardo nell’arrivo dei contributi post-alluvione o sui meriti di tutti quei soldi (mai abbastanza) che stanno per piovere sulla provincia.

Il clima è di colpevolizzazione. La politica ci costringerà, a un anno esatto da quella informe massa fangosa, a guardarci in cagnesco, ad assistere a un ping pong di battute velenose, perfino di cattivo gusto, a un bullismo da adulti acerbi, a scene da sangue e arena, a un ring senza arbitro, a scazzottate senza braccia alzate e senza aneliti ideali.

Amministratori e politici tribunizi useranno ancora una volta, per svariati giorni ancora, quella tragedia per specifici e generici scopi di bassa propaganda politica.

Mastella ha già detto in un comunicato stampa, mentre annunciava le iniziative della sua giunta per il 14 ottobre, che dall’altra parte (leggi Pd) c’è solo trumpismo, e il riferimento è evidentemente allo stile cafonal del candidato alle elezioni presidenziali americane , Donald Trump, repubblicano e burino, un urlatore fuori luogo e fuori corso.

Il Pd, nelle settimane scorse, partì, lancia in resta, con una campagna stampa contro l’assessore ai lavori pubblici, Mario Pasquariello, che, al termine di un vertice in Prefettura sui fondi post-alluvione, era scivolato su una buccia di banana mettendo in forse la concessione a fondo perduto dei fondi. Dubbi di minoranza che furono catapultati nella teppa mediatica.

Il Pd arrivò a chiederne le dimissioni. Del Basso De Caro, da sottosegretario alle Infrastrutture, rispose piccato e buttò sul tavolo il jolly della dichiarazione di Padoan, che sembrava cucita a misura di un assessore di provincia e invece no; figuriamoci: un super-ministro dell’Economia che risponde a un peones.

Pasquariello intavolò una conferenza stampa e la soap si chiude con una nota del Pd che non sfuggì solo agli addetti ai lavori e che finì nel dimenticatoio in un giro di valzer.

E a colpire è ancora una volta l’immaturità di una classe politica che su una dramma dovrebbe unirsi e unire, dovrebbe raccontare un’unica verità.

Purtroppo, è vero sempre che, nel nostro Paese, si tende, invece, a far affermare certe verità come idoli della piazza, e che mal si sopporta l’emergere delle controverità.

La reazione dei cittadini è sempre la stessa: frastornati dal rumore molesto di dichiarazioni e controdichiarazioni, persi nella fatica quotidiana, la reazione è di silenzio e nascondimento, oppure di rigetto, odio e sfiducia verso le istituzioni e la politica.

E, intanto, quella sciagura che ha coperto di terra definitiva tanti luoghi, che ha prodotto un senso profondo di solitudine,  quello schiantamento di argini, quell’onda anomala che si gonfiava come il dorso di un’orca marina, quel bolide d’acqua finito dappertutto non saranno ricordati nel modo giusto.

Domani un convegno del Pd con il sottosegretario De Micheli e il capo della Protezione civile tenteranno di  fugare i dubbi sulla fase 2, quella della ricostruzione e della ripresa.

Mastella sarà in tour tra le imprese più colpite, quelle dell’area Industriale di Ponte Valentino, costruita troppo vicina al fiume, che può essere compagno di strada, ma mai amico fidato.

E ci sarà spazio per ‘le commemorazioni da rosticceria’, che non sanno di  riscatto  e neppure della sacrosanta voglia di seppellire i cattivi umori sotto le montagne di fango e detriti che ancora in qualche luogo emergono come marmorei monumenti ai caduti.

Sempre troppo bravi a deplorare o a consolare, ci si dimentica spesso di interrogarsi su eventi, che – sebbene possano avere come unico mandante la fatalità –  sono spesso prevedibili, ma tenacemente perseguiti e che fanno parte della normalità italiana.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.