Altrabenevento: “Arpac conferma la presenza di tetracloroetilene nella falda”

“Nel corso del 2018 gli esami dell’acqua di Benevento hanno dimostrato più volte “parametri microbiologici, indicatori di un puntuale difetto nei trattamenti di disinfezione delle acque. Lo dice l’ARPAC che conferma anche la presenza di tetracloroetilene nella falda”, è quanto sostiene Altrabenevento.

Con una intervista pubblicata oggi da Il Mattino e curata da  Gianluca Mannato, l’ARPAC di Benevento conferma di aver trovato tracce di tetracloroetilene nell’acqua dei pozzi di Campo Mazzoni che alimenta il rione Libertà, e quello di Pezzapiana, che alimenta il rione Ferrovia e il Centro storico, come segnalato da Altrabenevento.

“Naturalmente le responsabili dell’Agenzia a Benevento, Francesca Barone e Elina Barricella, precisano che i quantitativi rinvenuti non superano la soglia di legge. Le due dirigenti confermano di aver trovato il pericoloso inquinante più volte negli ultimi dodici anni, ma non dicono nulla sulla provenienza.

In uno studio pubblicato su Arpac Campania a febbraio 2018, il gruppo di lavoro coordinato dalla dott.ssa Barone e composta da Ricci, Carideo, Schipani, Petrella, Esposito e Martuccio,  a proposito di Tetracloroetilene (o Percloroetile) scriveva  “questo alogenuro organico deriva presumibilmente da inquinamento legato alla presenza, in prossimità delle captazioni, di un dinamico nucleo industriale e di infrastrutture ferroviarie“. Poi il gruppo aggiunge “Il Percloroetilene (o Tetracloroetilene) usato come solvente a ‘secco’, viene largamente utilizzato come sgrassante nelle lavanderie, nell’industria metalmeccanica, nel lavaggio delle rotaie dei treni, come solvente per vernici ed infine nell’industria chimica e farmaceutica. Nella città di Benevento questi prodotti sono stati individuati soprattutto nelle acque captate in zona Ferrovia, dove il percloroetilene viene utilizzato per il lavaggio delle rotaie dei treni”.

Quindi, il pericoloso inquinante che si trova da dodici anni nella falda a 70-100 metri di profondità della parte bassa della città, dalla quale attingono i pozzi di Pezzapiana e Campo Mazzoni, proviene dal ‘lavaggio’ delle rotaie dei treni? Perché e come vengono lavate?  E in quale quantitativo il Percloroetilene (o Tetracloroetilene) viene utilizzato tanto da percolare da 12 anni fino a 100 metri di profondità?  Oppure deriva da lavorazioni industriali, come pure ipotizza l’Arpac? Non lo spiegano Barone e Barricella nell’intervista a Il Mattino e neppure dicono che cosa è stato fatto per individuare esattamente il sito e bonificarlo.

Aggiungono però, le due dirigenti, che più volte hanno segnalato, nel corso di quest’anno, alla ASL “parametri microbiologici, indicatori di un puntuale difetto nei trattamenti di disinfezione delle acque, peraltro prontamente corretto”. Il fatto è veramente significativo!!

L’ARPAC di Benevento ha accertato più volte che l’acqua di Benevento non era disinfettata a sufficienza ma neppure in questi casi chiarisce quali parametri erano stati superati tra quelli normalmente analizzati cioè: coliformi fecali, escherichia coli, enterococchi.

Precisano che prontamente è stato “corretto” il difetto di disinfezione dell’acqua. ma non spiegano per quanto tempo, mentre loro facevano gli esami, quell’acqua con “difetto di disinfezione” è stata servita alla popolazione?  Non lo chiede il giornalista Gianluca Mannato  il quale si limita a riferire che il sindaco Mastella continua a recitare il solito ‘mantra’ ossessivo “Querelo Altrabenevento, querelo Corona, zittire Altrabenevento e mettete il bavaglio a Corona”.    

 

 

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