Assistenza sanitaria negata per il figlio adottivo, la dirigente Asl alla madre: “Deve tornare, siamo stanchissimi”

Lavorare stanca, pure se si è in ufficio tra scartoffie e pure se è appena passato mezzogiorno.

“Sono stanchissimi”, così una madre adottiva di è sentita rispondere da una dirigente dell’Asl di Benevento che provava a giustificare l’inerzia dei suoi colleghi.

Daniela Basile è nota in città per essere un’irriducibile pasdaran delle cause “buone e giuste”. Ebbe un momento di forte notorietà quando salì sui tetti del provveditorato per difendere i prof. precari. Questa mattina, è andata all’ Asl di via  XXIV maggio per ripristinare l’assistenza sanitaria di suo figlio Daniel, un ragazzo di 25 anni originario della Costa d’Avorio in via d’adozione, ed è finita nella palude delle strutture pubbliche, finanche di quelle sanitarie. 

“A Daniel l’assistenza sanitaria era stata sospesa perché il permesso di soggiorno era scaduto – racconta Daniela – . Da premettere che mio figlio, che è in via di adozione,  è influenzato, ha mal di gola e una bruttissima tosse , necessita di cure mediche ed avendo l’assistenza sanitaria sospesa può accedere alla cure solo in forma privata. L’AsL di Benevento, che ha 18000 esenzioni ticket da rinnovare, ha stabilito che le prestazioni vanno prenotate. E fino a qui ci può stare, ma  questa disposizione – spiega –  non può assolutamente valere per chi deve accedere all’attivazione dell’assistenza sanitaria. Quindi all’Asl di Benevento un bambino appena nato cui deve essere assegnato il pediatra e attivata l’assistenza sanitaria deve prenotare e casomai aspettare un mese secondo il ragionamento della dirigente e dell’impiegato – si chiede Daniela -? Oggi è stato negato il diritto alle cure come sancito dal codice deontologico cui il medico prima e dirigente poi dottoressa De Rosa hanno prestato giuramento”

Daniela ha scattato foto e girato un video che ha prontamente postati su Facebook. Nel video si vede la dirigente Asl che inchiodata  alla scrivania dice con nononchalance  che i dipendenti Asl sono “stanchissimi” e invita la signora a ritornare. Tanto la salute può attendere, come fosse il paradiso.

Una risposta che irrita ancora di più la signora Basile.

“Non solo, come si evince dai video – racconta anche su Facebook –  l’addetto al settore Rinnovo prestazioni sanitarie mi rimanda dalla dirigente per farmi autorizzare, perché il suddetto dipendente non poteva violare una direttiva, ma la dottoressa si reca nella  stanza del dipendente che, a suo dire, si rifiuta di riattivare l’assistenza sanitaria di mio figlio perché troppo stanco. Mi sono ritrovata dinnanzi al solito scaricabarile tutto italiano. La dottoressa ha messo in dubbio che mio figlio fosse malato e ribadito che per le cure mediche avrei potuto rivolgermi all’ospedale Rummo. Dopo le mie rimostranze l’appuntamento è stato spostato a domani, ma voglio che questa vicenda a dir poco vergognosa venga alla luce e che l’Asl prenda dei provvedimenti verso dipendenti che non rispettano le leggi costituzionali e la vita umana. Posso capire che per l’esenzione ticket o per il cambio di un medico che già si ha, si debba aspettare ma non si può rimandare ad un mese il diritto di vivere e di farsi curare di una persona sprovvista ancora di assistenza sanitaria. Un bambino appena nato, una persona appena trasferitasi in città, un immigrato non può attendere un mese e passa per essere assistito da una influenza che se non curata tempestivamente potrebbe degenerare in patologie ben più gravi”.

GUARDA IL VIDEO

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.