Il bacio politico di Mastella, la bufala del panem et circenses e la fritturina di pesce dell’opposizione

Clemente e Sandra. Lui bacia lei. Lei non si sottrae. Un bacio pubblico che apre il rito del ‘bacio collettivo’ di San Valentino a Piazza Roma.  Centinaia di occhi puntati, flash e telecamere impazzite, il sindaco di Benevento bacia davanti a tutti la moglie, Sandra Lonardo, per dire ai Beneventani nel giorno di San Valentino che l’amore trionfa sempre, quel motto un po’ berlusconiano, un po’ da Partito dell’Amore, quello però nel segno del Signore.

Ma è in realtà un ‘bacio politico’, quello di Mastella. Lo scrive lui stesso nel day after su Facebook: “Quella di ieri è stata la mia dichiarazione d’amore alla città, in risposta alla dichiarazione d’amore che la città ha fatto a me quando mi ha scelto come sindaco. Una riconferma di questo pegno d’amore, del mio desiderio rispetto alla propria sposa, la città di Benevento, di darle il meglio di me stesso”. Hashtag: “#amoreperlacittà”.

Dunque, baciando Sandra, Mastella bacia tutti i beneventani ai quali si propone come una promessa d’amore.

Non saranno Obama e Michelle, che con le loro effusioni pubbliche hanno fatto sognare il mondo, ma Clemente e Sandra ieri sera hanno fatto un’operazione politica e di comunicazione politica, stringendo un’alleanza ‘intima’ con la città ed esibendo un tratto umano che i politici italiani tendono a lasciare a casa, sottovalutandone la carica emozionale e, dunque, politica.

Ma quel bacio sulla bocca di Sandra, per alcuni, è solo l’ennesima ‘arma di confusione di massa’. Un modo furbo del sindaco Mastella per nascondere sotto il tappeto la polvere sui conti di Palazzo Mosti e per far dimenticare ai beneventani la politica di rigore che il dissesto appena dichiarato porterà con sé.

Per le opposizioni, siamo alle solite: al panem et circenses.

“Che fa il popolo di Remo?”, si chiedeva il poeta satirico romano Giovenale. “Un tempo assegnava comandi, fasci, legioni, ora desidera solo due cose: il pane e il circo”.

E’ esattamente quello che rimproverano oggi le opposizioni Pd e 5 Stelle a Mastella. Secondo le quali, somministrando divertimento, Mastella distoglierebbe il popolo beneventano dalla sua naturale tendenza ad occuparsi della cosa pubblica, dalla sua ansia di giustizia, di libertà e di uguaglianza. Attratti da feste, baci collettivi, luci e canti, i cittadini di Benevento rinuncerebbero, dunque, alla loro libertà e al loro innato interesse alla politica.

Il ‘circo’ mastelliano farebbe, così, dimenticare anche le pene del dissesto finanziario, il caos mensa, i fallimenti di Amts e il baratro in cui sta per cadere l’Asia.

Ma è davvero così?

In realtà,il circensis non sempre ha funzionato. Pensiamo a quanto accadde nel 2013 in Brasile, dove milioni di persone scesero in piazza per manifestare contro la rappresentazione ‘circense’ per eccellenza, il calcio. Questo perché la tensione verso la cosa pubblica non è innata e il sentiment verso la politica non è spontaneo, ma  te lo devi guadagnare.

Attaccare Mastella sull’intrattenimento dispensato ad ogni ricorrenza può avere un senso solo se a farlo sono intellettuali dal palato raffinato, che, legittimamente, chiedono una vocazione più culturale della proposta. Ma è quando a farlo è la politica che risulta stucchevole. Un’operazione che diventa addirittura controproducente, perché quella politica che critica l’intrattenimento, non solo acuisce la sua stessa crisi di credibilità, ma finisce col mostrare, agli occhi dei cittadini, un volto poco umano, e diventa elitaria.

C’è poi un’altra questione:  dov’è il panem?

Di panem di questi tempi, per la verità, pare vivere tutta la politica nazionale. Il panem potrebbe identificarsi negli 80 euro di Renzi come nella proposta di reddito di cittadinanza dei 5 Stelle. Nella situazione attuale, Mastella non può offrire panem a volontà, vista la situazione finanziaria in cui si dibatte a Palazzo Mosti.

E in ogni caso, lo ha detto bene l’ex senatore Pasquale Viespoli in una spumeggiante conferenza stampa, la scorsa settimana: “Mastella fa Mastella, non gli si può chiedere di essere diverso”.

E se il ‘popolo’ si pasce di circenses, e di questo si aggrada, è anche perché i tempi della crisi si dilatano e non danno tregua. E anche in questo sta tutta la leggerezza di chiamarsi Mastella. Ma è l’opposizione, a questo punto, che dovrebbe decidere se essere carne o pesce, o se condannarsi ad essere una modesta fritturina di pesce.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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