Barone, un faccendiere di talento affonda il Pd. Il paradosso Ato

In Italia, c’è un esercito armato che agisce sottotraccia, ma produce effetti anche collaterali:  è quello dei faccendieri. Berlusconi ne ebbe molti a libro paga; ma il più famoso di tutti resta Luigi Bisignani, che Wikipedia definisce “un faccendiere ed ex giornalista italiano, ritenuto uno degli uomini più potenti d’Italia. Definito anche ‘manager del potere nascosto’”.

Luigi Barone è un Bisignani formato mignon. Come lui, nasce giornalista; ma è la politica-politicante il suo mestiere.

Concittadino di Clemente Mastella, con l’ex ministro di Grazia e Giustizia muove i primi passi, da lui impara l’arte e la mette da parte. Lo accoltella alla prima distrazione utile.

Barone è uno di quelli che a un politico fa comodo: un ragno nero come la pece che tesse e ritesse tele, ordisce intrighi, intrattiene e cura le relazioni pericolose.

Del resto, quello del faccendiere è un lavoro sporco, ma qualcuno dovrà pur farlo.

Ne sa qualcosa Nunzia De Girolamo. L’ex deputata forzista, durante gli anni rampanti della sua ascesa, vuole Barone al suo fianco e ne fa il suo portavoce, assistente, consigliere, gli affida finanche il coordinamento di Forza Italia. Barone riesce ad ottenere posti in prima fila in Regione, in parlamento e poi anche al ministero per l’Agricoltura, dove ottiene una consulenza di migliaia di euro.

Convince la De Girolamo a seguire il leader senza quid, Angelino Alfano. Nelle registrazioni dell’inchiesta ASL, che alla De Girolamo costò il posto di ministro, si sente Barone che tiene banco.

 Il “direttorio” (“costituito al di fuori della legge”, scrisse il GIP Flavio Cusano) si riuniva nel salotto di papà De Girolamo e gestiva la sanità come fosse cosa loro.  A un certo punto, dalle registrazioni abusive, emerge che c’è  il caso del controllo in un negozio di latticini da affrontare. Parla Luigi Barone: “E’ l’amico di Nunzia e mio amico… vende le mozzarelle accanto al Maxim’s… è un bravo ragazzo, insomma!”. Ma una funzionaria dell’Asl gli aveva appena sequestrato “un bel po’ di roba – sottolinea Barone – tre, quattro mila euro… più la sanzione”. Si stabilisce, quindi, di parlare con  un certo Tommaso. Insomma, Nunzia affidava al suo factotum le questioni più spinose.

Ma le loro strade si dividono proprio allora: Nunzia torna a casa dal papi (Berlusconi), Barone si prende Ncd e diventa il plenipotenziario nel Sannio. L’ex sottosegretario Gioacchino Alfano lo nomina suo segretario politico. Ed è da quel momento che comincia la rimonta di Barone. Fatta fuori la De Girolamo, con il Pd che pur di governare vendette l’anima all’Ncd, un partito poltronista come ce ne sono stati pochi in Italia, Barone riesce ad accreditarsi presso il leader dei dem sanniti, Umberto Del Basso De Caro, che ha il fiuto di un cane da tartufo nel circondarsi di figure borderline. 

Se nella vita sbagli una volta, difficilmente ti viene concessa una seconda occasione. In politica, non è così: il faccendiere trova sempre una porta aperta, una mano tesa, un invito a cena, una poltrona su cui appollaiarsi e un pollo da spennare.

De Caro concede a Barone spazi, ruoli, liste elettorali, incarichi e strapuntini. Quando si va a votare all’Ato, per la prima volta, Barone, intuendo che la partita tra gli alleati Pd-Ncd e Mastella potesse finire in parità, candida una giovane donna, Giovanna Tozzi, che ottiene per il vantaggio anagrafico la presidenza. 

Dopo la disfatta Pd alle Politiche, Barone è uno di quei miracoli italiani per cui ti premiamo per la conclamata irrilevanza politico-elettorale e mentre Angelino Alfano evapora ed Ncd si liquefa, lui riemerge dal fango e viene nominato nientedimenoche consigliere del Governatore De Luca per le Universiadi.

Un faccendiere, del resto, cade sempre in piedi e Barone è un faccendiere di talento. Si inserisce nei gangli della pubblica amministrazione, perché in fondo dalle nostre parti quello del faccendiere è un mestiere come un altro, anzi pure meglio retribuito. Lui è uno con i coltelli sotto la giacca, è un accoltellatore di cesari, senza neppure la dignità di Bruto.

Barone, che si occupava illegalmente di appalti Asl nel direttorio della De Girolamo,  ora “consiglia” De Luca su appalti e bandi per quella specie di inutili Olimpiadi delle Università, lui che non è neanche laureato: il che sarebbe comico, se non fosse preoccupante. 

Nel Pd, dopo quella nomina, hanno storto il naso in tanti, ma si sa che da quelle parti si generano mostri. 

Ieri mattina, alle elezioni del presidente dell’Ato, Barone è stato di nuovo determinante, ma questa volta per affossare il Pd. Poiché ha ormai capito che De Caro non ha neppure più a disposizione il letame da cui pur nascono fiori,  ha stretto un’alleanza con Mastella e ha consentito che fosse eletto il sindaco di Casalduni (il paese dello Stir andato in fumo), Pasquale Iacovella. De Caro, a corto di numeri, aveva provato a stringere sante alleanze, mettendo sul tavolo presidenza della Provincia e presidenza dell’Ato rifiuti, ma ha subito il niet di Mastella e i coltelli di Barone. La sua strategia gli si è rivoltata contro, anche perché nessun leader lucido si presterebbe a Grandi intese o a inciuci in questi tempi di antipolitica. 

I sindaci Pd hanno reagito con un intempestivo Aventino, che non ha fatto che esaltarne tutta la debolezza. Se ne avesse la forza, ora il PD dovrebbe volgere questa brutta storia di faccendieri a buon mercato in un’opportunità: far piazza pulita di dirigenti senza più alcuna autorevolezza e credibilità, invisi all’opinione pubblica, che hanno perso tutte le partite, logorati da anni di posizionamenti e riposizionamenti, ormai decotti o scaduti, e dare spazio a una nuova classe dirigente.  Dovrebbe tenersi distante da lotte di potere se non addirittura dal potere, scaricare faccendieri, rinunciare ad accordicchi ed anatre azzoppate e darsi coraggio. In fondo, nel Pd c’è ancora troppo da fare, perché non ci sia più niente da fare. 

 

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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