Bilancio, Vincenzo Sguera: “Consiglio inutile. Convocato fuori tempo massimo”

Per Vincenzo Sguera il consiglio comunale del 4 maggio, quello che ha approvato il bilancio preventivo, è del tutto inutile, perché per gli enti in dissesto il ministero prevedeva il termine del 3 maggio.

Ma sono tante e circostanziate le critiche che il consigliere comunale di opposizione muove all’amministrazione Mastella: dal ruolo marginale deiconsiglieri comunali, alla parzialità del piano triennale delle opere, alle carenze del documento di programmazione.

“Nel documento inviato al Ministero degli Interni – commenta  Sguera – Benevento è descritta come l’ultimo dei paesi africani”.

“ll 4 maggio scorso il Consiglio Comunale di Benevento ha approvato l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, così come previsto dall’art. 259 del TUEL, nonché “l’adozione degli schemi del programma triennale e dell’elenco annuale delle opere pubbliche”.

In quella sede – spiega Sguera -, tuttavia, ancora una volta, il ruolo dei consiglieri – specie di minoranza- è stato gravemente mortificato dai comportamenti assunti dai dirigenti e dagli assessori, prima, durante e dopo la discussione in consiglio.

Ritengo opportuno e doveroso rappresentare quanto segue.
Preliminarmente devo evidenziare che l’art. 259 del TUEL stabilisce un termine perentorio per procedere all’approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato -da inviare poi – al Ministero dell’Interno per gli Enti dissestati che, nel caso di specie, coincideva con quello del 3 maggio.

Ciò nonostante, la nostra amministrazione ha convocato il consiglio comunale per il giorno 8 maggio 2017 e, quindi, oltre il termine perentorio stabilito dalla normativa in materia.

Di conseguenza, nel corso della commissione finanze, tre consiglieri di minoranza formalmente richiedevano chiarimenti in ordine al mancato rispetto del termine previsto dalla norma in materia e, dunque, alle conseguenze derivanti dal detto inadempimento.
In seguito a tale richiesta, il consiglio comunale veniva convocato “d’urgenza”, per la data del 4 maggio 2017; veniva cioè anticipato, ma in ogni caso senza rispettare la scadenza del 3 maggio prevista, come detto, come termine ultimo per inviare gli atti al Ministero – entro tre mesi dal decreto di nomina dell’organismo di liquidazione del 3 febbraio 2017-.

Appare, dunque, assolutamente censurabile la condotta assunta dall’Amministrazione che, a distanza di cinque mesi dalla dichiarazione del dissesto dell’ente e (si presume) a conoscenza dei termini di legge imposti dal TUEL, ha convocato un consiglio comunale “d’urgenza”, senza neppure concedere ai consiglieri (specie di minoranza) la possibilità di consultare in modo compiuto gli atti posti a sostegno di proposte di delibere tanto importanti, atteso il ritardo con il quale gli stessi sono stati messi a loro disposizione, nonché la mancata acquisizione dei documenti necessari per valutare puntualmente le dette proposte.

Per tali motivi, in Consiglio ed unitamente ad altri consiglieri di minoranza, ho chiesto spiegazioni agli assessori competenti in ordine alle opere inserite nel piano triennale ed in quello annuale.

In particolare, ho chiesto il motivo per il quale nel programma inviato al Ministero: a) non vi fosse alcun cenno alle opere pubbliche incompiute – ad esempio parco Cellarulo – come, invece, previsto dal comma 2 dell’art. 21 del DL.vo 50/16; b) tra le opere da realizzare nella prima annualità fossero previsti interventi per lavori di importo pari o superiore a 1.000.000 euro, in contrasto con quanto previsto dall’art. 21 comma 3 del D.L.vo 50/16 che richiede progetti di fattibilità tecnica ed economica e la compatibilità con i vincoli urbanistici ed ambientali; c) il progetto per la realizzazione del depuratore fosse ancora quello originario ed ormai superato dal parere espresso dall’Autorità di Bacino che ha indicato un diverso e nuovo sito ove allocare l’impianto; d) non avessero neppure lontanamente previsto un’attività di programmazione per il complesso immobiliare denominato “ex mercato Commestibili”, atteso che, a norma del comma 5 dell’art. 21 del D.L.vo 50/2016, il programma triennale delle opere pubbliche rappresenta formalmente lo strumento più adatto per ipotizzare l’utilizzo di un bene pubblico previa concessione; e) non avessero concretamente ritenuto di realizzare il centro di cottura comunale; f) venissero previsti lavori di riqualificazione solo per alcuni impianti sportivi, con esclusione degli altri, nonostante sussistessero per tutti eguali esigenze e necessità.

Eppure, nonostante le numerose perplessità manifestate dalla minoranza con dovizia di particolari e con riferimenti precisi a documenti reperiti sia pure con molta difficoltà, in consiglio comunale gli assessori competenti non hanno ritenuto necessario spendere alcuna parola per replicare in merito alle criticità sollevate.

Uguale dinamica si è dipanata all’atto della formale richiesta di spiegazioni sul motivo per il quale il documento unico di programmazione fosse sostanzialmente vuoto, in particolar modo nella sezione operativa relativa ai servizi, alle strutture, agli organismi gestionali ed agli accordi di programma.

In sostanza, dalla lettura del documento di programmazione, così come inviato al Ministero, sembra che la nostra Città, al pari dell’ultimo paese africano, non abbia: la rete fognaria, alcun depuratore, la rete del gas, punti di illuminazione, la raccolta dei rifiuti, servizi dati in concessione, accordi di programma, et cetera.

In conclusione, paradossalmente, devo ringraziare i consiglieri di maggioranza De Nigris, Quarantiello e Capuano per aver reso interessante un consiglio comunale altrimenti assolutamente inutile per le modalità con le quali si è svolto.

Il primo, per la sua dura reprimenda mossa nei confronti dei dirigenti e degli assessori in merito al ritardo nella consegna dei documenti e per la qualità degli stessi; il secondo, per aver risolto con un emendamento (in realtà una nuova proposta di delibera) un problema divenuto imbarazzante per la maggioranza ed avente ad oggetto la determinazione del prezzo da stabilire per la cessione delle aree ricadenti nel PIP di contrada Olivola, così sostituendosi fattivamente agli organismi a tanto preposti; il terzo, per aver abbandonato l’aula consiliare nel momento in cui occorreva votare le delibere, a dimostrazione del pessimo lavoro fatto dalla amministrazione e della conseguente scarsa considerazione che il Ministero dell’Interno avrà per la nostra struttura comunale”.

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