Bonea, quegli attentati al parroco e al sindaco su cui la politica tace

 

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Gianluca Aceto

di Gianluca Aceto

 

BoneaAccompagno Teresa Ferragamo che intervista Giampietro Roviezzo, il sindaco di Bonea. Un paio di settimane fa, a casa dei suoi genitori, una bomba-carta ha seriamente rischiato di far male ai suoi familiari, comprese le due figlie e i nipoti. Lo scopo era esattamente quello.
Non lo avevo conosciuto prima di questa occasione, nella quale ho modo di sapere che abbiamo idee politiche molto diverse ma condividiamo fino in fondo alcuni giudizi sullo stato civico del sistema Italia e sulle nostre stesse realtà.

Devo dire che anche la storia amministrativa di Bonea ha dei tratti similari a quella di Telese Terme, il mio comune. Mi riferisco, in particolare, alla creazione di un sistema, politico e istituzionale, che è capace di autoriprodursi e consolidarsi negli anni, determinando un vero e proprio assetto economico e sociale.

Non lo conoscevo, Roviezzo, per cui, prima di contattarlo, ho preso informazioni su di lui e sulla vicenda. Quando accadono fatti del genere non puoi sapere quali possono essere le motivazioni. Le ho volute verificare e quindi sono venuto di persona.

L’intervista di Teresa Ferragamo ci chiarisce il quadro complessivo. A me interessa sottolineare un punto specifico, perché mi ha sempre incuriosito, quando l’ho visto emergere in circostanze simili. Sto parlando delle reazioni, di quello che scatta intorno, nelle comunità e nelle rappresentanze politiche e istituzionali.

Alcuni sindaci del comprensorio hanno manifestato la loro solidarietà. Alcuni, non tutti. Anche qualche sporadico rappresentante politico, ma mi pare che nessun partito abbia sentito l’esigenza di assumere una posizione. Credo che questo punto non possa essere minimizzato.

A cosa servono i partiti? A spartirsi il potere e le cariche elettive? E a nient’altro, evidentemente.

Eppure i segnali erano chiari da tempo. Diversi gli attentanti e le minacce che si sono susseguite negli ultimi anni. Gli episodi hanno riguardato lo stesso Roviezzo ma anche altri consiglieri comunali e il parroco del 2014, don Gianumberto Mastronardi, che non a caso ha preso pubblicamente posizione anche su quest’ultimo episodio.

Nonostante il sostegno della comunità, allora don Mastronardi fu trasferito ad altra sede dall’arcivescovo Andrea Mugione. A guardarla con occhio sereno, a quel tempo non mi parve una scelta edificante, e oggi non ho cambiato parere.

Un atteggiamento, da parte delle gerarchie ecclesiastiche, che mal si concilia con il bisogno di giustizia e legalità che tanta parte del cattolicesimo militante reclama e pratica.

Questo contestoil senso della complessità delle cose. Bisognerebbe iniziare a sbrogliare l’intrico. Vediamo quali sono i partiti e le istituzioni che assumono una posizione pubblica sul caso Bonea.

Iniziamo da questo semplice atto, che poi significa porsi il problema della criminalità – anche organizzata – che tenta di pervadere le dinamiche amministrative ed economiche del Sannio.

Sennò rischiamo di non capirci. Questo è il primo, “banale” passo da muovere. Poi parliamo delle cose concrete da fare. Obiettivo, tuttavia, che per il momento mi pare fuori portata, viste le premesse.

E non lo scrivo a cuor leggero.

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