Business migranti, tutti gli indagati

Un’associazione a delinquere organizzata e diretta da Paolo Di Donato allo scopo di commettere un numero indefinito di delitti come truffa ai danni dello Stato per il conseguimento di indebiti contributi, la frode in pubbliche forniture, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio ai danni degli immigrati ospiti del centri d’accoglienza della provincia di Benevento federati nel Consorzio Maleventum .
È questo il capo d’accusa contestato dalla Procura di Benevento a Paolo Di Donato, Felice Panzone, Carmelo Rame e Elio Ouechtati nell’ambito dell’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di cinque persone.

I destinatari della misura cautelare, adottata dal gip Gelsomina Palmieri sono Paolo Di Donato, ex amministratore e da qualche anno consulente del consorzio Maleventum; Giuseppe Pavone, dipendente del ministero della Giustizia; Felice Panzone, dipendente della Prefettura, ora non più in servizio a Benevento; Salvatore Ruta, carabiniere e Angelo Collarile.

Ma sono in tutto 41gli indagati.
Nel novembre 2017il pm chiede misure cautelati per Paolo Di Donato, Elio Ouechtati, Carmelo Rame, Giovanni Pollastro, Felice Panzone, Giuseppe Pavone,  Salvatore Ruta, Nicola Calicchio, Bruno Tornusciolo, Salvatore Sorriento, Michele Mammaro, Domenico Coppolaro, Cosimo Matarazzo, Angelo Collarile e Lucio Di Maio.

Indagati risultano inoltre Lino Ascierto, Mohammed Moctar, Carmine De Rosa, Alberto Parente , Gianpiero Mennone, Giuseppe Caligiure, Maurizio Marinaro, Antonio Calvano, Nicola Parricelli, Enzo Crescenzo Izzo, Maria Patierno, Nicola Caporaso, Antonio Caporaso, Loreto Izzo, Salvatore Buzzo, Giuseppe De Simone, Pasquale Melisi, Nunzio Melisi, Carmine Della Gatta, Paola Cantone, Rosa Abbatiello, Angelina Maria Pastore, Rolando Di Bernardo, Nunzia Romano e Giuseppe Canale.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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