Il calcio rialza Benevento. La lezione di Vigorito, “un vincitore nel pallone”

“Il calcio se ben praticato è forza di popolo” ed è questo che è riuscito ad essere il Benevento. Una fantastica storia che sta per diventare leggenda. 

Ho incontrato, solo una volta, Oreste Vigorito, presidente del Benevento Calcio. Era all’inizio dell’esperienza calcistica, era appena diventato editore di Ottopagine. Ho sempre pensato  che la circostanza che si fosse fermato a Benevento fosse da considerare una grande opportunità.

Pensavo alla tristezza di ritrovarsi in una provincia dove l’intrapresa è vissuta come una traversata nel deserto piuttosto che in mare aperto, dove lo spirito imprenditoriale è come il fantasma del padre di Amleto, dove manca il coraggio della sfida e dell’avventura, dove pure gli imprenditori più solidi ed arditi rischiano zero e si accontentano, dove si continua a pensare che la visione, il sogno, l’immaginazione siano consigli utili, ma costano fatica, sudore e abnegazione.

Ieri sera, il Benevento ha guadagnato la finale dei Play Off ed è a un passo dalla serie A. Vigorito ha alzato le mani al cielo, forse d’istinto, forse pensando al fratello Ciro che primo credette nell’impresa calcistica, forse perché è quello il posto dei miracoli. 

La città è di nuovo esplosa, come un anno fa, di questi tempi. Perché niente come il calcio, in Italia, nel mondo, fa sì che gli “altri” diventino un noi.

Il pallone a Benevento è arrivato nel momento giusto, quando la città – o meglio l’intera provincia – era in un deserto di sogni e speranza, con la politica che delude e l’economia che non gira. Il calcio ha aiutato più di ogni altra cosa questo popolo a sublimare le sue tristezze, con la forza magica della sua bellezza e della sua emozione. 

Tutti hanno avuto all’improvviso un sogno a cui aggrapparsi, una speranza a cui appellarsi, una collettività in cui ritrovarsi, un modo per capirsi, un’utopia a cui affidare le tristezze del presente, un riscatto a cui ambire, una strada di opposizione al potere impotente. 

La storia fin qui del Benevento calcio dovrebbe insegnare a tanti, forse a tutti noi, popolo fiero ma accartocciato su un presente che pare non volgere mai al domani, alla classe dirigente tutta – quella politica ed imprenditoriale – che il futuro va giocato fino in fondo, cercando di passare dall’ignavia all’azione, che si può fare ancora di più. 

Ora che il calcio è diventato un elemento fondamentale della vita di questa città e di questa provincia, bisognerebbe cominciare a trarne almeno un insegnamento che vada al di là dello stupore, della gioia e dell’entusiasmo. 

Vigorito, Baroni, quei funambolici  ragazzi in campo, poeti del prato verde ci hanno dimostrato che con l’immaginazione al potere si va oltre la più estrema delle ambizioni.

Il calcio a Benevento è andato oltre il pallone, è diventato movimento, rifiuto del presente, della normalità, del conformismo.

L’energia nell’azione può fare di un uomo un campione:  è tutta qui la lezione di Vigorito, “un vincitore nel pallone” tanto per citare Leopardi, e della sua squadra. 

Il calcio è una metafora della vita; la vita è una metafora del calcio, rispondeva il filosofo. 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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