Caso Asea, le accuse di mistificazione dei revisori dei conti a Ricci e Nardone

Il caso della brutale defenestrazione di Alfredo Cataudo da Asea rischia di passare alla storia come una delle pagine più oscure della Provincia di Benevento. Dopo le pronunce del giudice amministrativo a favore dell’ex presidente della Partecipata, ieri la definizione di un altro tassello dell’intricata vicenda: il sostituto procuratore Maria Scamarcio ha firmato un avviso di conclusione delle indagini nei confronti di Franco Nardone, segretario generale della Provincia di Benevento, nell’ambito dell’inchiesta relativa al provvedimento con il quale il 19 luglio 2016 Nardone aveva dichiarato la decadenza dalla carica di presidente dell’Asea di Cataudo. 

L’accusa è di abuso d’ufficio: Nardone avrebbe arrecato un danno ingiusto a Cataudo. Che ieri stesso ha chiesto alla Procura che lo stesso reato venga riconosciuto anche per Claudio Ricci.

L’ex presidente Asea ha presentato sia  al pm  Scamarcio che al procuratore capo Policastro un sollecito all’esercizio dell’azione penale anche nei confronti del presidente della Provincia.

L’EPURAZIONE

Il caso Cataudo deflagra subito dopo le elezioni comunali a Benevento, quelle che decretarono la vittoria di Clemente Mastella e la sonora sconfitta del centrosinistra. Ex abrupto, viene infatti dichiarata la sua decadenza dai vertici Asea. Nonostante i tentativi (perfino maldestri di camuffare l’operazione) in tanti ci vedono un’epurazione in piena regola. 

Il Pd aveva mal digerito la vicinanza di Cataudo a Mastella, al quale lo lega una lunga amicizia. Cosi finisce nella lista di proscrizione, passata in rassegna minuziosa dopo il voto. 

Cataudo ingaggia una battaglia giudiziaria, mentre la Provincia prova a difendersi come può. La situazione è talmente imbarazzante da generare temerarie arrampicate sugli specchi e rovinose cadute. 

IL PASTICHE CON I REVISORI DEI CONTI

A un certo punto, vengono coinvolti addirittura i revisori dei conti della Provincia che finiscono per “minacciare” le vie legali per tutelare la loro immagine In quanto in un consiglio provinciale erano stati riportati “fatti non corrispondenti a realtà”.

I fatti

Il Collegio dei revisori chiede al segretario generale della Provincia Nardone la documentazione relativa alla decadenza Cataudo. Sulla base di quei documenti producono una nota trasmessa al presidente Ricci e a Nardone. Il 18 ottobre 2016 si tiene il consiglio provinciale sul bilancio 2015 di Asea e l’nformativa dei revisori diventa protagonista del dibattito in aula.

Quando i revisori chiedono il verbale della seduta saltano letteralmente dalla sedia. “Dalla lettura – scrivono in.un verbale del 31 novembre 2016 – è emersa che la discussione è stata improntata su una falsa informazione circa il contenuto, tra l’altro inequivocabile, della nostra nota”.

In sostanza, l’informativa dei revisori non riguardava affatto il bilancio di Asea, oggetto del dibattito consiliare e materia sulla quale i revisori della Rocca non hanno alcun potere di controllo.

Tanto che i revisori si spingono a mettere a verbale che “probabilmente il segretario generale e il presidente della Provincia avevano interesse a far ritenere una nota, di tutt’altro tenore e contenuto, quale parere sul bilancio Asea, il cui obbligo è demandato al Collegio dei revisori della società”.

Uno scivolone che Nardone e Ricci potrebbero pagar caro vista la volontà dei revisori di agire nelle sedi legali per tutelare la propria immagine. 

 

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