Caso Unesco, Del Prete: “Il Comune ha fatto la sua parte. Ma dove sono gli altri enti? Non ho gestito un centesimo”

I riflettori accesi sul Sito Unesco del Complesso di Santa Sofia e sulle sue potenzialità ancora non colte, hanno aperto un dibattito culturale importante, reazioni di meraviglia, critiche e proposte, che dovrebbero sfociare in un cambio di passo nella valorizzazione di un bene straordinario. Le parole dell’assessore Rossella Del Prete, scagliate con vigore polemico verso la Sovrintendenza e la Camera di Commercio, grandi assenti al tavolo istituzionale convocato la settimana scorsa, serviranno a scuotere gli enti che hanno sottoscritto il vecchio Piano di Gestione, ma che poi sono stati platealmente assenti?

“L’associazione “Italia Langobardorum” -precisa Del Prete- ci ha chiesto di aggiornare e riprogrammare gli interventi. Per fare questo sono partita dallo stato dell’arte. Ho verificato cosa è stato fatto e cosa resta da fare, con la collaborazione di Pasquale Palmieri. Dalla ricostruzione della situazione è emerso che forse il vecchio piano era complesso e troppo ambizioso. Io sono assessore dal gennaio 2019, non da tre anni. Il comune non è stato inadempiente, ha pagato la quota annuale di 10 mila euro all’associazione nazionale, garantendo una continuità. Ma gli altri enti che hanno firmato il piano cosa hanno fatto?”.

Sull’area Unesco sono tenuti ad intervenire tanti soggetti, perché la Chiesa di Santa Sofia appartiene all’Arcidiocesi, il Chiostro alla Provincia, e tutto il complesso è della Fec (Fondo Edifici di Culto), quindi fa capo alla Prefettura. Ma sul monumento nel suo insieme ha voce in capitolo anche la Sovrintendenza. Tutti questi enti riusciranno a trovare un cammino comune? Il sasso nello stagno lanciato dall’assessore alla cultura e all’Unesco ha posto un problema di competenza, di consapevolezza e di concertazione. Tre requisiti fondamentali per uscire dallo stallo ed invertire la rotta. I ritardi sono recuperabili. Ma non si può giocare allo scaricabarile. La carta a disposizione è troppo preziosa per il rilancio di Benevento.
Il richiamo dell’assessore, però, è apparso un po’ contraddittorio. A chi tocca diffondere la conoscenza del bene culturale? Chi dovrebbe stampare un dépliant e una guida turistica sul patrimonio Unesco? Cosa ha fatto il comune di Benevento, sede del sito? Perché non sono state coinvolte le associazioni culturali che operano sul territorio? Tanti interrogativi che ripropongono ancora una volta la necessità di fare sistema, di ritrovare quella sinergia tante volte invocata, propagandata e mai concretamente attuata.
“Molti attribuiscono la responsabilità al comune -ribatte Del Prete- ma il piano sottoscritto doveva essere sviluppato da tutti gli enti referenti. Non tocca solo all’assessore di turno. Il mio modo di esprimermi potrà apparire polemico, ma per il patrimonio culturale sto lavorando con dedizione, professionalità e passione da 25 anni. Il nuovo Piano di Gestione dobbiamo scriverlo insieme. Ho proposto un metodo di lavoro. Mettiamoci intorno ad un tavolo. Come comune non abbiamo gestito un centesimo. Ho recuperato un rapporto con “Italia Langobardorum”, partecipando alle riunioni a spese mie”.
La critica ai precedenti assessori alla cultura appare evidente. Nel mirino finisce anche la Sovrintendenza, con la quale “è difficile relazionarsi”.

Comunque ora è tempo di rimboccarsi le maniche. “Il riconoscimento Unesco -sottolinea Nicola Boccalone, direttore generale della provincia- è il frutto di un percorso di qualità, avviato nell’ambito del Pit Asse Città. Bisogna definire chi fa e cosa. Occorrono progetti e programmi chiari. Il soggetto nuovo di coordinamento potrebbe essere la Fondazione Città Spettacolo nata nel 2044 ed ancora in vita, che si dovrebbe sbrinare, aggiornare ed adeguare allo scopo”.
Una stoccata, mista di stupore e meraviglia, è arrivata dall’Associazione “Benevento Longobarda”. “L’assessore Del Prete -obietta Alessio Fragnito- fa finta che noi non esistiamo, allineandosi al “non mi piace” del sindaco Mastella, che ha speso centinaia di migliaia di euro per la “cultura”, senza prenderci mai in considerazione. L’Unesco ha prodotto incremento turistico e crescita economica. Stiamo andando avanti senza aiuti istituzionali. Ci chiamano In tutta Italia per le rievocazioni storiche dei longobardi”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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