Centrodestra unito per la scalata di Di Maria in un clima da “ripigliamm’ chell che è ‘o nuost”

Il clima è da “mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost”. Clemente Mastella giubila e gigioneggia perfino: “Riconquisteremo la Provincia. È giunto il momento di cambiare approccio e la presenza a palazzo Mosti di un sindaco della provincia e non della città può essere  utile”.

Il centrodestra potrebbe, dunque, tornare alla guida della Provincia dopo un “esilio” durato 20 anni. Con l’aggravante che tornerà con gli stessi volti di 20 anni fa,  come se il tempo da queste parti fosse solo un agguato, come se il futuro fosse  un passato che non arriva mai a passare.

Alla presentazione del programma di Antonio Di Maria (Tonino per gli amici), sindaco di Santa Croce Del Sannio e candidato alla presidenza della Provincia, il centrodestra si riscopre unito. Del resto, lo sanno tutti che l’elezione del “buon” Tonino è a portata di mano e nessuno vuole starne fuori. Tanto che, come raramente accade, pure i corridoi e le sale laterali alla sala conferenze del President sono deserte.

A marcare la presenza c’è tutta la vecchia guardia democristiana: si rivedono ex consiglieri e assessori provinciali, come Capobianco e Rubano; tornano ad abbracciare Clemente anche Giovanni Mastrocinque, che pure in questi ultimi anni ha bazzicato dalle parti del Pd, e Giovanni Fucci, che da Mastella si era allontanato quando il tempo delle vacche grasse stava per tramontare.

Torna a “casa” anche Fernando Errico, sindaco di San Nicola Manfredi e fino a qualche mese fa uomo di punta di Nunzia De Girolamo. Ora che l’ex deputata e ministro all’agricoltura frequenta studi televisivi come se fossero il Transatlantico e si fa selfie con Salvini, Errico va dove lo porta il potere, che logora sempre chi non ne ha più.

Di Maria è il candidato giusto, dice e non dice, alla fine non dice niente. “Certo – ammicca – un presidente della Provincia dovrebbe essere eletto dai cittadini”, ma forse l’ha scampata bella. Il resto del suo intervento è un focus poco approfondito sullo stato delle infrastrutture nel Sannio, un mantra sulla bocca di tutti, senza che mai nessuno sappia dire che fare.

Il sindaco di Santa Croce è sostenuto da un centrodestra quasi unito. Mancavano i leghisti: “Speriamo che presto il nostro progetto possa essere condiviso anche dagli amici della Lega”, auspica Russi. Una convergenza c rinviata a dopo il crollo dell’alleanza con i 5Stelle. 

C’è Fratelli d’Italia. Federico Paolucci, ex An, è la prova provata  di come in Italia si muoia democristiani. Il coordinatore del partito della Meloni si giustifica parlando di “superamento delle identità in nome della territorialità”, concetto fascinoso se non fosse l’esatto contrario di quello che ha fatto della Meloni un leader di un partito a destra-destra.

Di Maria ripete che lui è il candidato di tutto il Sannio, non solo dell’area Tammaro Titerno, che è alla guida di coalizione civica che però al President  ha i volti stranoti del centrodestra ex dc.

Claudio Mosè Principe, regista (pare) dell’operazione Di Maria, si allarga: “Con noi ci sono anche amministratori di sinistra”. Chi, per esempio?, gli chiediamo. E lui, uno che i peli ce l’ha sullo stomaco piuttosto che sulla lingua: “Gianluca Aceto, coordinatore di Mdp-Leu, e consigliere d’opposizione a Telese”. Dunque, Di Maria tira, eccome.

In sala c’è la maggioranza di Palazzo Mosti all inclusive,Vincenzo Sguera compreso. Arriva alla fine anche Gennaro Santamaria, alle prese con due rogne, lo stop dell’INPS al suo super incarico a palazzo Mosti al fianco di Mastella e i guai giudiziari all’alto Calore.

Luigi Barone non si fa vedere, invece. Si affanna a salutarlo e a rassicurare Russi: “È a letto con l’influenza”, ma, non tremino le gambe a nessuno, Barone è uno di loro (ormai). 

 

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