Cicatiello (LeU): “La sinistra non è morta. Gruppo dirigente locale insufficiente, partiamo da nuove energie”

Lorenzo Cicatiello è uno che si è nutrito di pane e politica.

È giovane (32 anni), ma di  strada ne  ha percorsa tanta, tenendo sempre la barra dritta a sinistra. È stato un enfant prodige della sinistra sannita (quella delle cadute e delle risalite): segretario con i pantaloncini corti di Sel a soli 28 anni, fu in prima linea con Salvatore Vozza nella sfida impossibile a Vincenzo De Luca; mentre alle  politiche appena archiviate ha sostenuto il progetto di una alternativa a sinistra di LiberI e Uguali. 

Ha seguito il dibattito di questi giorni  su LeU ospitato da sanniopage?

“Quotidianamente, e con assoluto interesse, perché la dimensione pubblica, favorita da Sanniopage, ci permette di uscire dal cerchio ristretto di organismi e riunioni, ci impone l’introduzione di elementi di verità in una discussione, la nostra ( non solo a livello locale ), ovattata e protetta oltre il muro di gomma delle responsabilità respinte, mentre ora è il tempo del ragionamento, del confronto e dello scontro, della modalità collegiale che favorisce e pratica la pluralità del nostro movimento, senza più scorciatoie ed illusioni salvifiche.
Abbiamo bisogno di “ Cercare ancora”, con pazienza e serietà, disciplina ed intelligenza, la ragione di una sconfitta profonda, non di un partito, non di una coalizione, ma di una cultura politica, che ha significato la militanza di tutti quanti noi democratici e progressisti”

Ciervo si è detto amareggiato per il risultato di LeU e deluso dalla classe dirigente del movimento.
Ha detto chiaramente di essere intenzionato a “mettersi da parte”. Sarebbe una sconfitta nella sconfitta, non crede?

“Americo, in quelle lettera, a Lei indirizzata, rappresenta plasticamente la cifra della nostra sconfitta, storica ed ineludibile, davanti alla quale tutti quanti faremo bene a fermarci, e con lenti diverse da sempre, ripensarci, conoscerci e riconoscere le ragioni del nostro impegno.
Condivido totalmente la sua analisi,ed avevo avuto modo di farlo nella tardiva assemblea di Liberi e Uguali, nella quale abbiamo provato con umiltà, a dare un contributo, un impulso, ad una necessaria discussione.
Sinceramente , mi sarei aspettato reazioni differenti da chi ha avuto responsabilità di guida e direzione politica, sia locale che nazionale, durante la campagna elettorale e nel precedente anno di organizzazione ed iniziativa politica, ma davvero non è questo il fulcro e non deve diventarlo, della nostra discussione in queste settimane immediatamente dopo il voto.
Dobbiamo invece affrontare le ragioni del nostro risultato, nettamente sotto le aspettative e le esigenze, che la nostra lista, tentava di rappresentare, senza far prevalere il sentimento diffuso della delusione e dello sconforto, e dobbiamo farlo rendendo il nostro progetto largo, plurale, inclusivo, democratico, contendibile, se vogliamo assegnargli una necessaria funzione pedagogica che attraversi la società e la nostra provincia.
Possiamo farlo da subito, possiamo farlo allargando le responsabilità, perseguendo una modalità collegiale di gestione di questa fase di transizione, lasciandoci alle spalle micropartiti e reti personali.
Quindi dirci la verità, affrontare tutti i limiti di una unione senza progetto, quale siamo stati, senza più il tentativo perpetuo di difendere castelli di sabbia, che cadono al primo soffio di vento”.

Il Pd sannita non va oltre il 15 per cento, il vostro movimento non va molto oltre il 3 per cento. La sinistra è morta o va solo rianimata?

“Il professore Zagrebelsky, nella sua analisi elettorale, ha sostituito il concetto di “ rivoluzione gentile” a guida 5S ( proposto dai media ) , per introdurre quello della ribellione, di un popolo, il nostro, rispetto al quale ha prevalso una vera e propria disconnessione sentimentale, nella capacità di leggere ed interpetrare, le domande ed i bisogni impellenti ( casa – reddito – cura e salute – istruzione e diritti di cittadinanza – giustizia sociale)

La sinistra, come punto di viste sulle cose, ancorato ad un sistema di valori e principi per quanto ci riguarda non negoziabili, non è morta, ma allo stesso tempo ( come qualcuno meglio di me, dentro di noi, ha provato a dirci) non esiste nella sua ineluttabilità.
Ed i risultati, appunto, ci parlano di una sconfitta di campo, quello democratico, riformista, progressista che perde terreno nella sua complessità, a favore di nuove destre e populismi.
Dobbiamo ripartire tutti, dobbiamo farlo insieme, con autonomia ma interesse, rispetto a quello che accade, anche dentro il Partito Democratico, con un occhio attento a quanto avverrà nelle dinamiche sindacali e del congresso della CGIL, per interpetrare la chiave della rappresentanza nuova, e la difesa dei lavoratori.
Dobbiamo rimettere al centro la questione sociale, sulla quale siamo apparsi vecchi dentro logiche novecentesche, la questione democratica e la questione morale ( affrontando laicamente e con rigore quanto emerso dalle inchieste di Fan Page, stando agli atti della Magistratura, in una Regione figlia dell’abbandono istituzionale, piegata a logiche di potere e corruzione), non avendo il timore di rivendicare oggi, come non mai, la centralità della Questione Meridionale ( e delle aree interne)”.

Dovevate essere un argine al populismo, attrarre i delusi del Pd, far arretrare la mucca nel corridoio, salvare la sinistra e dare il colpo di grazia al renzismo. Perché non siete riusciti ad andare oltre le intenzioni? Cosa non ha convinto del vostro progetto?

“Purtroppo, non ci siamo accorti, di quanto carsicamente si muoveva ed in maniera ragionata si organizzava, in quella “ribellione individualizzata” e democratica, che il voto ti consente.
Non abbiamo compreso, che il mondo intorno a noi cambiava e siamo stati catapultati tutti, indistintamente, in una nuova dimensione, quella che Linkiesta ha definito un Game Change ( regole nuove- categorie nuove – nuove chiavi di lettura) attraverso la creazione di un nuovo pensiero dominante, dentro il quale si determina l’intersezione di bisogni, domande e risposte, veicolate attraverso concetti essenziali e metafore.
Una sconfitta culturale quindi, alla quale possiamo e dobbiamo rispondere, elaborando un pensiero nuovo, che sia il rovesciamento del vecchio paradigma, sia in termini di cultura che di prassi, per recuperare egemonia e lasciarsi ogni tipo di subalternità alle spalle, ed è in questo passaggio, se me lo consente, che vorrei ritornare ad Americo Ciervo ed alla sua volontà di mettersi da parte, perché mai come ora, in questa ricerca, nella declinazione di questo nuovo linguaggio, che abbiamo bisogno di lui e del suo pensiero, della sua cultura e del suo carico emotivo ed innovativo, di conoscitore profondo della Carta Costituzionale, che come spesso ci ha ribadito durante il viaggio ellettorale.

E’ il nostro programma, quindi rispetto a questo, nei prossimi giorni con tanti altri, gli chiederemo un impegno”.

Angelo De Marco ha accusato il gruppo dirigente anche locale di aver commesso errori e ha auspicato un cambio di direzione. Lei condivide quest’esigenza di cambiamento?

“Credo, come Angelo, che al netto di un quadro nazionale complicato, e dentro un contesto politico mutato, ci siano delle responsabilità evidenti, dei gruppi dirigenti locali, soprattutto nella incapacità, come sottolineato anche dal professore Ciervo, di favorire un cammino omogeneo e comune dei soggetti costituenti la lista elettorale, ed a tutti i compagni, i militanti ed i volontari che si sono avvicinati.
Abbiamo energie significative dalle quali ripartire ed esperienze territoriali da valorizzare, oltre ad Angelo stesso, ed al professore Ciervo, significativo è stato il contributo di Laura Racchi, senza alcun dubbio per molti di noi una vera sorpresa, sia sotto il profilo del pensiero e della cultura politica, che sotto quello dell’agire quotidiano, in città ed in tutte le iniziative provinciali.
Condivido quindi la matrice del suo ragionamento, e cioè introdurre elementi di responsabilità ed innovazione, per intraprendere un cammino nuovo, ovviamente affinchè questo avvenga sarà necessaria la volontà, la generosità e la collaborazione di tutti quelli che assolvono funzioni politiche di direzione, senza alcun retropensiero, ma fondando ogni decisione sulla necessità di compiere gesti, che sappiano diventare segni di apertura dentro e fuori di noi”.

Da dove dovreste ripartire, dunque?

“Dalla consapevolezza, di un lungo percorso da intraprendere, senza scorciatoie semplicistiche ed illusioni salvifiche, dalla necessità di ribaltare il paradigma del nostro agire, e da un lavoro di ascolto e rappresentanza quotidiana che ci faccia attraversare la società e la nostra provincia.
Qualche giorno fa Arturo Scotto, chiudendo una sua riflessione diceva : “ Fare il Partito per fare Società”
Ecco, sento di poter condividere totalmente il suo pensiero, il suo impulso, a metterci al lavoro per creare uno strumento pedagogico, che non serva ad una ridotta di ceto politico, ma ad alzare un argine, a difendere la nostra cultura democratica, a rappresentare e praticare ogni giorno i principi della Carta Costituzionale”.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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