Città Spettacolo, musica batte teatro 30 a 15. Giordano: ”L’anno prossimo, se cambia l’amministrazione, io non ci sarò”

Il teatro è sprofondato in un mare di musica. Una quindicina di momenti teatrali sommersi da circa trenta appuntamenti musicali. Il cammino della rassegna “Benevento Città Spettacolo” è continuato sulla scia delle tre precedenti edizioni, targate Renato Giordano. Lo stesso direttore artistico, del resto, presentandosi alla città seduto in un carrello di un supermarket, aveva fatto capire la sua visione: un grande mercatone con dentro di tutto e di più. Insomma stile “nazionalpopolare” per accontentare tutti i gusti, sulla falsa riga delle edizioni di “Quattro Notti e più di Luna piena”. Il risultato? La perdita totale dell’identità originaria della manifestazione ideata dal compianto regista Ugo Gregoretti.

Il cambio d’impostazione ha portato alla caduta dello spessore artistico e creativo e di conseguenza allo scarso interesse su scala nazionale. Così, mentre lo “Sponzfest”, diretto da Vinicio Capossela, in giro per i paesi dell’Alta Irpinia, ha avuto ampia risonanza, con diversi collegamenti in diretta e servizi sulla Rai, la rassegna beneventana è stata seguita a sprazzi solo su scala regionale.

Assenti la grande stampa e le riviste specializzate di teatro, le sorti di “Benevento Città Spettacolo” sono state prese in mano in particolare da due ottantenni, due animali da palcoscenico che hanno illuminato più di tutti il cartellone: Renzo Arbore e Mariano Rigillo. Con la comicità straripante di Vincenzo Salemme il cuore della rassegna è stata Napoli.

La carovana di Renzo Arbore si è inoltrata tra immortali melodie napoletane, colorate con pennellate swing.

Tra continui rimandi ai suoi numi protettori, da Roberto Murolo, “uno degli ispiratori dell’Orchestra Italiana” a Renato Carosone. Con una partenza formidabile affidata a testi celebri come “Reginella” e “O Sarracino”.

La musica ha così preso il volo tra i ritmi dolci e trascinanti di cori e serenate, intervallati con graziose spiegazioni storiche, aneddoti, curiosità, barzellette, il ricordo di Luciano De Crescenzo e Totò.

Il cantante foggiano,83 anni suonati, ha dato prova di grande energia e simpatia. Ricordando anche che tra i meriti dell’Orchestra Italiana c’è la riscoperta del mandolino. “Questo strumento -ha sottolineato- è considerato triste, ha faticato ad emergere. Poi si è capita la sua importanza. Tanto che oggi al Conservatorio di Napoli hanno istituito la cattedra di mandolino. Senza dimenticare la sua affermazione nel mondo. In Giappone ci sono un milione di mandolinisti. Siamo orgogliosi di aver dato un contributo”.

Cori e serenate hanno addolcito il difficile periodo segnato dal virus ed un’atmosfera di tensione e polemiche.
Alla fine del concerto, tenuto in Piazza Castello, all’artista è stato consegnato il “Premio Gregoretti”, ideato qualche anno fa da Renato Giordano, direttore artistico della rassegna “Benevento Città Spettacolo”.

Sul palco sono saliti per l’occasione il figlio del regista romano, Pippo, ed il sindaco di Benevento, Clemente Maste

Sono particolarmente contento di ricevere questo premioha detto Arbore- perché Ugo Gregoretti era un intellettuale finissimo, uno degli artefici della televisione moderna, era avanti e non seguiva i gusti del pubblico, come si fa oggi. Lo dedico a sua moglie presente in platea”.

Una delle perle della rassegna, regalata da un altro ottantenne, è sicuramente il dramma “Ezra in gabbia”, andato in scena all’Hortus Conclusus, con la magistrale interpretazione di Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini.

Quasi due ore di recitazione, di vero teatro, che hanno coinvolto profondamente il pubblico. L’attore napoletano ha vestito i panni del poeta americano Ezra Pound, condannato come traditore della patria durante la seconda guerra mondiale, per aver esaltato l’ideologia fascista e nazista.
Io volevo educare Mussolini -spiega il protagonista- non sono mai stato fascista. La mia era un’adesione etica e intellettuale. Io voglio il governo del popolo. Io lotto contro l’usura e le speculazioni dell’oro. La mia poesia, racchiusa nei “Cantos pisani”, è la storia dell’umanità. Dentro c’è pathos, ironia, passato, futuro, Oriente, Occidente. I miei versi sono musica. Ho una visione aristocratica e populista insieme, ma voglio ripulire il mondo da tutte le sozzure. Per questo chiedo un processo vero per essere giudicato”.

La vicenda di Pound, rinchiuso in carcere prima in Italia e poi in manicomio in America, è raccontata nel suo tormento interiore, con la forza espressiva e mimica di un grande attore come Rigillo. Il dramma, scritto da Leonardo Petrillo, mira al far conoscere la poesia di Pound ,ammirato anche da Pasolini. Qualche associazione in Italia ha strumentalizzato il suo nome per altri fini. Ma il suo mondo letterario è da esplorare. Come piacevolmente è avvenuto con l’omaggio a Paolo Poli, scritto da Pino Strabioli, che ha ripercorso in modo elegante la vita “irriverente” del grande attore con “Sempre fiori, mai un fioraio”.

 

Nel panorama teatrale spiccano le esibizioni di Viviani Altieri e Nicola Nicchi in “Lettere d’Amore” e di Marco Lo Chiatto e Fabio Nardini in “The four of us”.

La giovane e brava attrice beneventana, che da tanti anni vive a Roma ed ha partecipato a diverse importanti fiction, sta lavorando per la serie dedicata a Rita Levi Montalcini, per la regia di Alberto Negrin e a quella sul commissario Ricciardi, tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni, e prossimamente in tv ,diretta da Alessandro D’Alatri. Un ampio riconoscimento ha avuto l’interpretazione di Giovanni Esposito e Giusy Del Giudice per Exit (grazie dei fiori).
Momenti particolarmente emozionanti ci ha regalato Peppe Fonzo con la performance “Nessuno ha perso mai”, in cui ha fatto rivivere la storia appassionante di Carmelo Imbriani, giocatore del Napoli e allenatore del Benevento, un ragazzo di provincia stroncato in giovane età da una terribile malattia.

Contro il destino-ha sottolineato l’attore- non si vince e non si perde. Si combatte. Il resto sono chiacchiere. Il resto è un circo. Carmelo era la passione e l’umiltà. Per questo la maglia del Benevento va indossata con rispetto”. Una risposta d’orgoglio a qualche speculatore politico. Un omaggio ad un uomo simbolo della città.
Al di là dei grandi concerti, da Arbore a Francesco Gabbani, una nota di merito va sicuramente alla cover per Lucio Dalla, presentata da Saverio Marcucci, al “Canzoniere della Ritta e della Manca” ed in particolare al duo “Assurd”, composto da Cristina Vetrone e Lorella Monti, che hanno chiuso con brio la kermesse nei Giardini di Teatro De Simone, tra tarantelle e serenate, applaudite dal direttore artistico, in prima fila.

Con queste note si conclude la rassegnaha detto Giordanol’anno prossimo, se cambierà l’amministrazione comunale, io non ci sarò, perché non posso lavorare con chi non vado d’accordo”.

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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