Claudio Mosè Principe e la scilipotizzazione del M5S

Se qualcuno, pochi anni fa, avesse detto a un elettore 5Stelle che avrebbero stretto un patto elettorale con Claudio Mosè Principe, eroe eponimo del trasformismo, probabilmente quello avrebbe reagito con un sorriso beffardo accompagnato da un sonoro vaffa .

Dopo oltre un decennio trascorso a costruire consenso e carriere demonizzando i voltagabbana, considerati il male assoluto, il M5S va costruendo una connection in salsa locale proprio con il rappresentante numero uno dei saltatori di quaglia.

Lo spensierato mondo delle giravolte di Claudio Mosè Principe ha finito con l’ingoiare perfino il M5S, che per le Comunali di ottobre gli affida la funzione se non di stratega quanto meno di costruttore di trame.

È proprio Principe ad atteggiarsi a deus ex machina della coalizione anti – Mastella. Sentitelo a Gazzetta di Benevento: “Claudio Mosé Principe è proprio entusiasta di questa coalizione che dice di aver messo su per buona parte, una coalizione che lo porterà nuovamente alla vittoria così come avvenne cinque anni fa con Mastella – scrive Gazzetta di Benevento – 
Ci crede al tal punto da offrire la candidatura di sua moglie Luigia Piccaluga Principe che, ci ha detto, uscirà con una messe di voti impressionante.
Annuncia, peraltro, l’arrivo di altre liste che si aggiungeranno alle dodici attualmente insieme ed almeno quattro di queste sono fortissimissime, così si è espresso”.

Il solito Principe gonfio di aggettivi, iperboleggiante e tronfio.

Ma chi è Claudio Mosè Principe? Uno, nessuno, centomila, Razzi e Scilipoti insieme. 

La sua variopinta carriera decolla negli anni 2000 quando a Benevento cofonda il Partito di Prodi, l’Asinello. Candidato alle Comunali con i DS nel 2006, subito dopo si concede una breve parentesi nell’Italia Dei Valori.

È assessore-lampo nella giunta Pepe (2008): uscì di scena dopo revoca del sindaco.

Torna in campo nel 2016, quando si improvvisa sostenitore di Clemente Mastella. 

Ma Principe è uno che plana con disinvoltura ovunque, centro, destra e sinistra.

Così all’improvviso atterra nel partito di Alfano, il Nuovo Centro Destra con cotanto gruppo consiliare.

Il partito non ha fortuna. Sempre attento all’aria che tira, si avvicina alla Lega nel 2018, ma non trova sponda.

Nello spazio di un mattino, eccolo  assistente dell’europarlamentare di Forza Italia, Fulvio Martusciello. Ma l’uomo è mobile, così in piena campagna elettorale molla Martusciello per sostenere la candidata Lucia Vuolo della Lega. Il celodurismo dei leghisti però non tramonta mai e Mosè Principe è costretto a farsene una ragione.  Si avvicina così al partitino di Toti, “Cambiamo”, che però nasce già morto. Bussa anche alla porta di Fratelli D’Italia, toc toc, ma non gli apre nessuno.

In vista delle Regionali, scommettendo sulla vittoria del centrodestra, fonda Alleanza di Centro, il partitino di Pionati.

L’emergenza Covid fa di Vincenzo De Luca un supereroe, Principe gli si aggrappa al mantello e vola con lui:  appoggia uno dei candidati più forti della coalizione deluchiana, Zaccaria Spina, che però, nonostante la messe di voti, non viene eletto. Principe non si scoraggia e tira un nuovo asso dalla manica larga: il neo eletto Gino Abbate (Noi Campani) che lo inserisce perfino nel suo cerchio magico (leggi staff) .

In vista delle Comunali di ottobre, cambia casacca e si butta di nuovo a sinistra, sostenendo  la candidatura di Luigi Diego Perifano,  amico socialista di vecchia data.

Prodigio dell’ubiquità, Principe è ora il regista di un’alleanza che tiene dentro pezzi del Pd, briciole di civismo, resti del  trasformismo locale, e M5S.

La contiguità del neo M5S con quelli che una volta venivano additati con orrore come i voltagabbana sancisce la definitiva scilipotizzazione del Movimento. 

Del resto, negli ultimi 3 anni, i 5 Stelle si sono alleati con tutte le forze politiche, tranne che con Fratelli d’Italia, per volontà di quest’ultimi, sia chiaro.  Dalla pretesa dell’autogoverno e dal ‘mai compromessi’ il Movimento è passato a un’indiscriminata alleabilità.

La ghigliottina dell’onestà e della coerenza ormai è solo un flebile ricordo, un’arma antica da appendere al  muro. 

È evidente che i veti di oggi a Roma come a Torino non hanno nulla di eroico, ma sono soltanto funzionali al progetto di conservazione del potere non più al rovesciamento dello stesso.

Così anche a Benevento lo spirito eroico e resistente del cinquestellismo va a sbattere contro la realtà, che ha altre regole e un altro statuto morale.

Non solo i 5Stelle ingoieranno il rospo di un candidato sindaco legato ad ambienti massonici, in dispregio  del loro stesso Statuto, ma si faranno guidare da un ex socialista-ds-forzista-centrista-leghista-deluchiano-caldoriano, uno che, più che cambiare tavolo di gioco, cambia le carte in tavola, estraendole da dietro la schiena dove, come il più giovane dei bari di Caravaggio, le aveva tenute nascoste.

 

 

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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