Con Catherine Spaak “aguzzina nazista” riparte il San Marco. La sfida culturale del regista Assanti

Il regista Gianbattista Assanti di Mirabella Eclano è testardo. Ha lanciato una vera sfida culturale. Ha deciso di far rivivere il Cinema Teatro San Marco di Benevento, chiuso dal gennaio di tre anni fa. Ha incontrato il proprietario della bella ed ampia sala cittadina, Giuseppe Faraonio, ed ha firmato una convenzione per provare a riaccendere i riflettori in un luogo importante del centro storico. Nel giugno scorso ha cominciato col cinema, che continuerà per tutto novembre, ed ora si cimenta con una rassegna teatrale di qualità.

L’apertura del cartellone è stata affidata a Catherine Spaak, un’attrice internazionale che ha lavorato con grandi attori e registi, simbolo degli anni del boom economico, della commedia all’italiana, di stile e raffinatezza, che ha interpretato con delicatezza e freschezza emotiva il ruolo drammatico di aguzzina nazista nel campo di Aushwitz, durante la seconda guerra mondiale. Il monologo, intitolato “Il segreto di Hanna, adattato e diretto dallo stesso Assanti, è una sorta di lettura, racconto, riflessione sugli orrori dei campi di concentramento ed in particolare sulla morte di tanti bambini innocenti.

Il tormento per le azioni commesse spingerà Hanna a scrivere una lettera alla figlia Sara per svelare quel segreto tenuto dentro per tanti anni. “Eravamo troppo giovani -confesserà la protagonista- per accorgerci della follia che ci circondava. Ero una funzionaria delle SS, inebriata dal potere. Quando cominciò la guerra con l’invasione della Polonia, io esultai. Ci sentivamo padroni del mondo. Eravamo sempre più sicuri di vincere. Mentre si costruivano i lager per sterminare gli ebrei ed uccidere migliaia di bambini nelle camere a gas. Trattati come numeri. Salvai per pochi giorni una bambina. Ma poi non la trovai più”.

Durante la lettura dei passi più crudeli, l’attrice si commuove, si ferma, ingentilisce la voce. La terribile rivelazione di Hanna, la Kapò dei bambini, è intervallata dalle scioccanti immagini delle cataste di cadaveri, dai volti piangenti delle madri, dei deportati ischeletriti, che scorrono in bianco e nero sullo schermo. Poi verrà lo sbarco in Normandia. Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa abbatterà i cancelli di Aushwitz. Per salvarsi Hanna si mescolerà agli altri prigionieri, salirà su un camion e tornerà a casa.

Ma un giorno venne a galla la sua vera identità. “Tuo padre ha scoperto chi ero -racconterà concludendo il monologo- tu avevi solo 21 anni. Mi guardava le mani, le stesse che ti hanno accarezzato, le stesse che si sono macchiate di sangue innocente, le mani di un’assassina. Davanti a me rivedo i volti di quei bambini. Dio, perché non mi hai fermata? Che ne sarà della mia anima? Come ho fatto a non vedere il “mostro”? Figlia mia, ti prego, perdonami”. Con questo disperato appello si avvierà verso il suicidio.

Lo spettacolo si distingue per la sua sensibilità pedagogica, come un pugno nello stomaco, necessario per i nostri tempi popolati da troppi smemorati. “Il racconto mi ha coinvolto emotivamente -ha affermato Catherine Spaak- perché avevo una zia francese che salvò dei bambini ebrei, ma poi fu scoperta e fucilata dai tedeschi. Girerò l’Italia con questo testo. Ma tra qualche mese uscirà il mio nuovo film, “La vacanza”, per la regia di Enrico Iannaccone. Parla di una donna, ex magistrato, che al mare rifletterà sulla sua vita”.

“Con questo battesimo ufficiale, il San Marco, ospiterà anche il teatro -ha concluso Assanti- tra novembre e dicembre ci saranno Daniele Pecci, Vittorio Marsiglia e Rocco Papaleo. Continueremo a gennaio prossimo con Alessandro Gassman, Luca Word, Lina Sastri, Emilio Solfrizzi. Spero di portare “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo. Per fare questo bisogna allungare il palco e costruire il sipario”. Il debutto è stato incoraggiante. Alla performance della Spaak, premiata con una targa del comune dall’assessore alla cultura, Oberdan Picucci, sono venuti quasi 500 spettatori.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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