Contrordine, compagni: il M5S sannita punta alla restaurazione

La storia è davvero l’unica, attendibile magistra vitae. E la nostra storia insegna che l’Italia è il Paese delle rivoluzioni annunciate e mai praticate e che dei “rivoluzionari” bisogna diffidare come di un assegno in bianco.

Prendiamo Pasquale Maglione, deputato del M5S. Fu grillino duro e puro, antisistema intransigente, un pasionario del Movimento, uno che se lo volevi far entrare in un Palazzo temevi che potesse reagire come Nerone e che davanti a un Presidente, pure della bocciofila, temevi che potesse invocare la terribile musica della ghigliottina.

Ma il tempo passa per tutti, ed è l’unico galantuomo a cui dare credito: così il Maglione di oggi non è più il Robespierre di una volta. Per esempio: accompagnerà in un tour sannita il presidente della Commissione Agricoltura come una De Girolamo alle prime armi.

Filippo Gallinella, deputato del M5S e presidente della Commissione Agricoltura, visiterà alcune aziende agricole  e poi incontrerà gli operatori del comparto, ricevuti dal presidente della Camera di commercio.

Se c’è una cosa che non si è mai fatta mancare la Camera di commercio, in questi anni, è proprio la sfilata dei governanti. A turno sono stati chiamati a raccolta tutti. Del Basso De Caro veniva invitato un giorno sì, un altro pure;  dal presidente della Regione, Vincenzo De Luca, ci si recava in delegazione perfino in una Canossa senza fine; la De Girolamo veniva sollecitata senza sosta. Ora è il turno del Movimento 5 Stelle, che da forza di Governo  è più utile degli ex frequentatori abituali.

Dunque, il tour del presidente della Commissione Agricoltura non racconta nulla di nuovo. Le stesse aziende e lo stesso appuntamento con il solito presidente questuante della Camera di commercio finirono nell’agenda di tutta quella politica tradizionale, che proprio il M5S ha contributo  a disarcionare, con l’ossessione delle congiure e dei complotti orditi alle spalle dei cittadini e delle operazioni di Palazzo.

Di cambiamento, in questa visita, non c’è niente, neppure un rumore di sottofondo.

Inoltre, gli incontri simil-istituzionali alla Camera di Commercio sono stati e sono guidati da un obiettivo autoreferenziale: assicurarsi la sopravvivenza e l’autosufficienza evitando la fusione con Avellino. Da quelle parti, pur di scansarla, a De Luca si portò in dono una candidatura interna, quella della funzionaria di Valisannio, Giovanna Petrillo. Ma De Luca ha sempre proceduto spedito per la sua strada e dalle stanze della Camera di Commercio si sono  spesso levate urla e sibili di delusione per il “terribile tradimento”.

Ora il salvataggio passa per i parlamentari sanniti del M5S, perché è lì che alberga il centro di gravità mobile. Quegli stessi parlamentari (con la sola eccezione della Ianaro) che ieri hanno disertato l’incontro, quello sì real-istituzionale con Confindustria, adesso si infilano nella tana del lupo, proprio loro che andavano nelle piazze a gridare “al lupo, al lupo” .

Il presidente della Camera di Commercio, quando il Pd era il Pd e faceva comodo, da ex uomo di Destra, ebbe l’ardire di candidarsi nella lista pd-pd alle Comunali del 2016. Ne uscì con le ossa rotte. In altre realtà, quelle del Nord Est per esempio, dove la Camera di Commercio è un’istituzione seria e fuori, o meglio, al di sopra della politica, le organizzazioni di categoria ne avrebbero chiesto la testa. 

Maglione, invece, ne asseconda le oscillazioni (politiche), come neanche la De Girolamo, da ministro dell’agricoltura, volle fare. E lascia che al banchetto di  una sottintesa operazione di Palazzo prenda parte anche il presidente della Commissione Agricoltura, che viene accompagnato alla Cantina del Taburno, parte sana del Consorzio Agrario, unica vertenza a cui il deputato grillino sta dedicando energie e tempo, ente dissestato da gestioni dissennate in cui ha lavorato per anni il marito  della senatrice grillina De Lucia.

Non ci si meraviglia della tendenza filo-casta della senatrice Danila De Lucia, perché lei lo fu sempre e dichiaratamente. Circola ancora su internet una sua foto in cui votava alle primarie del Pd

 

(nella foto, il voto di De Lucia alle primarie del Pd del 2015 per la scelta del candidato presidente della Regione quando a spuntarla fu De Luca)

Maglione, da promettente grillino verace, da “Tesoro del Popolo” , invece, dopo pochi mesi è già un Robespierre mancato. Del resto, la storia insegna che dopo ogni rivoluzione annunciata c’è sempre una restaurazione. E quella di Robespierre – avrà pensato Maglione – non fu una bella fine.

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