Covid-19, gli uomini che vissero due volte

Ieri il mio amico Giovanni mi ha spiegato che, alla fine di questa quarantena, ci saranno due versioni di noi: una versione A.C-19 e una D. C-19. E credo che abbia ragione.

Sarà difficile tornare là dove eravamo rimasti. Per esempio, ricordo di essere rimasta davanti a un bancone a bere Falanghina con un perfetto sconosciuto che mi aveva offerto parole allegre, spensierate e vino. Il giorno dopo, scattò il lockdown e il lucchetto alle nostre esistenze. Quell’immagine di me stessa mi ha perseguitata durante questa fase nuova e mi sono chiesta spesso chi fossi prima, chi sono adesso e cosa sarò domani. Interrogativi enormi a cui non mi ero mai concessa il tempo di dare risposte.

Non mi sono mai lamentata durante queste settimane di isolamento forzato, anzi ho provato a infondere fiducia e ottimismo a chi mi sta vicino e a chi è distante.

La vita è lotta: l’ho capito in sala parto quando lottavo per restituire la vita ed è una lezione che non ho mai dimenticato. Il piagnisteo prolungato è dispendio di energie, ruba il fiato di cui hai invece bisogno per spingere la vita oltre.

Ma il mio amico Giovanni ha ragione. Non torneremo ai tempi A.C-19, non perché non potremo (perché prima o poi gli spazi torneranno a dilatarsi), ma perché la quarantena avrà fatto il suo lavoro e conquistato spazi interiori.

Impossibile dire se torneremo alla vita migliori oppure no.

Certo tutti auspichiamo una conversione di gregge, ma sappiamo che non sarà così.

Pertanto, quando usciremo ci imbatteremo ancora nei cattivi di professione, nei cinici, negli indifferenti, nei prestigiatori, nei bugiardi,  negli ipocriti, nei moralisti, nei truffatori e negli affaristi, nei politici cialtroni e nei ladri, negli incapaci e nei mediocri.

Perché il Covid-19 non è il tasto reset e neppure uno smacchiatore di giaguari.

Però, quando saremo fuori dal recinto in cui ora siamo costretti a muoverci come animali da cortile, avremo le ferite della distanza. Ci saranno mesi in cui la prima cosa a cui penseremo incontrando una persona, anche un amico, sarà se è un Covid asintomatico, se il suo respiro non sia un pericolo da evitare e quasi sicuramente lo eviteremo.

Continueremo per settimane a vivere un isolamento interno e cercheremo di alleviare il dolore dell’in-giusta distanza reinventandoci. In fondo, siamo animali adattabili, un moto costante, materia plasmabile, trasformatori di energie.

Ci piaceranno le passeggiate solitarie, gli spazi ridotti, i dettagli, le misure piccole, le parole necessarie, i toni sommessi, l’assenza di rumore, le cene a casa tra pochi selezionati amici.

Berremo meno caffè al bar, compreremo meno vestiti e ci accontenteremo delle scarpe strettamente necessarie, riempiremo il nostro frigo e le dispense torneranno al superfluo, frequenteremo poco i ristoranti, accetteremo ancora un aperitivo da uno sconosciuto ma lo terremo a lungo a distanza, eviteremo gli incontri occasionali e proteggeremo di più i legami autentici.

Probabilmente, avremo imparato a riconoscere gli odiatori fissi, gli urlatori, gli imbonitori, i politici da mojito e niente più, gli inguaribili sciacalli, i falsi profeti.

Forse ricominceremo dalle persone che hanno avuto una parola e un pensiero per noi durante la quarantena e da quelle che ci sono mancate di più.

Si andrà anche meno a puttane per la paura che sia la tua vita ad andare a puttane.

Capiremo che siamo capaci di lunghi periodi di assenze e di astinenza, che l’altro è un bisogno necessario e che l’incontro è un ritorno in Patria.

Forse ci renderemo conto di aver vissuto una vita da stranieri.

Ci sarà una contrazione dei consumi, purtroppo con danni inestimabili per l’economia di un Paese e i Governi dovranno fare nuove scelte economiche.

Il lavoro subirà una trasformazione epocale, prenderà altre direzioni, quasi sicuramente arriveranno nuovi lavori e  ne scompariranno altri, forse faremo finalmente pace con la digitalizzazione.

E quindi, sì, ha ragione il mio amico Giovanni, divideremo la nostra vita fin qui in due tempi: la vita A.C-19 e la vita D.C-19.

Se fosse migliore la prima parte della nostra esistenza o se sarà migliore la seconda lo scopriremo standoci dentro.

Ma potremo dire di aver vissuto due volte con un respiro solo.

Saremo gli uomini che vissero due volte.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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