Cucù la questione morale non c’è più. Colpa del virus del garantismo

Premessa: siamo tutti garantisti. Se il garantismo è, come recita la Treccani, la “concezione dell’ordinamento giuridico che conferisce rilievo alle garanzie giuridiche e politiche volte a riconoscere e tutelare i diritti e le libertà fondamentali degli individui da qualsiasi abuso o arbitrio da parte di chi esercita il potere”.

Siamo tutti d’accordo su un fatto: chi è sottoposto a indagini e processi ha il sacrosanto diritto di difendersi dalle accuse con tutti gli strumenti che la legge gli mette a disposizione.

Ma questo ha a che fare con l’ambito giudiziario, penale, non con quello politico e neppure con l’etica pubblica.

Insomma, c’è una questione giudiziaria, che deve fare il suo corso e che qui non ci interessa, e una questione morale, che invece deve riguardarci tutti.

Nell’ordinanza di arresto di alcuni esponenti del clan Sparandeo, sono riportate intercettazioni dalle quali emerge uno spaccato inquietante, in particolare il legame tra un consigliere di maggioranza, Nanni Russo, e quella famiglia.

Gli devo dire che sono pezzi di merda“, dice. Russo si sentì tradito dal clan, che gli aveva promesso – lo rivela lui stesso nel corso delle telefonate a Stanislao Sparandeo il 6 giugno 2016 – 200 voti. Il medico – scrive il Gip nell’ordinanza – aveva messo a disposizione la sua professione per il clan in varie occasioni. “Avete buttato nel cesso 40 anni di amicizia”, strepita lui.

E’ lo stesso Russo, in quelle telefonate, a rivendicare la sua vicinanza al clan. La promessa non mantenuta dimostrava, però, che il clan non si sentiva vicino a lui.

Non risulta, per il momento, che Russo sia indagato. Ecco perché la questione non è giudiziaria, ma politica ed etica sì.

Clemente Mastella, che pure da ex Guardasigilli avrebbe dovuto imparare a parlare di inchieste giudiziarie almeno dopo aver letto qualche carta, basandosi, invece, sui primi resoconti giornalistici degli arresti degli Sparandeo, puntò l’indice contro lo schieramento che lo sfidò alle elezioni del 2016, senza sapere che l’unico eletto tra quei candidati che – secondo la ricostruzione degli inquirenti – si rivolsero agli Sparandeo è un uomo della sua maggioranza.

Di quella dichiarazione, nessuno ha chiesto atto a Mastella. Così come nessuno è intervenuto per stigmatizzare – almeno stigmatizzare – la vicinanza di un pezzo della classe dirigente beneventana con un pezzo della criminalità organizzata di Benevento.

Politici e osservatori di questa città hanno, negli anni, imparato a usare il silenzio come uno strumento di normalizzazione, una specie di napalm da far cadere dal cielo per sentire “l’odore della vittoria” (per citare  il tenente colonnello Kilgore  in Apocalypse Now).

Nessuno, in questi giorni, ha sentito il bisogno di una condanna pubblica di certe ‘prossimità’. Eppure i criteri di opportunità, di prudenza, di decoro e di ‘disciplina e onore’ come recita l’art. 54 della Costituzione, lo avrebbero imposto ai nostri amministratori e ai nostri politici.

Può Nanni Russo ancora sedere in Consiglio comunale? Secondo noi, no, e questo al di là della questione giudiziaria, ma perché ha minato al fiducia nelle istituzioni, i cui rappresentanti dovrebbero essere al di sopra di ogni sospetto.

Ancora ieri, la Procura della Repubblica, guidata da Aldo Policastro, ha smantellato una rete di professionisti beneventani che hanno messo in piedi una maxi truffa ai danni dell’Inps, e, dunque, dello Stato. L’ennesima dimostrazione che Benevento è tutt’altro che un’isola felice, e che forse proprio le sue ridotte dimensioni agevolano intrecci, relazioni pericolose, legami che fungono da reti di protezione. E anche davanti a questa inchiesta che lascia emergere un quadro sconcertante, anche perché coinvolge la cosiddetta ‘Benevento bene’, è calato il silenzio.

Qui non si tratta di essere garantisti, ma di essere chiari. Il garantismo è un virus che ha ormai infettato tutti, una clava con cui bastonare il primo che si alza a commentare un’inchiesta, il paravento degli ignavi o degli opportunisti e ovviamente quello dei colpevoli e dei complici, l’alibi perfetto per non far emergere la prepotenza attuale di una questione morale in questa città.

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Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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