Dal Bct il risveglio della città? Riflessioni su Gomorra e Napoli. Il direttore Frascadore: “Il nostro festival tra i primi dieci in Italia”

Cosa resta dello scintillante mondo del cinema e della televisione passato per Benevento? Quali spunti di riflessione e nuovi orizzonti apre il Festival BCT, giunto alla terza edizione, ideato e diretto da Antonio Frascadore? L’intreccio sapiente tra le varie specialità artistiche ha riempito piazze e slarghi. La manifestazione, partita in sordina ed in via sperimentale, dovrebbe tendere ormai verso una più definita identità. Il passo avanti fatto in questa direzione è stato considerevole, per la qualità della proposta e dei personaggi. Una ventata culturale notevole che dovrebbe essere colta da enti ed associazioni locali.

La proiezione dei film nello spazio aperto dell’Hortus Conclusus ha riconfermato la bellezza del luogo, che potrebbe essere utilizzato per altre manifestazioni e per tanti periodi dell’anno. I colossi del cinema hanno portato a Benevento i loro ultimi gioielli, dalla Vision Distribution alla Lucisano Media Group, dalla National Geographic alla Indigo Film: dalle performance di Paola Cortellesi e Riccardo Milani, dalle interviste di Margherita Buy e Liam Cunningham alle retrospettive di Massimo Boldi e Jerry Calà, fino agli emergenti Ilenia Pastorelli, Greta Scarano e Luca Argentero, viaggiando tra vecchi e nuovi protagonisti.
L’Arena Gaveli, allestita oltre le mura, all’ombra del cavallo di Mimmo Paladino, ha offerto l’opportunità di cogliere soprattutto i frutti più attuali e dirompenti del cinema di ambientazione napoletana, da “La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi a “Vita segreta di Maria Capasso” di Salvatore Piscicelli, proiettato in anteprima nazionale, con la presenza dell’attrice protagonista, Luisa Ranieri, intervistata dal critico Valerio Caprara, che ha interloquito con garbo con tutti gli ospiti delle serate cinematografiche.
Una domanda inevitabile è affiorata nel dibattito. Questi film di impronta gomorresca fanno male o bene a Napoli? “Nel caso -ha osservato Caprara- fosse anche vero che portano danno alla città, facciamo un editto e li proibiamo?”. “Premesso che -ha aggiunto Piscicelli- che non vi può essere alcuna censura, una città esprime quello che è. La serie di Gomorra appartiene alla sfera mediatica che è un’altra storia rispetto all’analisi della realtà”. “Napoli è piena di contraddizioni -rileva Daniele Russo, nel cast con Luisa Ranieri- Gomorra racconta un lato oscuro della città, dell’Italia, del mondo. Fanno più male i nostri comportamenti”.
Sull’universalizzazione delle tematiche criminali ruota anche il ragionamento del regista Claudio Giovannesi. “Quando Saviano e il produttore mi proposero di girare “La paranza dei bambini”- ha sottolineato – ho accettato con l’obiettivo di non fare una Gomorra Junior, ma puntando ad un progetto completamente diverso, che non riguardasse solo Napoli. Questo film è un racconto di formazione, parla degli adolescenti, dei nostri figli e fratelli, che cadono nel vortice criminale credendo di fare il bene”.
Sul versante cinematografico, il festival è stata caratterizzato dal concorso per i cortometraggi, che sono stati penalizzati perché proiettati in orari antimeridiani e nelle sale dell’università e del Museo del Sannio. I lungometraggi dirottati al Gaveli di Piano Cappelle. La commissione è stata presieduta da Luciano Stella. Il primo premio è andato ad Alessio Giuseppe Nuzzo di Vico Equense per “Il nome che mi hai sempre dato”. “Abbiamo ricevuto oltre mille opere -ha detto Frascadore- selezionate con un lavoro enorme. Potremmo sviluppare meglio questo aspetto. Il festival sta crescendo ed è classificato tra i primi dieci in Italia”.
Per la televisione è stato premiato, tra gli altri, Giampaolo Morelli, come migliore attore di fiction, ma non sono mancate occasioni di confronto sulla satira, sullo sport, sulla cucina, sulle serie televisive come “Che Dio ci aiuti” con Elena Sofia Ricci, “Boris” con Francesco Pannofino, e su programmi popolari come “Storie maledette” con Franca Leosini. Un consiglio sulla comunicazione è venuto da Carlo Freccero. “I media hanno aspetti positivi e negativi- ha fatto notare- perché sono condizionati e manipolati dalla propaganda. Bisogna verificare sempre quello che leggiamo e vediamo”.
Abbiamo saputo che Luisa Ranieri farà la seconda serie de “La vita promessa”, che Margherita Buy ha ultimato il film diretto da Nanni Moretti, che non ha ancora un titolo definitivo. La scelta è tra “Tre piani” o “La nostra strada”, che Giampaolo Morelli farà per la prima volta il regista col film “Sette ore per farti innamorare”, che in futuro anche Benevento potrà essere la location di un set cinematografico. Piacevole ed intensa la piece teatrale di Claudia Gerini, “Raccontami Monica Vitti”. Perché non proiettare anche un film della grande attrice romana? Il binomio cinema e televisione è molto intrigante. Un approfondimento didattico sui due settori non guasterebbe, visto l’interesse di tanti giovani. Si spera che i riflettori accesi dalla rassegna aiutino a valorizzare i beni culturali e contribuiscano a far riaprire un cinema in città.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.