Dal Gambia a Benevento, Jallow e Ismaila incontrano gli studenti tra le canzoni di Fossati e Avitabile, le poesie di Rodari, Gandhi ed Hikmet

La scuola incontra i migranti. Per capire ed approfondire il complesso fenomeno dell’immigrazione. Due ragazzi del Gambia sono stati ospiti dell’Istituto “Galilei Vetrone” ed hanno raccontato agli studenti del geometra le loro storie.

Si chiamano Jallow Abdurahman e Ismaila Bayo, portano ancora i segni del tremendo calvario che li ha portati dalla Libia all’Italia. Il primo si trova nel Centro di Accoglienza di San Martino Sannita ed il secondo vive a Pietrelcina presso il locale Sprar (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati).Due percorsi che si incrociano per la prima volta proprio a Benevento.

“Il mio sogno è quello di fare il calciatore -afferma Jallow,20 anni- ora gioco da difensore nel Real San Nicola e studio italiano. Quando sono partito, mia madre ha cercato di dissuadermi, perché il viaggio era pericoloso. Ho pagato 600 euro. Sono stato tre mesi in prigione in Libia. Un giorno al mercato mi hanno derubato e mi hanno sparato ferendomi al fianco. Una persona buona mi aiutò. Sono fuggito ed ho viaggiato su un barcone per sei ore. Se tornassi indietro non rifarei più questa terribile esperienza”.


L’incontro, coordinato dai docenti Antonio Esposito, Mauro Pulzella, Sabrina Chiariotti e Nicola Melchionna, è cominciato col video della canzone di Ivano Fossati, “Mio fratello che guardi il mondo”. Gli studenti delle classi 2A,4A,4C e 5A,hanno fatto domande e hanno letto le poesie di Nazim Hikmet ( Non vivere su questa terra come un inquilino), Gianni Rodari (La pelle), del Mahatma Gandhi (Prendi un sorriso) e di un migrante siriano anonimo (Mi dispiace mamma). Poi è stato proiettato il filmato sulle “lettere dei napoletani ai migranti in difficoltà”, tratto da Fanpage.
“Sono venuto in Italia -racconta Ismaila,22 anni- perché ero stanco degli scontri familiari per l’eredità. Anche io sono stato per due settimane in una prigione in Libia. A Pietrelcina la mia vita è cambiata in meglio. Frequento il Corso Sirio di questa scuola. Io sono un artista. Creo con le mie mani collane, anelli, orecchini, zaini. Ho iniziato a 5 anni. Da poco abbiamo aperto una sartoria. Ho conseguito un attestato per la cucina presso l’azienda agrituristica “Fontana dei Fieri”. Voglio studiare, lavorare, prendere il diploma. Per il futuro potrei fare anche il cuoco”.
Gli studenti hanno interloquito con attenzione e curiosità, chiedendo informazioni sul loro paese di origine, sulle loro città, Serekunda e Brufut, sui lunghi e drammatici viaggi sui barconi, sulle violenze subite, sui comportamenti razzistici, che ogni tanto affiorano nella nostra società. Il tema emergente è stato il seguente: se l’Africa sta male, anche l’Europa starà male. Poi i due ragazzi gambiani si sono dati la mano, tra gli applausi dei presenti e sulle note della canzone di Enzo Avitabile, “Tutte eguale song è criature”.
“Vorrei rimanere in Italia -ha concluso Ismaila- anche se la situazione si è fatta più difficile. Per me l’Italia è la numero uno. Qui la gente mi vuole bene, anche se a volte si verifica qualche intolleranza. Ma io faccio finta di niente. Voglio coltivare il mio sogno. Chi è razzista è ignorante, nel senso che non conosce la tua cultura, non sa perché sei qui. Quando lo sa, cambiano le cose. Ma se tu non mi ascolti, io non ti ascolto, ci sarà sempre incomprensione. Siamo tutti cittadini del mondo e vogliamo vivere in pace”.

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