D’Alema: “Il Pd alle elezioni non andrà oltre il 27%”. Su De Caro: “Per essere qui non devo farmi autorizzare da lui”

Massimo D’Alema arriva a Benevento alle 16.30, si ferma prima in biblioteca provinciale, poi un caffè veloce, e si avvia verso il Museo del Sannio dove è atteso dal nuovo popolo di ConSenso, il comitato post-referendum coordinato da Gianluca Aceto.

L’ex premier non si sottrae alle domande dei giornalisti, neppure a quella su Umberto Del Basso De Caro: “Lo ha sentito?”. “No – risponde netto D’Alema -. Non l’ho sentito, ma non credo di dover chiedere l’autorizzazione per venire a Benevento”, sorride sotto i baffi.  Sul rapporto che intercorre tra lui e il sottosegretario alle Infrastrutture, che approdò al Governo Renzi dal versante dalemiano, è algido: “Io ho buoni rapporti con tutti. Come, del resto, anche lui”. Dopo di che, D’Alema allunga il passo ed entra nella sala Vergineo dove ad attenderlo sono in tanti.

C’è poco Pd; c’è Luigi Diego Perifano che con D’Alema ha un legame di lungo corso, c’è Mena Laudato, c’è il segretario dei GD, Antonio Iavarone. E c’è Costantino Boffa, ex ds, l’uomo che oggi tiene in mano le leve di comando dell’Alta Capacità Napoli-Bari. È a lui che molti già guardano per la costruzione di un nuovo centrosinistra nel Sannio. Anche se è presto per dirlo. Arriva anche Alfredo Nazzaro, interessato al progetto di Giuliano Pisapia, che è un altro argine al renzismo. 

Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, saluta l’ex presidente del Consiglio con poche parole: “Noi apparteniamo a una generazione condannata alla politica”. E per stare sul pezzo, ricorda la “scissione con Cossiga che portò, per la prima volta, un ex comunista a Palazzo Chigi”. Quell’ex comunista era proprio Massimo D’Alema. Mastella va via subito. In sala, resta, fino alla fine, un raggiante Mario Pepe.

D”Alema parla per quasi un’ora. E sfoggia la solita ars oratoria fatta di ragionamenti alti, battutine pungenti come spilli, citazioni colte. Nessuna tentazione di giocare al ribasso, perché “il Paese ha bisogno di una svolta” e “non si può andare avanti con il renzismo”. La sapienza del “vecchio” leader gli suggerisce di evitare uscite a gamba tesa. Ancora un pò di pazienza, poi la cautela e il “non detto” andranno in soffitta. “Le decisioni spettano a Rossi, Speranza e Emiliano, non certo a me – tiene a precisare -. Chi sostiene che io sia il regista occulto di chissà quale operazione dice idiozie, anche perché le battaglie io sono abituato a farle a viso aperto, senza nascondermi”.

Sarà, ma la sagacia e l’acume di D’Alema sono capaci non solo di tracciare traiettorie, ma anche di condurre la nave in porto.

In un’ora di discorso analizza la situazione politica nel mondo, in Europa, parla del populismo “che nessuno può pensare di sconfiggere senza il popolo”, di una destra sempre meno liberale e sempre più protezionista, di un Paese, l’Italia, che è tra i paesi meno industrializzati del mondo, che ha una disoccupazione giovanile da record, che stenta crescere soprattutto al sud.

Uno scenario di cui “il Pd non pare occuparsi”. “Sono state fatte riforme brutte, sbagliate – dice D’Alema -, c’è stato un referendum bocciato dagli italiani, soprattutto dai giovani. E un partito senza i giovani è un partito dal futuro complicato, diciamo”.

Per il lider Maximo, in realtà, il Pd è ormai alle spalle, ma, precisa, “non utilizzerò mai la parola scissione, perchè quello in atto è un processo costituente”.

D’Alema vede la necessità di “una svolta” che “metta in cammino un popolo”. Un nuovo centrosinistra senza le storture del Pd, o di quel che resta del Pd, un partito che “ha fatto scelte neoliberiste e neocentriste, che ha pensato alle banche, all’elite, dimenticando il suo popolo, i suoi valori fondanti, lavoro, diritti ed uguaglianza”.

Sulla rottura, dice che ormai “la direzione non potrà cambiare nulla. Ieri l’assemblea ha deciso che a giugno si farà il congresso. Si faranno il loro congresso-blitz e sarà un congresso di reduci. Poi andranno alle elezioni con una legge proporzionale per governare insieme a Berlusconi. Pensano di essere furbi, ma lo sono troppo poco”.

Il finale di D’Alema è tagliente come un anatema: “Il Pd alle prossime elezioni non andrà oltre il 27 per cento”.

Intanto, il neo-movimento va organizzato, dovrà riportare in cammino “chi ci ha abbandonato, i lavoratori, i giovani, i delusi, quelli che non vogliono consegnarsi a Grillo”.

La sala applaude. In fondo, non aspettava altro.

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Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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