De Caro, il bandolero (mai stanco) che punta alla segreteria regionale del Pd

Chi pensava che Umberto Del Basso De Caro fosse ormai un fuscello piegato dal vento insolente delle sconfitte, evidentemente, non sa che l’uomo è un “Totus politicus”.

Se fosse nato a Milano, di lui i milanesi avrebbero detto “è un po’ bauscia, ma lavora come una bestia”. Poco meridionale nella quantità di ore lavorate,  sbruffone e vanesio, trascorrerebbe le giornate ad ascoltarsi e a raccontare le sue gesta. Ma, del resto, l’ambizione è solo una “vanità passata di grado”.

Anche ieri subito aver detto che “la segreteria regionale del partito nulla aggiungerrebbe al mio curriculum”, ha tenuto a sottolineare che la sua è “una battaglia di libertà”, visto che lui è “un uomo libero”, cosa che “in pochi possono permettersi di dire”. In fondo, De Caro non è, per censo, un “uomo del popolo”, figurarsi un “Avvocato del Popolo”. E’ fatto di quella pasta e quando ha provato a nasconderlo è bastata una parola una per metterlo a nudo.  Durante il suo intervento al Caminetto di Antonio Furno, ha tentato di scippare la figura di Robespierre al M5S, ma durante la Rivoluzione Francese De Caro non avrebbe mai dato la sua testa per il Popolo. La parola rivoluzionaria non è il suo forte; meglio, molto meglio, quella ragionata che cambia pervicacemente le cose impiegando, però, più tempo e più fatica.

Se l’ambizione è scritta nel dna di una persona, nel caso di De Caro sembra che si sia tramandata di padre in figlio, come armi antiche appese al muro.

Un Cesare non è mai stanco, la prossima conquista è dietro l’angolo anche quando è un agguato. Nell’Orazione sulla morte di Cesare, Antonio, con le mani ancora sporche di sangue, definiva Cesare un “uomo ambizioso di potere” aggiungendo che “se tale era, fu certo grave colpa, ed egli gravemente l’ha scontata”. Ma il destino annunciato, per i cesari, è una palla che porti al piede, consapevolmente.

Dopo le amarezze per le troppe sconfitte inanellate nell’ultimo anno e mezzo, in questi giorni l’ex sottosegretario dei Governi Renzi e Gentiloni ha lasciato emergere la sua nuova ambizione: scalare il partito regionale.

Lo ha ufficializzato, ieri, durante i tradizionali auguri di Natale nella sede del Pd al corso Garibaldi circondato da quel che resiste nel Partito democratico. “La mia è una candidatura di servizio – ha spiegato –  fare il segretario regionale nulla aggiunge al mio curriculum ma spero di mettere la mia esperienza al servizio di un progetto politico e non al servizio di un cartello elettorale. In sostanza è la battaglia di libertà di un uomo libero, non tutti possono dirlo”.

De Caro è libero per estrazione sociale prima ancora che per scelta, e questo in politica è una forza. La sua ostentata visione corsara  è, invece, il suo fianco scoperto, perfino un’ingenuità nella vita politica, perché alla lunga rischia di non ripagare dei sacrifici e delle buone intenzioni.

In ogni caso, De Caro ha mostrato ancora una volta il suo vero volto, quello di un Cesare non pago. Vuole ‘occupare’ il Pd regionale, ora che Benevento (provincia e città) è ormai culturalmente una sua ‘colonia’, perfino a sua stessa insaputa. A Napoli, il Pd è una rissa continua, avrebbe bisogno di una testa pensante e autorevole che lo rimetta in pista. De Caro sarebbe pronto a sfidare il candidato di Vincenzo De Luca, un altro cesare affamato di sangue e potere. Ma il  duello all’ultimo fendente è una specialità di De Caro, il brivido che porta con sè è per lui quasi un bisogno fisiologico.

Chi lo voleva rinchiuso nella torre d’avorio della sua Benevento, un po’ tradita, un po’ traditrice, non ne conosce ancora i tratti rapaci. Ieri, ha chiarito, urbi ed orbi, che non è ancora un bandolero stanco. Mutuando da Vecchioni, se  “non assalta treni” è “perché non ne passano mai”, se “non rapina banche” è “perché i soldi sono i suoi”, “ha una collezione insuperabile di taglie, dorme sul cavallo che non lo sopporta più”, ma “si è fatto un mazzo per la pampa su e giù”. E ora che il treno sta passando, De Caro si prepara all’assalto.

 

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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