De Caro e la mappa del potere che il 4 dicembre si gioca tutto

p_20160916_121006Il 4 dicembre è il giorno del giudizio che mette a rischio la mappa del potere Dem. Comuni Pd, partecipate e organizzazioni collaterali al partito decarianizzato dovranno muoversi come soldati in guerra

di Teresa Ferragamo

Il 4 dicembre non è che il Pd decarianizzato dovrà portare a casa il risultato di un Sì massiccio e capillare, ma dovrà anche dimostrare di aver vinto nei centri succursali del suo potere pervasivo ed esigente.
La disfatta di Benevento pesa sui Dem della città capoluogo, ma è tutta sulle spalle del sottosegretario Del Basso De Caro. Sue infatti le strategie, sua la decisione finale sui candidati e sugli alleati, sua la scelta di tenersi molta destra dentro e di sbarrare, invece, le porte alla minoranza del Pd, che quando non si è defilata, ha votato dichiaratamente Mastella.

In fibrillazione è tutto l’Inner circle decariano, dal segretario-sindaco Carmine Valentino, alla segreteria provinciale in formato XXL, partorita dopo la batosta elettorale.
A Telese il Pd è apparso depresso e autoreferenziale, perfino Delrio, Confindustria a parte, non ha trascinato masse adoranti.

De Caro i conti se li è fatti già. Comuni amministrati dal Pd, società partecipate e organizzazioni collaterali al partito decarianizzato dovranno muoversi come soldati in guerra.

E la mappa del potere ha ancora molti rami. C’è la Provincia: anche se lì il Presidente è ormai in minoranza e isolato, qualcosa si riuscirà a tirar fuori dalla gestione delle buche sulle strade provinciali. Ma è poca roba.

L’Asea è tornata tra le braccia della mamma: silurato Cataudo per disobbedienza, al suo posto è arrivato un fedelissimo che farà la sua parte insieme a tutto lo staff dirigenziale della Partecipata della Provincia più Dem che ci sia.

C’è SannioEuropa, da sempre roccaforte del potere dem,  che, di recente, ha pure espresso una candidatura alle Comunali di Benevento che, per la mancata elezione, ha avuto in premio un posto in prima fila nella segreteria provinciale.

Ci sono poi le organizzazioni sindacali e di categoria.

Uil e Cgil sono schierati sul fronte del No e ci sarà poco da fare.

Resta però la Cia, sempre più decarianizzata, fino ad apparire, ormai, una dependance del Pd, con l’ingresso della sorella del segretario provinciale Valentino e di qualche esponente dell’esecutivo provinciale.

Con questo arsenale, De Caro conta di portarsi a casa almeno la vittoria al referendum. L’Italicum, del resto, blocca solo i capilista e lui è là che vuole stare.

Chi lo conosce sa che la concentrazione è già alta. Che stanno per ri-cominciare i Giorni dell’Ira del capo carismatico, nell’accezione weberiana. 

L’uomo è volubile: capace di grandi innamoramenti come di pugnalate feroci. Dai suoi pretende lealtà ed obbedienza cieca. Per stare nel suo inner circle non serve essere il migliore o il più capace, ma occorre indicare nel curriculum un carattere molle di cui potersi fidare e, se è il caso, da poter plasmare.
De Caro non è un finto buono come Matteo Renzi, è un cattivo dichiarato. Lo sanno bene quelli che all’improvviso lo hanno visto ‘renzianizzarsi’ fino all’ortodossia, come Bersani-Cuperlo-D’Alema, o quelli che hanno trovato, dalla sera alla mattina,  la porta dello studio-dei-miracoli chiusa.

Il 4 dicembre la provincia dovrà dimostrare tutto il suo tasso di decarianizzazione facendo prevalere il Sì. Il Sannio è per il momento ancora un’enclave dem, ma i movimenti sono fluidi e spostano consensi.

Una partita complicata, perché per il No non sono solo quattro ‘sfigati’ , dissidenti e anti per vocazione, ma ci sono anche Mastella e De Mita che a Benevento hanno ormai un potere non trascurabile e che sono ‘belve’ capaci di sbranare.

Se vinceranno i No, la mastellizzazione del Sannio sarà ufficialmente cominciata. E la politica in Italia non è che un eterno ritorno. Così come le parabole discendenti si somigliano tutte.

 

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