De Leonardis (Confcooperative): “La crescita della zootecnia può salvarci dallo spopolamento. Sì al brand Vitellone Bianco”

Qualche giorno fa, Confcooperative ha celebrato i suoi 100 anni alla presenza del presidente Mattarella, che ha ricordato il valore costituzionale della cooperazione, Nicola De Leonardis, lei è Coordinatore regionale del settore agricoltura ed agroalimentare di Confcooperative Campania, ci dice quali sfide vi aspettano oggi?

Confcooperative è la principale organizzazione di rappresentanza, assistenza, tutela e vigilanza del movimento cooperativo italiano e delle imprese sociali. Vi aderiscono 20.000 cooperative, con oltre 3,2 milioni di soci e 550 mila persone occupate.
Nata nel 1919, raccogliendo il messaggio della Rerum Novarum, è presente in modo capillare e profondo, sul territorio nazionale e si caratterizza per lo scrupoloso rispetto del principio dell’autonomia.

Sicuramente, oggi, dobbiamo mostrarci in grado di affrontare e di saper cogliere le sfide dell’innovazione, senza perdere di vista i nostri valori. Chi fonda una cooperativa sceglie un diverso modello di sviluppo, di produzione e di lavoro. La cooperazione è un punto di vista sul mondo, un modo differente di stare nella società.  L’innovazione è una grande occasione, a patto che sia inclusiva, sostenibile, non discriminatoria. Come ha detto l’altro ieri il nostro presidente nazionale, Maurizio Gardini,dobbiamo continuare a saper cogliere i bisogni per costruire risposte adeguate”.

Il 5 maggio scorso, il Cavaliere Luigi Cremonini è stato nel Sannio insieme al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. All’evento eravate invitati anche voi di Confcooperative. E siete stati voi a volerlo, fortemente, a San Giorgio La Molara. Cosa ha significato la presenza di Cremonini qui?

Siamo stati a San Giorgio La Molara dove, insieme a al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca,  al Presidente dell’Holding Cremonini Spa, Cavaliere Cremonini, e all’amministratore delegato di INALCA Spa, Paolo Boni, c’erano il dirigente Regione Campania – S.T.P. di Benevento, Giampaolo Parente, il presidente della Fondazione Mario Vetrone, Roberto Costanzo, il presidente della Comunità Montana del Fortore, Zaccaria Spina, i sindaci dei Comuni Fortorini, il presidente ed il direttivo della Cooperativa Agricola San Giorgio Carni e gli allevatori della razza marchigiana di alta genealogia più rappresentativi. E’ stato un incontro che ha messo in campo le migliori energie del settore e della filiera”.

Cremonini nel settore è un mito vivente. Ha scommesso sulla zootecnia e sulla produzione e sulla commercializzazione di carni, è stato un pioniere, un innovatore e un visionario. Nel 1963, avvia a Castelvetro di Modena l’attività nel settore delle carni bovine e fonda INALCA (Industria Alimentare Carne), l’azienda di macellazione che sarà il motore di sviluppo di tutte le attività del Gruppo..

Attualmente il Gruppo Cremonini occupa oltre 16.000 lavoratori in tutto il mondo e genera circa 5 miliardi di euro di ricavi l’anno. Numeri che raccontano di un miracolo italiano. Per gli operatori del settore zootecnico, Cremonini oltre ad essere un grande uomo del fare, è un modello di sviluppo”.

La Cooperativa San Giorgio Carni sta diventando una realtà solida, con numeri consistenti e dal profilo altamente competitivo.

La cooperativa, costituita da circa 110 aziende agricole- zootecniche, localizzate geograficamente nel Fortore, Alto Tammaro, Irpinia ed inizio Daunia, oltre al rigoroso disciplinare interno (sistema etichettatura carni bovine) certificato dal MIPAF, si fregia dell’unico IGP per le carni fresche “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale” riconosciuto dalla Comunità Europea. I risultati sono frutto del lavoro, dello spirito di abnegazione e della grande determinazione degli allevatori, che sono persone autentiche, solide, concrete, avvezze al lavoro duro e che spera in una crescita del comparto anche per tenere insieme la famiglia evitando l’esodo delle nuove generazioni e, quindi di figli o nipoti, dalle loro terre”.

Quale tipologia di prodotto trattate?

San Giorgio Carni possiede 3 linee di produzione e conferimento: Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP razza Marchigiana, Vitello/vitella Disciplinare di Etichettatura Carni Bovine approvato dal MIPAAF e Carne di allevamenti convenzionali non certificati”.

De Luca e Cremonini sembrano essersi piaciuti subito, scambiandosi, nella tenuta Caretti di San Giorgio La Molara, reciproci attestati di stima. E’ un buon inizio per un progetto condiviso di sviluppo del settore nel Sannio, no?

De Luca ha dato una definizione appropriata di Cremonini: “E’ un uomo del fare che ha fatto la storia dell’Italia”. E’ proprio così.  Credo che tra i due sia scattato un feeling, alla cui base c’è un interesse comune per la crescita del territorio e del settore”.

Per Cremonini, la Marchigiana è migliore della Chianina. E’ un’opinione qualificata che ha riempito d’orgoglio gli allevatori sanniti. Cosa manca per raggiungere i livelli di diffusione della Chianina?

“La nostra carne raggiunge standard di qualità elevati. La Marchigiana è una razza allevata in Campania e va dall’Alto Casertano, nel Sannio e nell’Irpinia. E non ha nulla da invidiare alla carne della Chianina.

Però, guardi, io sono un po’ stufo di sentir parlare di marchigiana sannita, noi dobbiamo affermare una nostra identità specifica, mostrandoci orgogliosi e fieri di quello che facciamo, che alleviamo, che produciamo e che mangiamo”.

Quindi, non dobbiamo più parlare di Marchigiana del Sannio?

“No, dobbiamo parlare di Vitellone bianco. E’ questo che dobbiamo venderci. I toscani sono stati bravi. I fiorentini quando vanno in macelleria, chiedono la carne oppure la Chianina, come se la Chianina fosse altro, fosse un elemento della loro stessa identità. Su questo noi siamo più leggeri, trascuriamo l’importanza di privilegiare il prodotto locale, che andrebbe difeso, di cui dovremmo prenderci cura come se fosse un figlio nostro. Pensiamo a quanto accade per lo Zafferano, il Franciacorta, o il Chianti o il Tartufo d’Alba, non parliamo più solo di prodotti enogastronomici, ma di veri testimonial di un territorio intero. Quel che accade in quei casi è che i prodotti stessi divengono brand”.

La zootecnia può essere l’unica strada di sviluppo possibile per alcune aree marginali, come quelle del Tammaro o del Fortore?

“C’è la consapevolezza che la zootecnia, nei nostri territori, può svolgere un ruolo chiave nel sistema di sviluppo complessivo, fornendo cibo, lavoro e reddito, resilienza e opportunità economiche.

Le aziende zootecniche, rendendo possibile uno sviluppo sostenibile degli stessi territori, ha ripercussioni positive sullo sviluppo occupazionale, requisito indispensabile per frenare l’esodo verso i centri urbani ed industrializzati. Considerando la forte marginalità dei nostri territori, la zootecnia potrebbe essere la soluzione al loro abbandono definitivo. Insomma, uno sviluppo della zootecnie può contribuire ad arginare il fenomeno dello spopolamento delle aree interne.

La qualità è la nostra forza, ma abbiamo bisogno di crederci di più, di progetti condivisi di sviluppo e di azioni di marketing territoriale. Ma non abbiamo da invidiare niente a nessuno”.

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.