De Luca all’Asi, ieri abbiamo rotto il protocollo a qualcuno. Ecco perché la nostra domanda c’azzeccava

Ieri mattina all’Asi (Area di Sviluppo Industriale) abbiamo fatto quello che ogni buon giornalista dovrebbe imparare a fare: abbiamo rotto il protocollo a qualcuno. 

Nella sala convegni del centro direzionale di Ponte Valentino, il presidente Luigi Barone ha organizzato un brifieng tra il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, il consiglio e la giunta Asi. Subito dopo il Governatore ha incontrato la stampa. Ha parlato del riconoscimento di area Zes e di  uno scalo merci a Benevento . Poco prima De Luca era stato all’ospedale San Pio, per dare vigore alla ‘terapia Ferrante’. 

La sala era un fermento di imprenditori.

Il presidente era venuto a instillare fiducia nel futuro in un’area colpita pesantemente dall’alluvione del 2015, quando, come ha raccontato il sindaco Mastella, il prodotto interno lordo nel Sannio scivolò a meno 17 per cento. Una disfatta per una provincia tra le più povere del Mezzogiorno d’Italia.

Quando l’intervento termina, il presidente saluta e la platea scatta in piedi come soldati pronti all’arrembaggio. 

Noi restiamo incollati alla sedia e chiediamo se, visto che si trattava di un incontro con la stampa, fosse possibile fare domande.

LA DOMANDA-PATATRAC

Così gli chiediamo se, considerato che poco prima aveva vestito i panni del traghettatore dall’inferno del commissariamento nella sanità al paradiso del post-commissariamento, non provasse imbarazzo a stare seduto accanto al presidente Asi, Luigi Barone, rinviato a giudizio per gravi reati proprio nella sanità e cosa pensasse dell’abolizione della prescrizione, visto che il processo Asl, in cui è coinvolta anche l’ex deputata Nunzia De Girolamo, potrebbe essere vanificato dall’intervento della prescrizione,

Apriti cielo.

Se De Luca, presidente e uomo di esperienza che sotto il giogo dei giornalisti è passato tante volte, non si scompone, nella sala si alza un brusio che sembra un grido di battaglia.

Cosimo Rummo, industriale di livello internazionale, scatta come una molla e arringa sulle brutture dei magistrati “che spesso commettono errori giudiziari“.

Mastella è il più attrezzato a rispondere: “In base al suo ragionamento – ci dice – visti i miei lunghi anni da imputato, non avrei potuto parlare con nessuno”. Ma il sindaco di Benevento, ex ministro di Grazia e Giustizia, si dimise seduta stante quando l’ombra di un’inchiesta giudiziaria avvolse la sua famiglia. Per lui è intervenuta una sentenza di assoluzione con formula piena. Così come anche De Luca ammette di aver rinunciato alla prescrizione in un processo che lo vedeva coinvolto.

Per Barone le cose sono andate diversamente: ha continuato ad accumulare nomine, senza mai un imbarazzo suo o di chi gliele concedeva.

Il vicepresidente del Consorzio Asi, Aurelio Grasso, lancia sorrisini d’intesa e fa occhiolini a Barone, lui che sa come si trascina all’inferno un’organizzazione di categoria. Grasso fu messo fuori dalla Cia per gravi ragioni (mai sufficientemente emerse) ma fu ‘premiato’ con un posto di primo piano in Camera di Commercio e di seconda fila all’Asi, dove gli riconoscono anche un’indennità pari quasi ad uno stipendio. 

La nostra domanda ha sicuramente rovinato la festa e rotto il protocollo a qualcuno.

Del resto, da queste parti, continua a imperversare l’insana abitudine di convocare la stampa perché faccia un mestiere che non è il suo, il ventriloquo di chi  dall’altra parte vorrebbe essere lasciato in pace nel suo monologo.

Alla nostra domanda, si sono risentiti in tanti, perché giammai in questo Paese deve essere fatto notare come la classe dirigente debba essere al di sopra di ogni sospetto, soprattutto quando è chiamata a gestire milioni di euro di soldi pubblici.

Al rogo quelli che fanno notare che in posti chiave, come l’incarico di presidente di un’area industriale (da dove il pil interno dovrebbe prendere le mosse) non può essere conferito a un ‘trombato’ della politica o a chi ha un curriculum con più  ombre che luci.

Ci permetta, presidente: Luigi Barone è sicuramente un ‘trombato’ della politica a cui quella poltrona all’Asi (strategica, per giunta) è stata concessa come ‘risarcimento’ e, soprattutto, non è al di sopra di ogni sospetto.

Basta leggere le carte del processo Asl, le registrazioni in casa De Girolamo, di cui allora Barone era il ‘portarborse’, per capire che al di là della verità giudiziaria, è l’opportunità politica di continuare a nominare Barone in posti chiave che vacilla. Ci sono considerazioni etiche di cui la politica dovrebbe appropriarsi, a meno che non si voglia continuare a pensare che in politica l’etica non è richiesta.

Il processo Asl e il ruolo di Barone

Nel mirino degli inquirenti finirono alcune vicende emerse dalle registrazioni di Felice Pisapia, a quei tempi direttore sanitario dell’Asl di Benevento: tra cui il trasferimento di un dirigente e di alcune strutture sanitarie, la presunta pretesa sulla nomina di un primario, il bar del Fatebenefratelli, le sedi Saut e le somme per i medici di cui sarebbe stata tentata la non compensazione.

Storie che portarono alla formalizzazione, nell’aprile del 2016, da parte gip Cusani, di accuse che vanno dall‘associazione per delinquere, alla concussione, alle minacce e alla turbata libertà degli incanti; dal falso all’abuso d’ufficio e all’offerta di un’utilità per ottenere il voto elettorale.

Reati gravi che sarebbero stati commessi sulla pelle dei più fragili, gli ammalati di questa provincia.

E se pure volessimo pensare che si tratta di errore giudiziario, basterebbe leggere le registrazioni effettuate da Pisapia per capire che ci si potrebbe appellare all’opportunità politica di rimettere ogni volta in campo Luigi Barone, una vita da mediano e riconoscimenti da fuoriclasse.

Ecco, per esempio, come il professor Enrico Di Salvo , ex commissario dell’Asl BN 1, da agosto 2010 al marzo 2011,  nominato dall’allora Governatore della Campania Stefano Caldoro per attuare la spending review tagliando il 25% delle Unità Operative Complesse, risponde in aula alle domande del PM Francesca Saccone e degli avvocati difensori degli imputati raccontando l’incontro avuto con Luigi Barone e Giacomo Papa: “Venni chiamato per attuare il demansionamento di quattro Unità Complesse. Operazione che risultò anche abbastanza semplice visto che quattro primari avevano intenzione di lasciare il loro posto. A quel punto venne naturale la scelta. Dopo la mia decisione Luigi Barone e Giacomo Papa chiesero di incontrarmi e io acconsentii. I due durante la loro visita mi chiesero in maniera decisa e sgradevole di rivedere la mia decisione soprattutto sull’unità operativa di radiologia. Nessuna minaccia,  ma con toni sgradevoli mi dissero che stavo commettendo un grave errore”.

 

Tono talmente sgradevole che Di Salvo, per far concludere il colloquio, intimò l’intervento  della sicurezza:Rimasi perplesso da quelle richieste. Dopo l’incontro vidi il dottor Arnaldo Falato che mi disse che probabilmente Papa e Barone avevano insistito per il non demansionamento perchè quel posto interessava al dottor Giovanni Molinaro, medico che tra le altre cose non era nemmeno specialista in Radiologia”.

Qualche giorno dopo quell’incontro Di Salvo lamentò degli attacchi mediatici:Dopo quella mia mancata flessibilità nell’acconsentire alle loro richieste iniziò un attacco mediatico nei miei confronti. Ricordo articolacci de “Il Sannio” (di cui Barone aveva il controllo)volti a mettermi in difficoltà dicendo che avevo particolari legami con non si sa chi. Così qualche mese dopo decisi di lasciare l’Asl.

E’ il metodo-Barone.

Insomma, presidente, la nostra domanda, per dirla con il buon Di Pietro, c’azzeccava eccome, perché non si può parlare di ‘buona sanità’, di riconquistata fiducia dei cittadini, di ‘miracoli’ nella sanità campana se poi ci si siede accanto a chi la sanità ha provato a gestirla come ‘cosa sua’, con metodi da clan minore.

Alla nostra domanda, come risposta è stata agitata la Costituzione italiana, che conosciamo bene e che rispettiamo (noi sì) nel cammino quotidiano. Ci è stato detto che siamo ‘incivili’ e che con queste domande abbiamo calpestato ‘la dignità di una persona’.

Caro presidente, guardi bene in faccia chi le siede accanto e poi venga a darci lezioni di diritto costituzionale e di dignità.

Abbiamo sempre sostenuto, da queste colonne, che la nomina di Luigi Barone in una posizione strategica, perché coinvolge il destino di questa provincia, fosse quantomeno inopportuna, e questo al di là di qualsiasi sentenza.

E gli imprenditori, che, ieri, si sono risentiti, dovrebbero essere i primi a dolersene. Barone non ha nel suo curriculum per giunta alcuna competenza per sedere su quella poltrona, a differenza dei suoi predecessori. Con Barone, per la prima volta all’Asi, sono arrivate anche le intimidazioni e le minacce e non c’è nessuno che si faccia una domanda e che ci dia una risposta.

Ci chiediamo perché gli imprenditori continuino ad accettare che al vertice del loro consorzio sieda la mediocrazia, toccherebbe a loro uno scatto d’orgoglio e la presa del potere in posti che li riguardano.

Noi crediamo di aver fatto il nostro mestiere: il cane da guardia di chi non ha voce, i cittadini. Ed è per questo che di buon grado accettiamo anche la lapidazione.

 

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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