Del Basso De Caro: “E’ tempo di costruire un centrosinistra diffuso. Il Pd può essere baricentro di un’alleanza virtuosa che vada oltre l’Unione di Prodi”

IL BLOG DEL MESE: “IL DIBATTITO NEL PD, LA COSTRUZIONE DI UN’ALTERNATIVA FORTE E DI UN CAMPO LARGO DEI PROGRESSISTI E DEI DEMOCRATICI”.

 

 

Umberto Del Basso De Caro è deputato del Partito democratico. E’ stato sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti nei Governi Renzi e Gentiloni.

“Già a partire dalle elezioni Europee, abbiamo registrato un forte recupero del Pd, in un solo anno, ha recuperato ben quattro punti percentuali, dal 18,27% al 22,7%. E’ un buon inizio, ma sappiamo bene che non è sufficiente.

Oggi ragionando secondo vecchi schemi interpretativi, che oggettivamente sono fuori da questo tempo, abbiamo in alleanza il movimento PiùEuropa e Verdi per l’Europa, facendo la somma dei dati delle europee siamo tra il 27 e il 28 per cento, una percentuale largamente insufficiente per essere percepita dalla comunità nazionale come alternativa.

E’ evidente che bisogna andare avanti. E bisogna andare avanti allargando il perimetro del consenso, delle adesioni, creando un centrosinistra diffuso, che non è quello dei partiti, ma è un centrosinistra che si rivolge a personalità, ad associazioni, al mondo del lavoro, a soggetti che, in questi anni, non hanno fatto politica e che, anzi, sono rifuggiti dalla politica, ma che sono disponibili ad impegnarsi anche direttamente attraverso una condivisione dei programma.

Oggi c’è l’esigenza di ritrovarsi attorno a temi fondamentali come l’economia, l’Europa,  il lavoro, la giustizia, l’immigrazione. Per il Sud è, naturalmente, il lavoro è il tema a cui dare priorità, il che evoca anche una riconsiderazione del nostro stare nel Mezzogiorno ed evoca profili di grandi responsabilità.

Se il divario tra nord e sud cresce, se la forbice si è andata ad ampliare, vi è una notevole parte di responsabilità anche nostra, intendo dire del Pd e del gruppo  dirigente che in questi anni lo ha rappresentato; in questo gruppo dirigente metto anche me stesso, non butto il sasso nello stagno altrui, lo butto anzitutto nel mio

Bisogna cambiare metodo di lavoro, e, probabilmente, anche il modo di rapportarsi con i cittadini. Abbiamo compiuto molti errori anche nelle analisi postume che si sono fatte dopo il 4 marzo 2018, non abbiamo saputo comunicare grandi risultati raggiunti dai Governi Renzi e Gentiloni, la gente ci ha percepiti come distanti dai suoi problemi che soprattutto al Sud sono notevolissimi.

Quando si parla di disoccupazione si guarda al dato nazionale che è del 10,8%, ma al sud è il doppio; quando si parla di disoccupazione giovanile si guarda al 25% che è sempre il dato nazionale, mentre il dato meridionale è del 50%, il che vuol dire che un giovane su due è alla ricerca di lavoro o non ha mai lavorato. E sono dati che ci obbligano in modo impietoso a prendere atto, a smetterla con le diagnosi e ad indicare una volta tanto le terapie.

L’analisi di quello che c’è davanti a noi è un’analisi che non può non trovarci d’accordo, basta leggere il rapporto Svimez per capire come siamo messi, la difficoltà è indicare una strada che sia condivisa, ampia e che sappia suscitare l’interesse e le passioni che, in politica, sono sempre necessarie.

Il Pd può essere il baricentro di una nuova alleanza, ma di un’alleanza virtuosa, che non sia l’Unione di Prodi, ma che sia qualcosa di più e di ulteriore, qualche cosa che attenga non ad una sommatoria di sigle che non interessa più nessuno, ma che attenga alla dura necessità di confrontarsi con la popolazione, che è un terzo di quella nazionale, che vive nelle sei regioni meridionali e che vive in una condizione di profondo disagio sociale.

Se riusciremo a fare questo, se riusciremo a rappresentare le attese, i bisogni, le ansie e i tormenti di questo mondo e delle centinaia e migliaia di giovani, molti dei quali ogni anno sono costretti a fare le valigie e a trasferirsi nelle regioni del nord, riusciremo in quest’opera che sembra ed è difficilissima, sarà il segnale del cambiamento e allora saremo l’alternativa alla destra che, oggi, sembra vincere in Italia.

L’anno prossimo abbiamo l’importante scadenza delle Regionali ed è ovvio che dobbiamo tentare di riconfermare la guida della Regione Campania in capo al centrosinistra, ed è evidente che per fare questo dobbiamo allargare il più possibile il campo delle nostre adesioni e delle responsabilità.

Lo stesso vale per l’anno successivo per il comune di Napoli, dove da due mandati il Pd non riesce non solo  a vincere, perché può accadere di perdere le elezioni, ma non riesce ad andare al ballottaggio in una città di oltre 1 milione di abitanti, considerata, a torto o ragione, la capitale del Mezzogiorno. E’ una situazione anomala che va corretta, ma per farlo dobbiamo capire dove abbiamo sbagliato e poi andare avanti.

Lo stesso discorso vale per Benevento, dove io spero che una forte alleanza di centrosinistra con pezzi ampi di civismo e del mondo delle associazioni possa riconquistare la guida del comune capoluogo”.

 

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