Don Ciotti a Benevento tra Vangelo e Costituzione: “Attenti ai nuovi fascismi”

“Siamo bombardati da migliaia di stimoli e di impulsi. Attraverso i telefonini ed internet. Non c’è più spazio per la riflessione, per il pensiero critico. Si fa tutto di corsa, si passa da una cosa all’altra senza approfondire nulla. Siamo tutti connessi. Ragazzi non confondete i contatti con le relazioni umane. La vita non è una corsa contro il tempo, perché il tempo è il tessuto della vita. Il cambiamento comincia dentro di noi, dai piccoli gesti, dalle piccole cose”. Con queste parole intense don Luigi Ciotti ha spronato i giovani all’impegno e alla responsabilità. 

Il cammino per liberarci definitivamente dalle mafie è ancora lungo, ma molto è stato fatto con la confisca dei beni e l’arresto dei boss. Grazie al sacrificio di tanti magistrati, carabinieri, poliziotti, uomini politici. “Il nostro primo dovere -ha esordito don Ciotti- è quello di illuminare le cose belle e positive: il coraggio di tanti rappresentanti dello Stato, gli eccezionali provvedimenti legislativi approvati, il lavoro positivo della Commissione Antimafia. Ma dobbiamo fare tutti la nostra parte, avendo una memoria viva sul passato e sul presente. Il processo di liberazione in Italia non è mai terminato. C’è bisogno di nuove Resistenze”.
Il presidente nazionale di “Libera” parla agli studenti delle scuole superiori di Benevento, che affollano il Teatro Massimo per seguire il terzo appuntamento del Festival Filosofico del Sannio, intitolato “Bisogna salire sui tetti e riannunciare la parola di vita”. Il messaggio è chiaro: il cambiamento ha bisogno di ognuno di noi. L’ultimo rapporto della Direzione Nazionale Antimafia rivela che c’è meno spargimento di sangue, perché domina il metodo corruttivo-collusivo. I due luoghi dove si spara sono Napoli città e la provincia di Foggia.
“Oggi c’è bisogno di speranza -ha sottolineato Don Ciotti- l’omertà uccide la verità. Dobbiamo imparare tutti il coraggio di avere più coraggio, perché non ne usciremo mai fuori, se non c’è una rivolta culturale, una rivolta delle nostre coscienze. Nel solco dell’esempio di don Peppino Diana, Falcone e Borsellino, il generale Dalla Chiesa e Pio La Torre. Nel ricordo dei sanniti Raffaele Delcogliano, Aldo Iermano e Tiziano Della Ratta e di tante altre vittime del crimine organizzato. Avendo come faro la Costituzione Italiana che è il primo testo antimafia del nostro paese”.
Tra le tante personalità del mondo della chiesa brillano per fede ed impegno sociale don Tonino Bello e il cardinale Carlo Maria Martini. Il primo diceva : “Non mi interessa sapere chi sia Dio, mi basta sapere da che parte sta”. Il secondo, che intravide nella violenza, la solitudine e la corruzione i mali più pestiferi della società, arrivò ad affermare che “Dio non è cattolico, Dio ama tutti, Dio è di tutti”. “C’è un Papa oggi -ha ricordato don Ciotti- che ha voluto una Commissione sulla corruzione e sulla mafie”.
Il convegno è stato arricchito dagli interventi di Paola Galeone, prefetto di Benevento, Marilisa Rinaldi, presidente del Tribunale, Aldo Policastro, procuratore della Repubblica, Michele Martino, rappresentante provinciale di Libera, che ha denunciato le infiltrazioni della criminalità organizzata nel Sannio, da tempo non più “isola felice”, per la forte presenza dell’usura, della droga, della prostituzione e del gioco d’azzardo. Il ruolo di moderatrice è stato svolto da Carmela D’Aronzo, presidente di “Stregati da Sophia”, che organizza il festival.
L’analisi del leader di Libera ha affondato il bisturi nelle contraddizioni della società italiana, dove 5 milioni di persone vivono in assoluta povertà, nonostante i passi avanti registrati negli ultimi anni sul piano economico. Le domande sulle ingiustizie sono tante. Perché un giovane su tre si perde nei primi cinque anni della scuola superiore? Perché 2 milioni e 300 mila non studiano e non lavorano? Per don Ciotti la conoscenza è la via maestra del cambiamento, ma bisogna mettere tutti nelle condizioni di affrontare la grande sfida culturale necessaria per costruire un futuro con più diritti e giustizia.
Tra i momenti più commoventi il racconto di alcune storie di emigranti italiani nel dopoguerra, morti sulla nave Mafalda e sulla nave Sirio, di altri che cercavano di raggiungere la Francia, stramazzati nella neve e nel ghiaccio, abbandonati dagli scafisti delle montagne. “Queste sono ferite e sofferenze nostre -ha concluso don Ciotti- non lo dobbiamo dimenticare. Oggi sono molto preoccupato perché si riparla di razza bianca. La rinascita dei fascismi e dei razzismi è un rischio reale, non è un fatto di folclore o di nostalgia malata. Teniamo gli occhi aperti”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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