Elezioni 2006, Medici denuncia: “Accordo Udeur-Prc si fondò sulla promessa di un maxi-finanziamento regionale”

La prima giunta Pepe si fondò su un ‘patto’ Udeur-Rifondazione Comunista. Un patto che non nacque a Benevento, ma a Napoli, a Palazzo Santa Lucia.

Siamo al 2006, Corrado Gabriele, Rifondazione comunista,  è un potentissimo assessore regionale alla Formazione professionale, Sandra Lonardo è presidente del Consiglio. Bassolino è il Governatore della Campania. Clemente Mastella sta per lanciare il suo ‘uomo migliore’ al Comune di Benevento, un rampante ingegnere, Fausto Pepe.

Una candidatura intorno alla quale si ritrova tutto il centrosinistra fino a Rifondazione. Una grande coalizione per archiviare la lunga stagione della destra al potere.

Rifondazione vuole piazzare un suo uomo in giunta con Pepe sindaco. E ci lavora. Se ne occupano i vertici regionali come quelli provinciali: del resto, UDEUR e RC sono in giunta con Bassolino.

Dalle trame di palazzo viene fuori  il nome di un “insospettabile”, Antonio Medici, tra i commercialisti più quotati della città, un’esperienza all’Amts e una passione per le battaglie civili. Ed è proprio Medici che, oggi, in un articolo di risposta al portavoce dei 5 Stelle, Nicola Sguera, riavvolge il nastro e torna a quel 2006.

Medici ripercorre le tappe della sua designazione a rappresentante di RC in giunta e rivela la natura dell’accordo Udeur-Rifondazione: “la promessa di un grosso finanziamento regionale”.

Nella sua nomina ad assessore sostiene Medici “aveva pesato il rapporto tra Serafini e Corrado Gabriele con la relativa promessa di finanziamento”.

“Sabato 10 giugno 2006. Sono quasi sicuro di quella data. Ero in auto con la famiglia – racconta Medici – e tornavo da…, il paese di mia moglie. (…). Trillò il telefonino (…): “Anto’, sto con Gianluca Serafini, il segretario di Rifondazione Comunista. Ti dobbiamo parlare”.

Serafini è il referente di Rifondazione comunista nella provincia di Benevento, secondo il racconto di Medici è l’uomo scelto da Corrado Gabriele per siglare l’accordo. 
“Era Gabriele Corona- continua Medici -, amico dai tempi in cui provavo ad attivarmi, dalla stanza in cui si esauriva la mia vita, coi radicali per sostenere proposte di civiltà e laicità. Tempi anche di impegno con la People’s Handicap Association, associazione che portò avanti grandi battaglie, ai limiti del scontro fisico, sulle questioni riguardanti l’inclusione sociale dei disabili.

Si presentarono a casa pochi minuti dopo il mio rientro. Non avevo idea di cosa volessero parlarmi, non conoscevo Serafini, non mi stavo in alcun modo avvicinando al PRC. Avevo partecipato, su invito di Gabriele Corona, ad un’iniziativa sui trasporti, durante campagna elettorale, a sostegno di Fausto Pepe. Aggiungo che avevo seguito solo disttattamente quella tornata amministrativa”.

A Medici viene dunque presentato Serafini, oggi in Sinistra Italiana e consigliere comunale a Telese. Ed è in quell’occasione che proprio Serafini tira in ballo il finanziamento assicurato dall’Assessore regionale Gabriele a Fausto Pepe in cambio della nomina di un rappresentante di Rifondazione in Giunta.

Mi fu detto che c’era un accordo tra Fausto Pepe e Corrado Gabriele – racvonta ancora Medici – allora Assessore regionale alla formazione, per designare a Benevento un Assessore in quota PRC. L’accordo (tra Corrado Gabriele, Gianluca Serafini e Fausto Pepe) si reggeva sulla promessa di un finanziamento. Il PRC di Benevento doveva indicare un nome da inserire in una terna espressione della civica che aveva sostenuto Pepe. L’indicazione della terna era solo una finta per rispettare gli accordi all’ìinterno della civica, espressione di più anime, ma l’Assessorato “toccava” all’uomo indicato dal PRC. E quell’uomo fui io. 

Chiesi tempo per poter riflettere – ricorda Medici – per lo più in ordine alla gravosità dell’impegno e alla responsabilità che andavo ad assumere ove avessi accettato. Mi fu detto che di tempo ce n’era pochissimo. Mi riservai di esprimermi in serata. Dopo un paio d’ore mi chiamò Serafini per sollecitarmi e assentì a che il mio nome fosse inserito nella terna e quindi, di fatto, ad accettare la nomina ad Assessore, che arrivò, puntuale, dopo pochi giorni”.

Dunque, stando al racconto pubblicato da AntonioMedici, l’accordo Udeur-Rifondazione comunista fu stretto a Napoli, in Regione Campania, e prevedeva un maxi-finanziamento dell’assessorato alla Formazione, allora gestito proprio da un dirigente di Rifondazione, Corrado Gabriele.

In soldoni, uno scambio: a gestire il finanziamento doveva essere un assessore prossimo a Rifondazione.

Ma Rc a Benevento commette un errore: sottovaluta la personalità del prescelto, perché Medici, dopo un anno e mezzo.  lascia la Giunta Pepe, se ne va sbattendo la porta. Uno strappo che racconta così:  “L’occasione offrtami dal caro Nicola Sguera è ghiotta per proseguire e raccontare cosa successe nell’anno e mezzo in cui sono statstato Asssessore – scrive –  prima di dimettermi per incimpatibilità con quella Giunta. Raccontare le miserie di uomini di “sinistra” e sindacalisti affaristi, per dettagliare le pratiche clientelari – spartitorie che provarono ad impormi, per denunciare la disumanità, la falsità, la mediocrità. Ci rinuncio, però. Non ho voglia manco di ricordare, figurarsi di scrivere. Basti sapere che iniziò allora a maturare il mio schifo per l’universo sinistro della sinistra e di tutto il mondo sinistroide. Piccoli accattoncelli senza arte né parte”.

Il racconto di Medici è come una finestra che si spalanca per una improvvisa (e improvvida) folata di vento su un’ intera stagione politica.

L’Udeur è il partitino con cui in quegli anni Clemente Mastella, oggi sindaco di Benevento, riesce ad essere determinante, a Roma come a Napoli. 

La candidatura e poi l’elezione di Fausto Pepe a sindaco di Benevento nel 2006 fu una delle tante vittorie del Mastella di quegli anni. L’accordo con l’assessore regionale  Corrado Gabriele – di cui parla Medici –  dovette giocoforza essere siglato a Napoli. Perché è evidente che Fausto Pepe non potesse avere né forza nè autonomia negoziale. Ed inoltre Sandra Lonardo Mastella era allora presidente del Consiglio regionale, quindi frequentava le stesse stanze e gli stessi corridoi dell’assessore regionale  Corrado Gabriele. 

Se mai quello scambio tra ‘politici’  (io do i soldi a te e tu me li fai gestire da un assessore indicato da me) c’è stato, si potrebbe parlare perfino di concussione elettorale e, quindi, Medici avrebbe, oggi, nel suo racconto, fornito una notizia criminis. Una storia “intima” di cui forse Medici, che non è un politico, ha sottovalutato la portata pubblica.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

Un pensiero riguardo “Elezioni 2006, Medici denuncia: “Accordo Udeur-Prc si fondò sulla promessa di un maxi-finanziamento regionale”

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    16/05/2017 in 18:26
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    PRECISAZIONI OBBLIGATORIE DELLA STORIA DI UN PERCORSO
    Le ricostruzioni rischiano di essere parziali se si ascolta una sola fonte, o “campana” come si direbbe in gergo. L’appello non è rivolto all’ottima giornalista e al suo egregio articolo, ovviamente, ma alle fonti stesse. Non vogliamo entrare nel merito della discussione avvenuta, come si evince dal racconto, tra privati in una casa privata; i dibattiti, però, sulle linee che il nostro partito decideva si producevano anche nei luoghi politici convenuti, democratici e assembleari, almeno nella parte della sinistra menzionata. Ecco, possiamo testimoniare, anche per rettificare una parte di quella narrazione, che non ci fu nessuna porta sbattuta da parte di nessun assessore, ma anzi ci fu la constatazione di una scarsa incisività dell’operato, poi sfociata in serena disapprovazione politica, votata a larga maggioranza dal comitato politico provinciale di quell’organizzazione partitica, di cui facevo parte. Sì, perché dopo quasi 2 anni passati nell’ombra e dopo una imminente caduta del governo nazionale, quell’assessore fu sfiduciato da un organismo che rappresentava, allora, un’intera comunità politica, viva e vegeta, che dibatteva ed elaborava anche con una certa assiduità le vicende politiche territoriali e che comprese che era arrivato il tempo di mettere fine all’esperienza del centrosinistra “mastelliano” a Benevento. Una comunità, di uomini e donne “purtroppo” pensanti, offesa da certe dichiarazioni avventate e tardive. Omettere di considerare l’aspetto assembleare della politica, delegittimando i militanti in carne e ossa che sono il vero motore delle decisioni, almeno per quanto riguarda la “nostra” sinistra, è insopportabile. Riaprire, onestamente, una questione di 10 anni fa, oltre a essere poco corretto fa trapelare il tentativo maldestro di nascondersi dietro la facile moda dell’ “antipolitica”, che butta fango fango sugli altri per redimersi da peccati esclusivamente personali e scaricarli sul corpo vivo di una comunità. La stessa moda dell’antipolitica in cui sguazzano facilmente altri provocatori dalla “stellata tastiera” per celare le loro incapacità politiche rispetto a temi che democraticamente vengono posti. Il corredo di generalizzazione, poi, secondo cui gli atteggiamenti personali inficiano sul temerario giudizio verso tutta una parte “sinistra”, per la quale si proverebbe letteralmente schifo, lasciano il tempo che trovano e ledono e diffamano tutti i compagni che “arte” ne hanno da vendere. Scambiare una parte per il tutto confermerebbe anche la tesi secondo cui siccome un commercialista fa male il suo lavoro e per sue incapacità fa pagare a un cliente cose che non dovrebbe, allora tutti i commercialisti fanno schifo. Una visione riduttiva, pressapochista e macchiettistica che non ci appartiene e che non dovrebbe appartenere a nessuno.

    Leonardo Masone – Fiorenzo Parziale

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