Elezioni, il tracollo del Pd è la sconfitta di una classe dirigente

Stamattina gli italiani si sono svegliati in un’ Italia nuova. Un’ Italia che non ha più il volto di Renzi o di Gentiloni e neppure più quello di Silvio Berlusconi. Il M5S e la Lega hanno raccolto una messe di voti, soprattutto al Sud il primo, anche al Sud la seconda. 

Il Pd è il grande sconfitto, nelle urne e nel Paese. Il più grande partito di centrosinistra non ha saputo (né voluto) ascoltare il rumore di sottofondo che segnalava un disagio sociale che è emerso oggi con la prepotenza dei numeri. In alcuni comuni della Campania, il M5S supera il 50 per cento: c’è il voto di protesta delle periferie, ma c’è anche un voto urbano a spingerlo.

A Benevento la candidata grillina Danila De Lucia supera non solo Sandra Lonardo Mastella, ma raddoppia il centrodestra e il centrosinistra insieme. Un sorpasso sorprendente.

Il Pd è crollato, con numeri amari che vanno oltre ogni pessimistica previsione.

È una sconfitta storica che annuncia un declino irreversibile di un’intera classe dirigente. Se Umberto Del Basso De Caro è il responsabile numero uno della debacle, non sono esenti da responsabilità tutti quelli che in questi anni hanno governato il Pd sannita. Hanno perso Carmine Valentino, anche segretario provinciale del Pd, Giulia Abbate che incassa una sonora bocciatura addirittura ad Airola, comune in cui amministra, Claudio Ricci, presidente inadeguato della Provincia. Hanno perso i Del Vecchio, incapaci di riannodare il filo spezzato con la città,  i De Pierro con il loro voto organizzato, i giovanotti senza qualità come i De Lorenzo. 

Pagano tutti il prezzo di una mancata riflessione sulla sconfitta di due anni fa al Comune di Benevento, dopo la quale bisognava prendere atto che era necessario marciare in un’altra direzione. Invece si è continuato a puntare sull’establishment, su un sistema di potere che alla prima occasione utile si sfarina, sul cerchio magico senza opinione pubblica e privata. Il Pd locale è stato ridotto a un circolo di burraco per padri ansiosi, figli di papà e consorti ambiziose. 

Del Basso De Caro è stato, per giunta, un buon sottosegretario alle Infrastrutture, ma le sue cifre monstre sventolate come lenzuola ancora a poche ore dal voto sono risultate non credibili, perché la credibilità, in politica, è personale, esattamente come la responsabilità penale. 

Questo voto è stato anche un referendum sul Pd, un 4 dicembre “politico”. Il Paese da oggi non ha più una sinistra, come dimostra anche il risultato di LeU. 

Il consenso al M5S prova che gli italiani ormai votano non scegliendo  più tra destra e sinistra, ma sui temi, sulle risposte alle grandi questioni, quella morale e sociale sopra tutte. Dimostra che coltivare l’elite, l’establishment, accarezzare il potere non basta più. 

Se odi la gggente, la gente lo percepisce e ti punisce e in democrazia il popolo ha sempre ragione. Anche gridare all’invasione dei barbari è una buaggine, un errore politico prima che di comunicazione. 

Con questi numeri il Pd locale dovrebbe avere il coraggio che gli è mancato dopo le Comunali e azzerare tutto. Valentino dovrebbe avere il buon senso di dimettersi da segretario provinciale, lo stesso dovrebbe fare il segretario cittadino. De Caro, sebbene azzoppato, è ancora il leader di questo partito e piuttosto che pensare di rafforzarsi attraverso un abbraccio mortale con Clemente Mastella, che ormai è tutto quel che resta di Forza Italia nel Sannio, dovrebbe cominciare a coltivare una generazione di donne e uomini liberi e capaci, se non antisistema, quantomeno fuori dal (suo) sistema. 

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