Enrico Lo Verso mattatore al San Marco: “Sono albero, nuvola, vento, figlio del caos. La ricerca di se stessi è continua meraviglia”

Un bel giorno spuntano tante domande esistenziali: “Ma la realtà è veramente quella che sembra? Possibile che la gente mi giudica anche dalla forma del naso? Quante volte facciamo cose solo per piacere agli altri?”. Allora ci vuole una vera esplorazione per conoscere noi stessi. Cominciando a guardarci nello specchio per ritrovarci e capire chi siamo. Interrogativi che creano una tempesta e diventano colorite rappresentazioni di vicissitudini interiori, con l’apparizione viva e dinamica di svariati personaggi.

Queste riflessioni assillano Vitangelo Moscarda, il protagonista del romanzo pirandelliano “Uno ,nessuno e centomila”, magistralmente interpretato dall’attore siciliano Enrico Lo Verso al Teatro San Marco di Benevento, nell’ambito della rassegna allestita dal regista e direttore artistico Giambattista Assanti. L’artista si presenta sul palcoscenico vestito tutto di bianco e con i piedi scalzi, in una scenografia sobria, bianca e nera, contrassegnata da quattro cornici appese alle pareti, da due cubi blu per sedersi.
La partenza del monologo si concentra sulla vita coniugale, sulle mogli “fatte apposta per scoprire i difetti dei mariti”, sulla forma fisica, sulle dicerie della gente. Indagando su se stesso, Vitangelo scopre che anche “i sentimenti hanno un naso”, che gli altri hanno di lui un ‘idea del tutto diversa dalla sua. Ma, allora io chi sono? Come mi vedo io, o come mi vedono gli altri? La sua perlustrazione passa dall’io alla famiglia, alla società, ai comportamenti della chiesa, che pensa ad accumulare ricchezze per “l’onore e la gloria”, alla giustizia corrotta.
Enrico Lo Verso fa vivere la storia di Vitangelo con spigliatezza, intrigante gestualità, fresco dinamismo, con corposa fisicità. L’attore parla, grida, ride, agita le mani, flette il corpo, dando vita sulla scena ai personaggi del romanzo, tessendo tutti i fili della matassa, facendo balenare le risposte, accendendo nuovi dilemmi sull’esistenza, perché “la realtà non è quella che sembra” e cercarsi in uno specchio è solo un gioco che fa rimanere bambini, perché la conoscenza di se stessi presenta continue meraviglie.
Molte domande restano senza risposte, ma cercare è bello. “Vi siete mai visti vivere? -si chiede Vitangelo- Vi siete mai cercati in uno specchio? Chi di coi conosce veramente il proprio padre? Molti dicono che io sono pazzo, solo per aver dimostrato di essere diverso da come gli altri mi vedono”. Lo spettacolo, pur su un testo complesso, scivola via accattivante ed intenso. L’attore Lo Verso si rivela un vero mattatore. Liberatoria, poetica e giocosa la conclusione: “Muoio e rinasco ogni giorno, sono albero, nuvola, vento, il libro che scrivo o che leggo, un vagabondo, sono figlio del Caos”.
Antonio Esposito

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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