Ettore Indresano, biologo mancato per amore della pizza

Ettore fu folgorato mentre studiava Biologia all’Università. Dopo gli esami scappava a casa, si metteva davanti  alla spianatoia, faceva fare tuffi alla farina e cominciava a darci dentro, fino a quando il disco non tondeggiava, perfetto, elastico e sottile. Così Ettore generava pizze tra un esame di Biologia molecolare e uno di Chimica applicata.

Mai sottovalutare una passione, però: sta lì in agguato, come un’onda anomala che ti prende e ti porta dove vuole, mentre pensi di fare surf sulla costiera romagnola e invece sei finito sull’ Oceano. 

Così i libri di Biologia passano in secondo piano, mentre la pizza si fa prepotentemente strada nella vita del giovane Ettore, al punto tale da diventare una professione. 

Oggi mescola farine e crea l’eterna alchimia della pizza al Capriccio Napoletano, tra le pizzerie più apprezzate della città, che fa capolino in uno dei vicoli più suggestivi del Centro storico di Benevento. 

Lì Ettore Indresano applica la biologia alla pizza; quella che porta il suo nome è fatta con un impasto unico che è un equilibrio di farine che Ettore custodisce come un segreto. Come il tesoro dell’Isola dei pirati. Il ragazzo non solo è bravo al punto tale da portare il Capriccio Napoletano al pienone tutte le sere, ma è tanto sveglio da diventare lui stesso un marchio, per giunta già registrato.

Da biologo mancato (gli mancavano quei pochi esami che fanno dire per tutta la vita ai genitori  “te lo prendevi il pezzo di carta!” ) a pizzaiolo creativo ma sempre nel solco della tradizione, Ettore conosce l’intimità delle farine: la sua preferita è quella di Vigevano, il Mulino gli ha anche assegnato un riconoscimento per l’utilizzo della farina Risciola.

La pizza Indresano (indimenticabile come una poesia di Neruda o un tango di Piazzolla) è un incrocio di San Marzano dop, gorgonzola dolce dop, salame piccante tagliato a julienne, pomodorini del Vesuvio, origano, olio all’aglio, basilico e olio del Cilento dop in uscita. Una marinara rivisitata che conquista il palato e gli altri sensi, che ti fa dire “Italians do it better”, laddove it sta per pizza.

L’ impasto è come un teorema infallibile: farina di tipo 0 con germe di grano macinato a pietra, la cui lievitazione e maturazione si prende il tempo di 48 ore ad una temperatura ambiente e controllata.

Ed è tutta qui dentro la biologia molecolare  applicata all’arte antica, popolare ed eterna della pizza, il cui mistero è così inafferrabile da aver rapito i sogni di gloria di un biologo per farli suoi. 

 

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