Fausto Pepe all’attacco: “La salvezza dell’Amts dipende da Mastella. Tutti i guai nascono da Porta Rufina”

“Se l’azienda pubblica del trasporto locale di Benevento fallirà, l’unico responsabile sarà il sindaco Clemente Mastella. Perché l’amministrazione comunale da me guidata l’aveva blindata con un piano industriale mirato. Con il frettoloso passaggio alla Trotta Mobility, l’Amts è stata completamente spogliata delle sue risorse, del servizio, degli autobus, degli immobili, dei parcheggi, delle strisce blu, degli scuolabus. Ma questa vicenda non finirà qui e l’attuale maggioranza non può far finta di nulla”.

Sulla complessa e delicata storia dell’importante azienda pubblica è ritornato con piglio deciso l’ex sindaco Fausto Pepe, che ha scagliato i suoi fendenti verso diversi fronti. L’occasione per riaccendere i riflettori su questo tema ancora dolente è venuta dalla recente sentenza della Cassazione che ha confermato la revoca del fallimento della società beneventana sancita già nello scorso agosto dalla Corte d’Appello. Con la nuova situazione si potrà rimettere tutto in discussione, riflettere e ragionare su altri possibili scenari?
“Rimane ancora inspiegabile -osserva Pepe- il motivo per cui l’amministrazione comunale in carica non si è costituita a suo tempo nel giudizio in Cassazione. Come è possibile che nessuno ha detto una parola su questa inadempienza? Oggi il fallimento non c’è più, l’azienda esiste con tutti i suoi organismi dirigenti. L’Amts può ritornare a vivere e a stare in campo per la gara regionale dei trasporti. Dipende da Mastella. Non possiamo perdere una delle poche aziende pubbliche della città di Benevento”.
La strada per una rinascita è sicuramente impervia, ma ci sarebbero ancora tante carte da giocare. Non solo per tutelare i creditori, ma anche e soprattutto per migliorare, potenziare e modernizzare il servizio, che con la gestione privata non ha fatto certamente salti di qualità. “Per trovare una soluzione -propone l’ex sindaco- si dovrebbe convocare il Consiglio d’Amministrazione, il revisore dei conti, il presidente e poi si potrebbe aprire il confronto con la Regione Campania e la stessa Trotta sul futuro dell’azienda”.
La crisi dell’Amts fu sfruttata elettoralmente da Mastella, come un simbolo della disastrosa gestione del centrosinistra. Sul tappeto c’è la sorte di ben 92 lavoratori. Per questo motivo la questione ritorna con forza al centro del dibattito politico. “Il sindaco si comportò come Ponzio Pilato -ricorda Francesco De Pierro, capogruppo del Pd- nonostante i nostri inviti a costituirsi in giudizio. Non volle ascoltarci. Con la famigerata delibera 221 del novembre 2016 decise di seppellire l’azienda. Ma il suo cuore è tornato a battere”.
L’ex sindaco ce l’ha anche col suo partito ed in particolare con i suoi compagni di viaggio a Palazzo Mosti. Non si accontenta di un paio di comunicati stampa. “Chi ha governato la città insieme a me -attacca Pepe- avrebbe dovuto convocare una conferenza stampa. Dal momento che si tratta di un argomento determinante per la vittoria di Mastella, che ci ha dipinto per quello che non siamo. Presentandosi per giunta come il salvatore dei lavoratori: una grande fandonia, perché tutto è avvenuto sulla loro testa e si sono ritrovati dalla sera alla mattina in un’azienda privata. Gli auguro il meglio. Ma Trotta non è l’Amts”.
Sullo sfondo della vicenda riappare il cosiddetto “Lodo Porta Rufina”. Quel maledetto parcheggio costruito grazie da un progetto di finanza architettato nel 2005 tra l’amministrazione comunale guidata da Sandro D’Alessandro ed un consorzio privato. Qualche anno dopo, in quell’accordo fu aggiunto che il comune avrebbe dovuto versare alle imprese oltre un milione e duecentomila euro per le spese. Un contratto capestro mai esaudito, ma il debito fu caricato sulle spalle dell’Amts.
“Da Porta Rufina derivano molti guai dell’azienda -conclude Pepe- ed oggi alcuni assessori dell’epoca stanno con Mastella. Basti pensare a Pasquariello e De Minico. In questa città facilmente dimentichiamo i fatti e riabilitiamo le persone. Nessuno chiede conto di niente, nemmeno sul piano politico. Si arriva al punto che un sindacalista come Fioravante Bosco fa il tifoso di Mastella perché i dipendenti pubblici diventano privati”.
Sulla strana storia di Porta Rufina affiorano alcune domande. Il ristoro previsto per le imprese sarebbe spuntato, secondo la ricostruzione de “Il Vaglio”, in una scrittura privata, quando il sindaco D’Alessandro era a fine mandato, pochi giorni prima delle elezioni comunali del 28 maggio 2006.Poi,con la vittoria del centrosinistra, a Palazzo Mosti approdò Fausto Pepe. Poteva cambiare il corso del progetto di finanza? “Per me –sostiene Carlo Panella- il nuovo primo cittadino poteva fermare tutto, perché per il parcheggio non era stata messa alcuna pietra”.

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