Gennaro Migliore Festa del PD

Festa Pd, Migliore: “Questa riforma elettorale cambierà il Paese”. E fa il verso a D’Alema

di Teresa Ferragamo

“Questo è il governo più a sinistra che ci sia mai stato in questo Paese”, taglia corto Gennaro Migliore. E cita la legge sui disabili e quella sui diritti civili, senza spingersi oltre,  sul terreno un po’ più scivoloso dello sviluppo economico e sociale, per esempio.

L’ex delfino di Bertinotti, cresciuto a pane e rivoluzione, allevato come un figlio da Vendola, è a Telese per chiudere la kermesse del Pd sannita. Anche a guardarlo, stretto in giacca e cravatta di domenica mattina, si capisce che per lui quello con la sinistra di lotta è un matrimonio finito . Del resto, dal 2014, da quando cioè traslocò armi e bagagli nel Pd, ormai è uno degli uomini di punta del renzismo. La svolta di Roma valse all’ex ragazzo di Rifondazione la nomina a sottosegretario alla Giustizia, mentre non l’ha spuntata sulla candidatura a Governatore della Campania o a sindaco di Napoli.
Ma l’uomo è brillante, ambizioso e ci sa fare.

Intanto, va in giro a dire che “questo è il Pd del cambiamento, che ha il coraggio di voltare pagina, dove non c’è spazio per rimpianti o per nostalgia”, e che questa riforma elettorale “era attesa da 30 anni e noi l’abbiamo fatta in 30 mesi”. Mentre chi la critica oggi dovrebbe tapparsi la bocca, “perché sono quelli che non hanno cambiato il porcellum e che ora chiedono i collegi uninominali sui quali, fino a qualche tempo fa, eravamo d’accordo solo io e Renzi”.

L’unico ‘signor No’ che cita è D’Alema:“Perché non l’ha cambiata lui la legge elettorale?”. Gli fa il verso, prendendo in prestito quel ‘diciamo’ che è una delle parole che il leader Maximo utilizza per concedersi una pausa; in sala, tra le prime file, dove da tre giorni è accomodata la claque del sì, scoppia qualche risatina.

Eppure, quando Renzi annunciò la fiducia sull’Italicum, Migliore da capogruppo di Sel non fu tenero: “Quello che voi chiamate Italicum, anche con un altro nome – disse citando Shakespeare -, ha sempre il non dolce, ma pesante olezzo di quello che chiamammo Porcellum. Le leggi si giudicano dall’odore”.
Ma, forse, dall’alto di un altro scranno sentirà un odore diverso.

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