Festival del Sannio La vita con filosofia del burattino Totò

“La vita è come una commedia, non importa quanto sia lunga, ma come è recitata”. La massima di Seneca calza a pennello per Totò, funambolico artigiano della risata, comico per la gente, ma spesso malinconico nella vita privata. Un’altalena di frizzi e lazzi, di pensieri e poesie, un andirivieni tra l’uomo e l’artista, un dualismo dialogante tra l’improvvisazione e la realtà. Con un viaggio nel mondo intrigante di Antonio De Curtis è partito il quarto “Festival Filosofico del Sannio”, organizzato dall’Associazione culturale “Stregati da Sophia”,presieduta da Carmela D’Aronzo. L’incontro è stato coordinato da Titta Fiore,giornalista de “Il Mattino”.

Come avvenne il passaggio dal principe all’attore comico? Per Roberto Escobar “Totò nasce già nato”. La sua arte prende linfa dalla miseria e dalla fame, dal bisogno di un sorriso sulla disperazione. Il racconto della sua vita passa per alcuni brani letti dalla cantante e attrice napoletana Lina Sastri, che ha suggellato l’affollatissimo incontro svoltosi al Teatro Massimo di Benevento cantando “Malafemmena”.Lo studioso Escobar, docente universitario a Milano, si dichiara “totolitario”, parla di Totò che vive di giorno e che di notte ridiventa Antonio. In questa metamorfosi Lina Sastri vede la “schizofrenia felice dell’artista”.
“La mia comicità -scriverà il popolare attore- scaturisce dall’osservazione del prossimo, dalla quotidianità. Una sera a teatro misi la bombetta. Quel burattino piaceva e lo chiamai Totò. Con questa maschera ho servito il pubblico”. Il tratto umano dell’attore, scomparso nel 1967, è stato colto dalla nipote Elena De Curtis, nata in Sudafrica. “Mio nonno -ha sottolineato commossa- era molto sentimentale, scriveva poesie e canzoni d’amore, era molto geloso. Era figlio di nessuno ed aveva frequentato le scuole fino alla terza media. Già a sette anni cominciò a far ridere. Un giorno si presentò vestito con pantaloni a “zompafuoss” ed una camicia a grandi rose rosse, ricavata da una gonna rivoltata della madre. Per lui Napoli è rimasta sempre nu’ piezz e’ core”.
La nipote ha ricordato anche la bontà di Totò che aiutava i poveri ed anche le comparse che speravano di recitare in un film. Tra le ragazze aspiranti attrici incontrò Sofia Loren, alla quale regalò una moneta di 100 mila lire, che a quell’epoca aveva un certo valore. Il suo volto di filosofo sociale fu utilizzato anche da Pier Paolo Pasolini in “Uccellacci ed uccellini”. La sua vita rappresenta il classico dilemma pirandelliano del contrasto tra apparenza e realtà, ma nello stesso tempo uno stimolante spunto neorealistico.
Per conoscere meglio gli aspetti spettacolari di Totò, gli alunni del Liceo Scientifico “Rummo” , guidati dalla docente Maria Zarro, hanno organizzato una mostra presso la Biblioteca Provinciale. La quarta edizione del Festival Filosofico è dedicata alla vita. I protagonisti del prossimi appuntamenti saranno, tra gli altri, Don Luigi Ciotti, Remo Bodei, Chiara Saraceno, Gianrico Carofiglio, Massimo Cacciari e Roberto Vecchioni. Un festival, insomma, di grande qualità, che coinvolge quasi mille persone,tra studenti e docenti delle scuole superiori.

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