Franco Arminio presenta il suo nuovo libro: “Sono un poeta, non sono un uomo”

E’ forse il primo libro che segue una direzione contraria: dalla pubblicazione dei versi su Facebook alla stesura definitiva, quella stampata. Franco Arminio, poeta, paesologo, scrittore,  ha spertimentato i tempi della partecipazione e della condivisione, dando prima in pasto ai social le sue poesie, per poi raccoglerle in un libro, “Cedi la terra agli alberi” (Chiarelettere editore), presentato ieri a Benevento.

All’incontro, organizzato da Nicola Sguera all’erboristeria Magà di Benevento, uno spazio di  “resistenza culturale”, con Arminio erano presenti Amerigo Ciervo, Milena Di Rubbo ed Elide Apice.


Uno scambio di idee, pensieri, riflessioni, musica (con gli interventi non programmati di Eduarda Iscaro), memoria condivisa, speranze diffuse e tenaci.

“La poesia è mettere in circolo le idee, raccontarci, sentirci accomunati da un comune pensiero e dalla condivisione”,  dice un appassionato Franco Arminio.
“Sono un poeta, non sono un uomo”, dichiara.


Racconta delle paure che rendono più fragile l’esistenza umana: la paura della morte, delle malattie che devono essere nodi di legami.

C’è poi la poetica della geografia interna, lui che è considerato la voce della paesologia.
“La poesia è un mucchietto di neve in un mondo col sale in mano”, è tra le più belle suggestioni di cui Arminio è capace

Sono poesie profonde, ‘serie’.
Sono poesie dell’anima e “Cedi la terra agli alberi” è la sua prima vera raccolta di poesie.
Un libro  che tocca a mani nude la profondità, tanto da far perfino male. Un libro di presenze e assenze, un libro d’amore e un inno all’amore, breve e intenso, uno slancio verso il paesaggio. Un invito a stare nella vita come in un campo di margherite.

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