Reportage – Il viandante Mastella e la frusta di Antonella: “Voglio un Pd combattivo”

Quando Clemente Mastella è stato intervistato da Enrico Lucci per “Cartabianca”, il sindaco di Benevento con euforica baldanza ha raccontato la sua carriera politica ricca di saltelli da destra a sinistra e viceversa, coniando per l’occasione l’etica del viandante, che si sposta di qua e di là secondo gli ostacoli che incontra sul suo cammino, rimanendo sempre e comunque al centro.

Una filosofia furbesca e comoda, che qualche amico ha riassunto in questo motto opportunistico: “Vado con chi mi pare, purché mi fate comandare”.

La conquista di due seggi a Palazzo Santa Lucia con la lista “Noi Campani” (uno a Benevento ed uno a Caserta, ndr), e l’approdo alla corte di Vincenzo De Luca, riconfermato a furor di popolo governatore della Campania, ha ringalluzzito il big di Ceppaloni, che ha annunciato urbi et orbi che si ricandiderà per Palazzo Mosti, come primo cittadino, confidando di poter contare sulla stessa coalizione rivelatasi vincente per le elezioni regionali.

Ma le condizioni di partenza tra Benevento e Napoli appaiono difficilmente riproponibili.

Lo schema di De Lucaribadisce Antonella Pepe, neo coordinatrice del Pd- qui da noi non è applicabile, perché il nostro partito è in campo per costruire l’alternativa a Mastella. Una scelta deliberata all’unanimità nell’ultima direzione provinciale. Ma poi non ci sono i presupposti, perché mentre il governatore guida una coalizione di centrosinistra, il sindaco di Benevento ha capeggiato un’alleanza di centrodestra. Se qualcuno dei nostri ha strizzato l’occhio a Mastella, non è stato in linea col partito. Nessun vuol cacciare chi la pensa diversamente, ma non possiamo essere ambigui. Noi stiamo all’opposizione e lavoriamo per l’alternativa”.

Le parole della giovane dirigente, protagonista di una brillante performance elettorale da candidata alla regione, classificandosi al quarto posto trai più votati del Sannio e prima tra le donne, hanno smosso le acque stagnanti della politica beneventana.

Il capogruppo del Pd al comune, Francesco De Pierro, l’ha definita “zarina del Mediocalore” e “sgomitante attivista”, aggiungendo che seguirà la linea del “partito regionale”.

Ma come!ha obiettato Molly Chiusolo, segretaria di “Noi Campani”il Pd si vuole isolare. Noi siamo disponibili a siglare alleanze organiche in tutti i capoluoghi. L’alleanza o c’è o non c’è”.

L’ipotesi di replicare a Benevento la coalizione proposta per le regionali incontra molte resistenze, anche perché la sinistra democratica, al comune e alla provincia, ha seguito da molti anni percorsi alternativi rispetto alle peripezie mastelliane.

“Il mio problema non è Mastellaspiega Antonella Pepe- ma la coerenza del mio partito. Quattro anni fa stavamo dall’altra parte a sostenere Raffaele Del Vecchio. Non sempre abbiamo esercitato un’opposizione chiara e percettibile. Alcuni nostri consiglieri hanno garantito il numero legale ad una maggioranza risicata. Questo ha creato confusione. Chiedo soltanto chiarezza”.

La città, del resto, ha bisogno di un cambio di passo. Le aspettative riposte nel sindaco sono andate in gran parte deluse. La squadra di Mastella ha perso per strada diverse pedine, tra assessori e consiglieri.

L’ultima classifica relativa al Ben-Vivere, stilata dal quotidiano “L’Avvenire”, colloca la città all’83 esimo posto in Italia per l’ambiente, la cultura, il turismo.

“Il nostro comico viandantestigmatizza Angelo Moretti di Civico 22- cerca da 40 anni la via della sopravvivenza. Benevento ha perso otto punti in un anno. Siamo tra le ultime città per verde pubblico, disoccupazione giovanile, sviluppo economico, mobilità, welfare. Un disastro in ogni campo. Altro che “Mister 100 mila preferenze”. Il sindaco è Mister 100 mila opportunismi”.

La consolidata abilità manovriera ed il repentino trasloco sul carro di De Luca gli hanno consentito comunque di eleggere Gino Abbate al consiglio regionale. Grazie anche all’agguerrita corazzata di tutti gli assessori comunali, del presidente della provincia, Antonio Di Maria, del responsabile dell’Asi, Luigi Barone, della consorte senatrice Alessandrina Lonardo, numerosi sindaci sanniti, di ex amministratori come Gianfranco Ucci e Gennaro Santamaria.

Uno schieramento compatto, che ha proiettato “Noi Campani” oltre il 16 per cento in città ed oltre il 12 in provincia. Un risultato molto lontano, però, dalle percentuali delle comunali del 2016, ottenuto in pratica prosciugando Forza Italia e l’Udc.
Al colpo messo a segno da Mastella, ha risposto con slancio il Partito Democratico, riconfermando a Santa Lucia il consigliere Mino Mortaruolo.

Un traguardo non scontato per la concorrenza di tante liste civiche e di altri candidati afferenti all’area progressista. Il partito di Zingaretti ha ottenuto quasi 17 mila voti nel Sannio, sfiorando il 15 per cento e confermandosi primo, pur perdendo dieci punti rispetto alle precedenti regionali. Una forte flessione dovuta alle candidature di esponenti del Pd in altre compagini della coalizione deluchiana. Tra questi spiccano Raffaele Del Vecchio, Giulia Abbate, Floriano Panza e Lucia Meccariello.

Tra i concorrenti della sinistra sono volate frecciate velenose. La sfrenata caccia al voto poteva mettere a rischio la rielezione di Mortaruolo. La direzione provinciale ha parlato di “aggressione simultanea”.

Una pioggia di critiche si è abbattuta sui democratici confluiti nelle liste civiche, senza aver chiesto alcuna deroga e quindi in contrasto col deliberato del Pd regionale, che vietava agli iscritti di presentarsi sotto altri simboli. Nell’occhio del ciclone è finito in particolare Del Vecchio, presentatosi con “De Luca Presidente”, sostenuto, tra gli altri, dal presidente provinciale del partito, Rossano Insogna, e dal capogruppo al comune, Francesco De Pierro, da Mena Laudato, Giuseppe Lamparelli, Carmine Nardone e Fabrizio D’Orta.
Contemporaneamente sotto accusa è finito il segretario provinciale Carmine Valentino, sconfitto alle comunali di Sant’Agata dei Goti, dove era candidato sindaco. La frattura tra le varie anime del partito è esplosa con grande rumore dopo il voto. Le forti divergenze interne ruotano anche intorno ai rapporti con Mastella. Nel mirino la sospetta apertura dell’asse Del Vecchio-De Pierro a possibili alleanze future col sindaco. “Per il Pd deve cominciare una nuova fase -ribatte Antonella Pepesiamo alternativi ai personalismi, ai trasformismi, ai tatticismi, a Mastella. Chi non è d’accordo può prendere altre strade”.

Nel partito si è sviluppato un acceso dibattito. Un’altra scintilla è stata alimentata dalla nuova segreteria nominata da Valentino, che ha affidato a Giovanni Cacciano, vicesegretario, Antonella Pepe, Mino Mortaruolo, Giovanni De Lorenzo, segretario cittadino, e a Sara Pannella, responsabile giovani, il compito di traghettare il Pd al congresso. “Abbiamo perso tanti voti ed amiciha attaccato Insogna- non ci mettiamo a fare l’analisi del sangue. Perché alcuni di noi hanno sostenuto altre liste? Bisogna riflettere. Dobbiamo aprire le porte. Ci voleva una segreteria plurale e aperta. Ma qui decidono ancora in pochi”.

La guerriglia interna si è manifestata con una sventagliata di comunicati stampa, di note, analisi e riflessioni. “Abbiamo superato il senso del ridicolo –ha sbottato Giulia Abbatese si vuole impedire ai candidati nelle civiche di interloquire sul partito”.

Era proprio necessario -ha aggiunto Diego Ruggiero di Airoladiscutere sui social e sui giornali? Dobbiamo ricostruire una comunità politica avviando un dibattito con tutte le anime”.

Abbassiamo i toni- ha proposto Caccianoe discutiamo negli organismi preposti. Vogliamo costruire ponti per un partito inclusivo, ma non si favorisce l’unità sparando sulla propria comunità”.

Per l’elezione di Mino Mortaruolo si sono rimboccati le maniche quasi tutto il gruppo dirigente, tanti sindaci e segretari di circoli, il deputato Umberto Del Basso De Caro. “Gli elettori hanno premiato il rinnovamento-sottolinea Sara Pannella, segretaria dei Giovani Democraticii candidati sono stati scelti dopo tante consultazioni. Al partito chiediamo più ascolto ed una formazione politica. Ci stiamo impegnando sui problemi della città. Costruiamo una linea unitaria”.

Un accorato appello a ripartire “dall’ascolto, dal confronto e dal dialogoarriva da Mortaruolo. “Chi vuole dare una manodice il consigliereè il benvenuto. Portiamo il partito tra la gente e facciamo del Sannio la terra delle opportunità”.

Qualche mugugno ha suscitato la composizione della nuova segreteria, che alcuni hanno visto come espressione di una sola area politica. “Il segretario provincialeprecisa Antonella Pepe– è stato eletto all’unanimità. A lui spetta proporre i dirigenti. Nel partito non c’è minoranza. Se Insogna dice che il gruppo dirigente è arroccato, l’accusa è rivolta anche a se stesso. Perché non convoca direzione e assemblea? La mia storia parla chiaro: ho avuto posizioni anche contrarie alla dirigenza. Il partito non è di De Caro, né di Mortaruolo, né di Pepe, ma di tutti gli iscritti e di chi lavora sul territorio. “Noi Campani” non so se continuerà ad esistere dopo Mastella. Noi siamo una comunità che vuole scrivere il futuro del Sannio”.

 

 

 

 

 

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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