Il bilancio di Claudio Ricci con stoccata finale al Pd: “Alla Provincia ho fatto miracoli ma il partito è stato patrigno”

“Dopo la riforma che prevedeva la scomparsa delle province, sono arrivato alla Rocca dei Rettori come un commissario liquidatore. Ho avuto tagli secchi per circa 40 milioni di euro. Ma concludo il mio mandato con tanti risultati concreti, che sono sotto gli occhi di tutti. Dagli interventi per l’alluvione al rilancio della cultura”. Il presidente della provincia di Benevento, Claudio Ricci, racchiude in queste parole piene di orgoglio il suo percorso amministrativo. Ringraziando la stampa e sferzando il Partito Democratico sannita.

Tra i meriti sbandierati c’è quello di aver lasciato i conti in ordine e di aver garantito i principali servizi, pur navigando in acque tempestose e senza chiari orizzonti. Ma la più grande soddisfazione è quella di aver fronteggiato la fase post alluvione nei tempi previsti, con correttezza e trasparenza. “La provincia -ha sottolineato- ha speso tutte le risorse ricevute, ricostruendo i ponti sui torrenti Jenga, Malepara, Reventa, Tammarecchia. Solo per il ponte sull’Ufita ad Apice è stato aperto da poco il cantiere”.
Il corposo elenco delle cose fatte è condensato in otto fitte pagine che vengono distribuite ai giornalisti nel corso della conferenza stampa di saluto. Dalla messa in esercizio della Diga di Campolattaro al Parco Progetti concordato con la regione Campania per la viabilità, dalle risorse finanziarie assegnate per l’edilizia scolastica alla gestione del ciclo dei rifiuti, in cui spiccano la raccolta differenziata e la bonifica della discarica di Serra Pastore a San Bartolomeo in Galdo. Il capitolo più lungo è dedicato alle politiche culturali.
“Con la contestata riforma, la cultura fu tolta alla provincia -ha fatto notare- avrei dovuto consegnare le chiavi e chiudere tutti i siti culturali. Poi trovai un accordo con la regione per la gestione della rete museale. Il Sannio ha ottenuto un milione e 300 mila euro su un budget di 4 milioni complessivi per la Campania. Il nostro patrimonio è stato valorizzato. Come dimostra anche l’obelisco egizio restaurato a Los Angeles e che ora torna a casa. I visitatori del Museo del Sannio sono aumentati del 47 per cento”.
Il cammino del presidente uscente, che rivendica tanti successi e conquiste, non è stato sempre scorrevole. Qualche pezzo della sua maggioranza si è perso per strada. Le ricadute elettorali non sempre sono state esaltanti per il Partito Democratico. “Ognuno gioca il suo ruolo -ha precisato Ricci-le istituzioni hanno una funzione, il partito un’altra. Ognuno ha le proprie responsabilità. Se il Pd non fa suoi i risultati raggiunti, è un suo problema, o di una sua parte. Perché questa mancanza di supporto non mi ha piegato le ginocchia”.
Quelli che Ricci si toglie dalla scarpa non sono sassolini, ma macigni. Balza agli occhi l’amarezza per il comportamento del suo partito. Avrebbe desiderato una maggiore valorizzazione del suo impegno. Con pubblici ed adeguati riconoscimenti. Che invece ha trovato in altri compagni di viaggio. Nello stesso vicepresidente Francesco Maria Rubano, schierato col centrodestra. E per ultimo anche in Mario Pepe, sindaco di San Giorgio del Sannio e suo acerrimo rivale, che, a sorpresa, l’ha ringraziato per il lavoro svolto.
Uno degli scontri più clamorosi è andato recentemente in scena. Quando Giuseppe Di Cerbo, sindaco di Amorosi e consigliere provinciale del Pd, ha abbandonato l’aula della Rocca, scontento per i fondi assegnati al suo paese, sentendosi esautorato come “delegato alle infrastrutture”. “C’erano da spendere 200 mila euro -ha spiegato Ricci- quel consigliere pretendeva il 50 per cento per il suo comune. Ho affidato tutto ai tecnici, invitandoli ad assegnare i soldi, secondo le necessità. Non capisco perché Di Cerbo si è arrabbiato. Gli avevo anche promesso altri interventi per il suo territorio nella prossima programmazione”.
Ora Claudio Ricci saluta e promette battaglia, accendendo il dibattito congressuale nel Pd di Benevento e prendendo già posizione sulla leadership nazionale. “Dal 31 ottobre prossimo non sarò più presidente –ha concluso- mi dedicherò molto di più al partito e soprattutto all’organizzazione dei Comitati Civici che Renzi ha proposto. Perché sono sempre più convinto che il Pd con Renzi può avere qualche problema, ma senza Renzi non esiste. Ho sempre rispettato le decisioni degli organismi dirigenti: quando si facevano accordi con l’area di sinistra e quando ci si alleava con i fuoriusciti dal centrodestra. Perché io sono uomo di partito, anche se il partito è patrigno con me. Ma se il Pd perde pezzi, non fa alleanze, si presenta alle prossime elezioni provinciali isolato, questo non è un problema del presidente. Questa linea non l’ho condivisa e l’ho detto nelle sedi competenti. Ora è campagna elettorale, voterò Damiano, ma dal 2 novembre parlerò”.

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