Il Blog del mese. Giovanni De Lorenzo: “Basta guerre fratricide. Occorre un ampliamento del campo intorno a temi e valori”

IL BLOG DEL MESE: “Il dibattito nel PD e la costruzione di un’alternativa forte e di un campo largo di democratici e progressisti.”

 

GIOVANNI DE LORENZO, avvocato, è coordinatore del circolo Pd di Benevento. 

 

 

Lo scenario politico attuale, così come ci viene consegnato dall’esito delle scorse elezioni europee, impone una necessaria rivisitazione del nostro modo di agire e di costruire l’alternativa.

Una premessa, però, è doverosa: abbiamo perso troppo tempo, e continuiamo a perderlo, in elaborazioni, congetture e discorsi spesso stereotipati, poco attinenti alla realtà e slegati dal contesto concreto.

Frasi come “bisogna tornare fra la gente” o “bisogna aprirsi alla società civile” restano tali, se ripetute ad ogni sconfitta elettorale e poi solo di rado seguite da atti concreti, proposte e fatti. La stessa “Costituente delle Idee” che sarà oggetto della prossima assemblea nazionale del Partito Democratico di metà luglio mi sembra ripetere, con parole diverse, questi concetti: spero di sbagliarmi, ma non credo che potrà essere qualcosa di utile e di nuovo, né tantomeno una risposta alla necessità di opporsi a questo Governo e di costituirne un’alternativa.

Purtroppo, nel PD, e nel centrosinistra in genere (o in quel che ne resta), siamo molto bravi a discutere tanto su tutto, sui rapporti interni, sulle cosiddette “correnti”, perdendo di vista l’obiettivo concreto. Nel frattempo, i nostri avversari politici ci battono sul tempo e su un terreno a noi poco congeniale.

Andiamo per gradi, quindi. Per me il dibattito interno al PD tale deve restare. E’ normale che in un grande partito, nato da esperienze così diverse, ci sia dialettica interna, anche aspra a volte. Ma deve avere il suo spazio ed i suoi tempi e, soprattutto, i suoi limiti. Che per noi sono il congresso e le primarie, strumenti di democrazia interna, seppur perfettibili. Poi basta! Invece, per mesi, senza rispettare il vincitore, supportandone l’azione, si resta legati alle dinamiche della “campagna congressuale”, dimenticando di concentrarsi sui temi che interessano la collettività, alla quale davvero non interessa quale area e con che percentuale abbia vinto le primarie.

Indubbiamente, poi, abbiamo un grande problema di comunicazione, a tutti i livelli. E ciò deriva dal non aver saputo, negli anni scorsi, cogliere il netto cambiamento del lessico, della tecnologia e delle modalità di comunicazione, lasciando spazio e campo ad altri (grillini e leghisti su tutti), che in questo sono stati molto più bravi di noi. E noi siamo ancora quelli che inviano i comunicati stampa…

Dall’esperienza fin qui fatta come Coordinatore del Circolo Cittadino del PD, mi sembra necessaria ed urgente una rivisitazione dello statuto del partito, con uno snellimento dell’aspetto organizzativo, in primo luogo delle primarie e del tesseramento. E, poi, un maggior supporto per chi opera sui territori, spesso con proprie risorse ed in un clima di ostilità diffusa. Per fortuna, sembra che questi argomenti siano presenti nell’agenda del nuovo Segretario Nazionale.

Va, poi, preso atto dell’insuccesso di un’intera classe dirigente, soprattutto al Sud. Se nel Mezzogiorno siamo ai minimi storici (anche se in leggera ripresa in termini percentuali dopo le europee), è anche perché la nostra classe dirigente (non solo del PD, sia chiaro, ma di tutto il centrosinistra) non ha saputo trovare e proporre soluzioni adeguate e credibili. Troppo distratta dal mantenere posizioni, spazi, equilibri interni e caratteristiche autoreferenziali. Si è preferito sganciarsi dal PD per creare micro realtà alternative pur di non perdere il grado di “leader”. Questo modo di fare ha comportato che anche forze politiche molto lontane dagli interessi e dagli abitanti del Sud Italia (la Lega su tutte) riuscissero a calamitare consensi e ad interpretare le necessità della popolazione con semplici slogan e con misure improvvide che pagheremo in futuro.

Rinnovamento della classe dirigente, dunque, e non rottamazione (espressione offensiva ed escludente). L’esperienza di tanti è importante, va preservata e convogliata per far crescere la nuova classe dirigente. Innanzitutto dando spazio ai giovani, che hanno idee innovative e comprendono meglio il contesto storico. Aiutandoli in un percorso di formazione politica, con scuole di formazione sui territori e con il coinvolgimento concreto nella partecipazione all’attività politica. Non utilizzandoli solo come “manovalanza” (mi si perdoni il termine) per manifestazioni, volantinaggio e gazebo.

Qui a Benevento, finalmente, abbiamo costituito il gruppo dei Giovani Democratici della città. Sono entusiasti, desiderosi di imparare e sempre pronti a dare una mano. Anche sbagliando, certo, ma impegnandosi. Il pensiero di uno di loro, presentatosi a noi all’inizio della campagna elettorale per le elezioni politiche dello scorso anno, rende bene l’idea: ci ha scritto per ringraziarci delle opportunità di crescita che gli abbiamo offerto in questo anno e mezzo per le esperienze fatte tra Benevento, la Campania ed il resto d’Italia e per lo spazio che ha avuto nelle decisioni da prendere o nell’organizzazione dei nostri eventi pubblici.

E’ evidente, però, che il Partito Democratico, da solo, non possa costituire un’alternativa concreta a questo Governo ed al centrodestra. E’ l’unico grande partito rimasto, ma c’è bisogno di un ampliamento del campo. Non indiscriminato, creando accozzaglie senza né capo né coda, buone solo (e forse nemmeno) per esigenze elettorali contingenti. Ma allargare il campo alla partecipazione ed al coinvolgimento dei partiti e dei movimenti di centrosinistra (non solo della sinistra, il che comporterebbe una nuova limitazione, storicamente non utile, divisiva e poco proficua), alle associazioni che operano sui territori costantemente e ne conoscono le esigenze, ai gruppi e movimenti, comunque denominati e comunque li si voglia chiamare, che abbiano realmente a cuore le esigenze della popolazione, ne comprendano i bisogni e vogliano ragionare sulle soluzioni. Credo, infatti, che ormai, nel particolare e difficile momento storico in cui viviamo, non ci si possa più limitare alla contrapposizione fra sinistra e destra. Ora più che mai i principi e le idee restano e vanno difesi, ma le categorizzazioni sono ormai cambiate e i confini vanno ridisegnati. Così come i valori attorno ai quali riunirsi. Penso, ad esempio, all’attualissimo tema dell’immigrazione e dell’accoglienza. In questo senso dobbiamo essere più uniti, senza preconcetti e limitazioni precostituite. E questo discorso vale anche per gli altri partiti o gruppi che stanno alla sinistra del PD. Smettiamola di fare la “guerra” fra noi.

I temi devono dettare l’agenda. Abbiamo perso la fiducia degli elettori, forse perché parlavamo (per giunta male) di cose che interessavano solo noi. Dobbiamo riconquistare credibilità. E possiamo farlo solo presentandoci con progetti e programmi seri, che costituiscano la base per una svolta riformista e progressista del nostro Paese. Partendo da argomenti fondamentali come il lavoro (soprattutto al Sud), come l’ambiente ed il rispetto del territorio che ci circonda, come l’immigrazione, la sicurezza, l’Europa. Tutti argomenti sui quali bisogna lavorare per costruire un futuro migliore per le nuove generazioni, profondamente attente a questi temi.

Lo si può fare e lo si deve fare partendo dal Sud Italia. Dal divario, soprattutto economico, che c’è con le Regioni Settentrionali. Iniziando dal contrastare con fermezza e chiarezza la proposta di autonomia regionale differenziata che, potenzialmente, rappresenta una sciagura per noi meridionali.

In questo senso, molto interessante è il documento recentemente redatto dal prof. Marco Plutino (che ho condiviso e sottoscritto, e che invito tutti a leggere), “Mezzogiorno e Partito Democratico, un’attenzione nuova per tornare al governo del Paese”, che così si conclude: “Tornare credibili presso i cittadini, in particolare meridionali, appare la condizione preliminare e ineludibile per essere nuovamente competitivi. A tal fine occorre dotarsi di un’Agenda che sappia parlare ad un paese dove la divaricazione dei redditi e di chances è uno dei problemi fondamentali da affrontare. L’avvio a soluzione di tali problemi è la premessa per tornare a far crescere il paese e poter sperare di abbattere in orizzonti di tempi medi quella montagna del debito pubblico che si frappone fra le giovani generazioni e il loro futuro. Un futuro di cui essere protagonisti e non da subire come un triste destino”.

 

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