Il cantautore Delle Veneri tra De Andrè, Nietzsche e i lavoratori. “Canto l’amore e la fanciullezza. L’arte non è roba superflua”

Sentirmi dire che la mia attività è inutile, non necessaria, lo ritengo non solo inopportuno, ma anche ipocrita, perché vedo andare in onda programmi televisivi leggeri, oppure le partite di calcio. Non capisco perché si considerano il cinema, il teatro, i concerti, roba superflua. Se ci sono pericoli per la pandemia, ci vorrebbe un provvedimento globale. Perché colpire solo il settore creativo e del tempo libero?”. Alla protesta degli artisti contro le misure del governo che blocca tutto alle 18,00, si aggiunge anche la voce di Eugenio Delli Veneri, prolifico compositore ed attore di Benevento, in una fase di fervente creatività.

Nel suo esordio come cantautore mescola insieme poesia e filosofia. Il suo primo singolo uscito nello scorso settembre unisce questi due testi: “Una Canzone d’Amore” e “Il fanciullo”.

L’artista sannita ha deciso di presentarsi al pubblico con un disco autoprodotto, dopo una lunga formazione musicale cominciata da giovanissimo. “Sono cresciuto con De Andrè e Pino Daniele -racconta il cantante- con Guccini e Rino Gaetano. Ho cominciato a suonare a 18 anni con un tributo a De Andrè, con numerosi gruppi. Per la musica straniera mi ispiro a Davide Bowie ed in particolare ai Beatles”.
L’amore cantato da Delli Veneri ruota intorno ad una delusione, alla rottura imprevista di un sentimento. Prende la forma di un tormento sussurrato con un soffio di voce. L’addio della donna amata lascia “gli occhi pieni e il cuore ormai vuoto”. “Scrivo una canzone d’amore -dice l’autore- forse la sentirai. Sono solo note e parole. Certo non sarà questo verso un tatuaggio che ti farai. Sento ancora il calore, il sudore della pelle tua. E poi sparisce, va in fumo il profumo dei giorni passati a gioire con te. A pianger per te”.
Il secondo brano vuole essere una reinterpretazione del “Così parlo Zaratustra” di Nietzsche. L’obiettivo è quello di elaborare musicalmente la concezione dell’Oltre Uomo. Il fanciullo “osserva ogni filo d’erba con curiosità…non ha il pudore inculcato dalla società…non si inginocchia a nessuna divinità. Ride del mondo che se ne va e si lascia trasportare “con passi di danza in segno di libertà”.

Non pretendo di lanciare messaggi -commenta Delli Veneri- ma solo offrire spunti di riflessione per una fioritura di sentimenti”.
Dopo aver studiato da piccolo canto, violino e chitarra, l’artista fonda sei anni fa il gruppo “Fusione”.

Nel frattempo si dedica anche al teatro con la compagnia “Red Roger”. La performance più recente è stata “A piedi nudi nel parco” di Neil Simon, presentata nell’ultima rassegna di “Benevento Città Spettacolo”.

I suoi compagni di viaggio nella produzione del singolo sono stati i musicisti Raffaele Morabito, Simone Ielardi, Gabriele Ciani, Sandro Verlingieri, Giorgia de’ Conno e Carlo Pannullo per la parte grafica.

Nel cammino artistico di Delli Veneri e del suo gruppo spicca un approccio felice con la musica popolare. A giugno scorso, infatti, per salutare il lungo periodo della prima ondata di coronavirus, i musicisti sanniti si cimentarono con un canto di lotta e di speranza, la “Tammorriata dei Lavoratori”, ideata e prodotta in collaborazione con la Cgil di Benevento.

Siamo uomini, lavoratori -scandiva il ritornello- non attrezzi senza cuore né cervello. Siamo idee, siamo opinioni, e i diritti siano falce e la lotta sia martello”.

Il cantautore beneventano ha da poco compiuto 31 anni. “Mi sono fermato -conclude- per l’incertezza della situazione attuale legata al virus. Ma ho una volontà ferrea di continuare. Quello che facciamo non è affatto superfluo, è cibo per l’anima. Ho delle canzoni già pronte, un insieme di brani brevi. Vorrei fare un album. Per ora sto frequentando il conservatorio per conseguire la specialistica in chitarra classica. Come dico nel lato b del mio singolo, il fanciullo “non ha paura del buio, si è perso già, vola e tende le mani al sole”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Enable Notifications    OK No thanks