Il Comune e l’operazione Gesesa. Padre Zanotelli: “Fermiamo il business dell’acqua”

Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, non si smuove. Non vuole consentire il referendum sull’acqua. Aspetta l’approvazione della legge nazionale che a maggio prossimo dovrebbe approdare in parlamento. Per ora il comune deve stare sul mercato e per questo bisogna potenziare la Gesesa, la società partecipata che si occupa del servizio idrico e che vede in maggioranza l’azienda privata romana Acea. A nulla sono valse le 3825 firme raccolte dal Comitato Sannita Acqua Bene Comune, né gli appelli di Altrabenevento.

La maggioranza di Palazzo Mosti ha deciso, senza batter ciglio, di lasciare tutto in mano alla Gesesa fino al 2050 e di ridurre le quote pubbliche dal 38 al 35 per cento. Un disegno strategico che punterebbe all’ingresso di altri comuni sanniti e quindi ad aumentare il peso della società, che conquistando almeno il 25 per cento del territorio provinciale, potrebbe diventare il gestore unico del relativo ambito. Per i referendari e gli ambientalisti si è scelto di favorire gli interessi del partner privato.

Per rafforzare la protesta è venuto anche padre Alex Zanotelli. “L’acqua è il bene più prezioso della vostra terra-ha detto l padre comboniano-impediamo che venga svenduto. Quanta ottusità nei nostri politici.  Non votate quelli che permettono la privatizzazione. Il grande business del futuro si giocherà sull’acqua, che come reclamava il referendum vinto del 2011,deve uscire dal mercato, perché su di essa non si può fare profitto. Lo ha ribadito anche Papa Francesco, quando ha parlato di diritto alla vita, garantito dall’acqua”.

Le opposizioni hanno incalzato la maggioranza guidata da Mastella. “Il comune – ha osservato la penta stellata Annamaria Mollica- ci propone di mettere una pietra tombale sulla gestione pubblica dell’acqua. La Gesesa, di cui è presidente il mastelliano Luigi Abbate, non ha brillato per il servizio, né per la depurazione. Sulla situazione di Benevento abbiamo consegnato un dossier al ministro Sergio Costa. Perché non seguiamo le indicazioni della proposta di legge che sta per giungere in parlamento?

A chi giova questa operazione? Quali vantaggi ne ricaverà la città? Queste le domande portanti degli interventi dei consiglieri del Partito Democratico, Italo Di Dio, Raffaele Del Vecchio, Cosimo Lepore e Francesco De Pierro. “L’obiettivo è chiaro – ha evidenziato Di Dio– si vuole potenziare la parte privata della Gesesa, perché diventi gestore unico delle risorse idriche del bacino irpino-sannita. Si spera nell’ingresso di altri comuni. Ma, ad oggi, nessuno sa quali sono. Chiediamo trasparenza sulla qualità dell’acqua che beviamo e sulla vicenda del tetracloroetilene. I cittadini devono sapere”.

Dopo aver rimbrottato i precedenti amministratori di centrosinistra per aver “disastrato” l’Amts e  l’Asia, il sindaco  ha affermato che lui non è per la privatizzazione dell’acqua, ma che non può dare il via libera al referendum, perché aspetta la legge nazionale. “Mi meraviglio che l’opposizione critichi la Gesesa – ha concluso Mastella- l’unica società in attivo. A me piace la formula di gestione mista che c’è. Voi del Pd non riuscite ad avere il referendum in Piemonte sulla Tav. Adesso volete che io qua debba consentirlo”.

Il consiglio comunale è stato animato dai rappresentanti del Comitato Sannita Acqua Bene Comune, che indossavano una maglietta con la scritta “Ca’ nisciuno è fesso”. “Con l’approvazione delle due delibere -ha sottolineato il portavoce Giannicola Seneca– si compie un ulteriore passo verso la privatizzazione. Il rinnovo della concessione, che sarebbe scaduta l’anno prossimo, avviene saltando ogni procedura pubblica ed il voto del referendum del 2011. Vogliamo che il servizio resti totalmente in mano pubblica. La nostra attaglia continuerà. Dopo Brescia, Benevento è il primo comune d’Italia a proporre il referendum”.

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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