Il depuratore impantanato Cosa ha fatto il comune di Benevento dopo il sequestro degli scarichi?

Salviamo i nostri fiumi. Valorizziamoli, costruendo parchi e oasi naturalistiche. Permettiamo almeno la passeggiata sulle loro sponde. Ma soprattutto blocchiamo gli scarichi urbani incontrollati ed abusivi. Questo il senso dell’Operazione Flumina 2 messa in campo nell’aprile scorso dalla Procura della Repubblica di Benevento. Sarà la volta buona per realizzare finalmente il depuratore nella nostra città? Il recupero di un patrimonio ambientale di grande potenzialità come quello fluviale sarebbe un punto di forza per il turismo.
L’indagine, diretta dal procuratore Aldo Policastro e portata avanti dai carabinieri forestali e della capitaneria di porto di Torre del Greco, ha lanciato l’ennesimo grido d’allarme sullo stato di salute del Sabato, del Calore e dell’Isclero. La magistratura ha effettuato un sequestro preventivo degli scarichi non depurati diretti nelle acque. Per le inadempienze risultano indagati i sindaci di Benevento, Forchia, Airola, Limatola, Torrecuso e Castelpoto, ritenuti responsabili per non aver adottato le misure necessarie a fermare il degrado.
Il monitoraggio effettuato insieme all’Arpac negli ultimi anni ha portato alla luce un quadro devastante di deterioramento dei fiumi, che avrebbe compromesso pesantemente l’originaria consistenza del bacino idrografico sannita. L’attività investigativa ripresa con maggior vigore dal 2016 ha consentito di censire gli scarichi urbani e di verificare l’inesistenza degli impianti di depurazione. L’esito delle analisi ha prodotto i seguenti risultati: presenza di solidi sospesi, di elevate concentrazioni di alluminio e piombo, di azoto ammoniacale, azoto nitrico. Con quantità superiori di gran lunga ai limiti consentiti.
L’iniziativa della Procura non può scivolare via come acqua sui vetri. Tutte le amministrazioni comunali hanno messo al centro dei loro programmi il rilancio dei fiumi. Ma poi tutti i progetti sono rimasti nel cassetto. Qualche sindaco ipotizzò la creazione di bellissimi e verdeggianti Parchi Fluviali. Altri immaginarono l’incremento della pesca sportiva. Basterebbe invece garantire la pulizia dell’alveo, delle acque e delle sponde. Ma oggi, la cosa più importante è la realizzazione del depuratore atteso da tanti anni.
Dopo il provvedimento della procura quali iniziative ha avviato il comune di Benevento? “La concessione della facoltà d’uso -recita l’ordinanza- non rende il sequestro solo simbolico e praticamente inutile, ma mira a “sensibilizzare i pubblici amministratori sul progressivo inquinamento dei fiumi, sulle leggi ambientali da rispettare, sulle priorità da seguire nell’utilizzo dei fondi pubblici, troppo spesso spesi per opere pubbliche inutili o per finalità ludiche di secondaria importanza per la collettività”.
Per fermare il disastro, chi guida un comune ha “l’obbligo di esercitare il massimo rigore nelle concessioni di nuovi permessi di costruire e di abitabilità, autorizzazioni allo scarico nelle pubbliche fognature e di qualsiasi attività artigianale, commerciale e industriale non dotata di autonomi impianti di depurazione”. Quindi gli amministratori hanno il dovere di controllare e sanzionare “coloro che scaricano illecitamente nel sistema fognario”. L’unica misura adottata per ora sembra essere lo stop alle licenze edilizie, che ha sollevato la protesta degli ordini professionali e degli imprenditori.
Il sindaco Clemente Mastella, con una nota del 12 aprile 2018,invitava i dirigenti del comune, della Gesesa e dell’Asia, gli assessori, a rispettare le prescrizioni della procura ed approntare “report periodici sull’attività svolta”. Allo stato attuale non risulta che siano stati effettuati i controlli richiesti per le autorimesse, gli autolavaggi e le industrie. Né che sia stata convocata una conferenza di servizio tra i dirigenti comunali competenti. La stessa ipotesi di affidare alla Gesesa la progettazione del depuratore è naufragata.
I finanziamenti ci sono. Cosa aspetta il commissario del governo, Enrico Rolle, per accelerare i tempi? La scelta di costruire l’impianto presso Masseria Marziotto, fatta dal comune in accordo con l’Autorità di Bacino, è contestata dalle associazioni ambientalistiche, tra cui “Altrabenevento”, che ritengono il sito “alluvionale franoso” e propongono di realizzare tanti piccoli depuratori in luoghi diversi. L’annosa questione rischia ancora di impantanarsi. Perché non si riuniscono intorno ad un tavolo, politici, esperti e dirigenti e individuano finalmente la migliore soluzione?

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