Il fulmine del terremoto, vite spezzate e miliardi. Ma l’Irpinia ha vinto o perso?

La terra tremò, ondeggiò, con tutte le montagne, con i lampioni della luce, con gli alberi. Il terremoto arrivò una tranquilla domenica sera, mentre tante gente era seduta davanti alla televisione per vedere il secondo tempo registrato della partita Juventus-Inter. Era il 23 novembre del 1980.La provincia più colpita fu quella dell’Irpinia. Il turbinio di quei momenti angoscianti rivive nel monologo  “Il fulmine della terra”, interpretato da Orazio Cerino, al Mulino Pacifico, per la rassegna teatrale organizzata dalla Solot di Benevento.

Nelle parole e nei gesti dell’attore scorrono i volti e le voci della gente dei paesi distrutti, di tante vite spezzate, chiese cadute, mentre a Roma il presidente del consiglio Arnaldo Forlani riceveva la premier inglese Margaret Thatcher. Le terribile scossa durò 90 secondi interminabili. Non si capì subito la portata del disastro. Non si riuscì neanche ad individuare con precisione  i luoghi dell’epicentro. Ci vollero molte ore perché i soccorritori arrivassero a destinazione, mancavano anche le pale per scavare.

“I giornalisti scoprirono per prima quei paesi dimenticati -racconta Cerino- posti storti come la gente che ci abita, il cosiddetto osso d’Italia, paesi di cui nessuno sapeva niente. Da allora siamo diventati italiani pure noi. Le dure parole del presidente Pertini sui ritardi dei soccorsi e sulla disorganizzazione portarono alla rimozione di alcuni prefetti. Arrivarono i soldati. Ma i terremotati di Lioni, Teora, Laviano, Castelnuovo di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, continueranno a vivere nelle tende per molti giorni”.

Uno scenario di dolore raccontato e dipinto dall’attore nelle sue drammatiche sequenze, con ironia e forza comunicativa, intrecciando  fotogrammi musicali e cinematografici, eventi televisivi come “Fantastico”, con frequenti collegamenti tra Avellino e Roma, sede del governo. Nel monologo la disperazione della gente è accompagnata dalla fede in Dio. L’impegno di Cerino si muove nel solco del cosiddetto teatro civile, che vuole accendere i riflettori sui problemi  del nostro tempo. Il testo è stato scritto da Mirko Di Martino.

Per il terremoto dell’Irpinia, che provocò 3 mila morti e 10 mila feriti, distrusse 80 mila abitazioni, furono spessi 60 mila miliardi delle vecchie lire. Con quali risultati? Molti giovani sono andati via, perché è “meglio sentirsi italiani all’estero che stranieri in Italia”. “Abbiamo ricostruito tutto più grande, più ricco e più bello-conclude amaramente Cerino- ma circa 40 anni dopo, se ci guardiamo intorno ,non sappiamo più dove siamo. La nostra vita è nel futuro. Chi lo sa se noi abbiamo vinto o perso”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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