Il graffio di Salemme e l’amore per Napoli. “Non chiediamo alle persone da dove vengono, ma dove possiamo andare insieme”

“Le radici sono belle, ma non dobbiamo esserne prigionieri. Siamo sulle spalle di un gigante, ma dobbiamo guardare lontano. Non dobbiamo chiedere alle persone da dove vengono, ma dove vogliono andare, se questo viaggio lo possiamo fare insieme”. Questo è forse il messaggio più bello della performance di Vincenzo Salemme, che ha aperto “Benevento Città Spettacolo” in Piazza Castello, con “Napoletano? E famme ‘na pizza!”. Uno spettacolo multiforme, formato varietà, non una vera e propria commedia.

L’attore ha sfoggiato tutta la sua arte affabulatoria, intrecciando vicende e personaggi tratti da alcuni suoi testi già noti, da “Una festa esagerata”, “Sogni e bisogni” a “ Con tutto il cuore”. Con l’obiettivo di scardinare inossidabili stereotipi della cosiddetta napoletanità. Non è vero che i napoletani sono tutti attori, cantanti, allegri, amanti del caffè, né che il miglior pane sta a Napoli. “Ma lo sapete -ha fatto notare- che le parole pizza e ragù non ci sono nell’Enciclopedia Treccani? Dobbiamo smontare tante mitologie. Ma dobbiamo difendere la pizza margherita, la marinara, quella doc. Che c’entrano il pistacchio e l’ananas?”.
Il viaggio comico ha preso spunto dalla canzone neomelodica di Enzo Romano, che racconta di un separazione di una coppia, nella quale il partner maschile, dopo aver concesso alla compagna la casa, l’automobile, il conto corrente, la invoca con questi versi: “Pigliate tutte cose, ma damme ‘o cane”. Poi Salemme si è tuffato sulle differenze naturali tra l’uomo e la donna. “Siamo diversi -ha sottolineato- e dobbiamo amarci per questo. Rivendichiamo il diritto alla diversità. E femmene so’ comme e stelle”.
Accanto a San Gennaro bisogna mettere sul piedistallo anche Santa Patrizia, altra protettrice di Napoli. Nella sua intensa e scoppiettante cavalcata, Salemme ha ricordato Eduardo De Filippo, Massimo Troisi, Luciano De Crescenzo ed ha concluso con l’elogio della passione e della multiculturalità napoletana. “Tutte le cose che facciamo -ha detto- le dobbiamo fare con amore. Napoli è Grecia, Spagna, Francia, nobiltà barbona, ricchezza polverosa. Non la capisco, la perdo tutti i giorni. Poi la ritrovo in sogno, che ride calma, immersa nel suo mare, che frena i colpi di chi le spara al cuore”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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