Il grido della Caritas nel Dossier Povertà: “Il gioco d’azzardo sta strozzando il Sannio”

“La disoccupazione giovanile nel Sannio raggiunge il 37,4 per cento, in Campania il 53,6,mentre in Italia arriva al 30,8.La povertà assoluta sul piano nazionale sfiora i 2 milioni di persone, toccando quasi dieci milioni, comprendendo quelli in gravi condizioni e quelli a rischio. Nel 2018 la Caritas di Benevento ha accolto per la prima volta 421 persone. Negli ultimi quattro anni c’è stato un generale calo nell’affluenza grazie al Reddito d’Inclusione. Complessivamente le persone seguite dalla Caritas diocesana sono 2260”.

Questi i dati nudi e crudi emersi dalla relazione della sociologa Mariapia Mercaldo, che ha introdotto la  presentazione del Dossier sull’Esclusione Sociale, elaborato dalla Arcidiocesi di Benevento. Il focus di quest’anno  ha puntato ad accendere i riflettori sulla lotta alla ludopatia. Con un appello emblematico: “Cambiare gioco per cambiare il mondo”. La Caritas ha messo sotto accusa lo “Stato biscazziere”, che crede di guadagnarci, dimenticando quanto poi spende per curare quelli che cadono nel vizio e nella dipendenza.

Il quadro è davvero allarmante. La nostra provincia è settima in Italia per il gioco d’azzardo e le scommesse, prima in Campania per la spesa in slot machine. Ogni cittadino del Sannio spende più di 1.100 euro all’anno, portando il volume delle giocate pari a circa 336 milioni di euro. I comuni con la più alta percentuale di giocatori sono Arpaia, Telese Terme e San Giorgio del Sannio. La povertà e il gioco d’azzardo sono due facce della stessa medaglia. Un esercito di poveri in attesa di una vincita miliardaria, facile preda degli usurai.

“La persona ormai assoggettata alla schiavitù del gioco -ha sottolineato l’Arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca- somiglia tanto a Peter Pan, perché rifiuta di crescere e di affrontare la realtà rimboccandosi le maniche, preferisce continuare a giocare con la propria vita e quella degli altri, nell’illusione di raggiungere il “paese di cuccagna”. Sul preoccupante fenomeno l’allerta è ancora bassa. Sta diventando come il cancro. Non ci si rende conto se non quando si finisce col sedere per terra. Così la nostra società rischia di andare a sbattere pericolosamente”.

Che fare? “Cambiare si può -ha proposto don Nicola De Blasio, direttore della Caritas- eliminando la pubblicità luccicante e ammiccante delle sale slot e i grandi manifesti sui mezzi di trasporto pubblico, regolamentando gli orari di apertura e chiusura, dislocando queste attività lontane da scuole ed ospedali, prevedendo sgravi fiscali comunali per edicole, bar ed altri negozi che rifiutano slot machine e gratta vinci. Cambiare si può mettendo al centro la persona e i suoi bisogni, la sua storia e le sue speranze”.

Nella lotta alle ludopatie la politica non può stare a guardare. “Da più di un anno- ha ricordato la consigliera comunale Annamaria Mollica- stiamo cercando di fare approvare un regolamento, che è stato più volte discusso ed anche approvato, ma poi è rimasto fermo nel cassetto di qualche scrivania”. Alla campagna di sensibilizzazione “No Slot, No Azzardo”, avviata dalla Caritas, hanno aderito otto esercizi commerciali e 26 comuni sanniti. Manca quello di Benevento. Sarebbe anche importante il coinvolgimento delle scuole.

La lotta al gioco d’azzardo è uno dei punti del “Manifesto per una Rete dei Piccoli Communi del Welcome”, in cui la Caritas chiede ai sindaci un impegno chiaro. “Stiamo smarrendo la nostra umanità -ha osservato Don Nicola- io sorrido quando sento i politici parlare e poi non mettono un euro per i servizi sociali. Il centro per disabili “E’ più bello insieme” è stato chiuso per una questione di soldi. Questo non possiamo permetterlo. Col Consorzio “Sale della Terra” abbiamo dato occupazione a 258 giovani, con aziende agricole e cooperative di comunità, dando un contributo concreto a farli rimanere qui. Per impedire che i nostri paesi muoiano di solitudine e di abbandono”.

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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