Il lungo viaggio di Milot salvato dal Dio Mediterraneo e da un falegname di Cervinara

Quel ragazzo che approdò a Cervinara nel 1991, poco più che ventenne, manifestò subito doti eccezionali di plasmatore della materia ed in particolare del legno. Il falegname Felice Ferraro lo aveva incontrato a Benevento dove era arrivato da Brindisi, dove era sbarcato da Durazzo con un barcone proveniente dall’Albania tormentata dalla dittatura e dalla miseria. Quel giovane salvato dalle onde si chiama Alfred Mirashi Milot. Con caparbietà ed impegno è riuscito a diventare un artista conosciuto in tutto il mondo, dall’Europa alla Cina.

Nel suo lungo viaggio sarà stata assistito da quel Dio Mediterraneo raffigurato in una delle sue più suggestive opere, ma molto ha contato inizialmente la solidarietà dell’intera comunità cervinarese. Così, nel novembre scorso, l’ artista albanese ha ricambiato l’accoglienza ricevuta dal paese caudino donandogli un’imponente scultura di 20 metri, chiamata “La chiave di Milot”, installata al centro di una rotonda che porta a Montesarchio. Un simbolo di dialogo, di abbracci, di sguardi aperti verso nuovi orizzonti.
Alfred, che oggi ha 49 anni e vive a Firenze con la famiglia, ha esposto i suoi ultimi lavori presso il Museo Arcos di Benevento, in una mostra antologica curata da Ferdinando Creta e Nello Valente, intitolata “A Key for Humanity”, che sarà possibile visitare fino al prossimo 9 dicembre. Nei suoi dipinti trionfano i colori vivi e delicati, figure sospese, fiori e spighe di grano fluttuanti sotto i colpi di un vento leggero, ma anche volti stanchi, segnati dalle tempeste. La voglia di vivere balza agli occhi nella caduta di chiavi oscillanti, forse destinate ad affondare in un oceano di pace.

“La mia è una chiave inutile -spiega Milot- non può aprire e non può chiudere, è piegata, contorta. Per me tutte le cose devono essere aperte. L’arte deve mirare a conoscere la realtà, varcare confini, esplorare mondi lontani. Tra poco partirò per Pechino, dove curerò una biennale ed insegnerò pittura”. Per coltivare il suo sogno si iscrisse all’Accademia di Brera a Milano. Qualche anno prima aveva vinto una borsa di studio “Socrates Erasmus” in Inghilterra. Dopo il diploma esporrà al Maschio Angioino a Napoli in una mostra curata da Edoardo Cicelyn e Francesco Poli. Grazie anche all’aiuto dei fratelli Raffaele e Francesco Bianco.
Poi il cammino di Milot sarà coronato da altri premi, successi e riconoscimenti di importanti galleristi italiani. Ed oggi la sua ricerca artistica continua fuori dagli schemi. Qualcuno ha chiamato l’opera di Cervinara “La chiave della preghiera”. La sua storia fa comunque riflettere sul tema dell’immigrazione. “Io ce l’ho fatta -osserva l’artista- perché ho trovato chi mi ha dato una mano. Non serve a niente dare 30 euro al giorno ad un immigrato. Bisognerebbe attuare una giusta politica di integrazione”.

Antonio Esposito

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