Il Manifesto di Cives per una città solidale e felice. Ettore Rossi: “Scriviamo insieme il futuro di Benevento. Puntiamo sul binomio cultura e ambiente”

Bisogna individuare un nuovo ruolo per Benevento, che deve tornare ad essere leader del proprio territorio. Per fare questo occorre predisporre un Piano Strategico che la proietti in un’area vasta, che abbia al centro la sua valorizzazione storico-culturale. Si tratta, in sostanza, di costruire un brand che attragga turisti ed imprenditori. Perché la “grande bellezza” di Benevento e del Sannio ha una potenzialità inespressa e tutta da esplorare. Cominciando a giocare pienamente la Carta Unesco, che fino ad oggi non ha dato i frutti sperati. Il territorio beneventano, insomma, deve avere una sua “identità turistica”.

Lungo questo filo rosso si snoda il “Manifesto per una città coesa, solidale, innovativa e felice”, presentato dal Laboratorio Cives, per dare un contributo al dibattito politico in vista delle prossime elezioni comunali. Si tratta di un documento di 25 pagine, che mira ad immaginare la città da qui a 20 anni, che spazia dalle tematiche culturali a quelle ambientali, dalle politiche sociali a quelle per l’innovazione, dalla rigenerazione urbana ai servizi, dalla democrazia partecipativa all’agricoltura. Con l’obiettivo cardine di fare di Benevento una città sostenibile, accogliente, inclusiva, sicura. Che rilanci l’economia e fermi lo spopolamento.
“Il Manifesto -ha sottolineato Ettore Rossi, responsabile Cives- è scaturito dall’apporto di varie competenze. Si tratta di un pacchetto di idee-progetto che vogliano offrire come base di confronto e dialogo a tutti protagonisti della vita politica, per far ripartire la città su un binario di condivisione, di responsabilità, coinvolgendo i cittadini e mettendo al centro le persone. Attuando, ad esempio, la Conferenza Economica, quella degli Enti e degli Operatori culturali ed il Forum, previsti dallo Statuto della città, ma spesso rimasti lettera morta o poco utilizzati. Siamo tra quelli che non si rassegnano. Vogliamo scrivere un futuro nuovo”.
Sul logo del Manifesto, molto suggestivo, campeggia la scritta “Bene Vento Futuro”, un gioco di parole impresso su alcune sculture dell’Arco di Traiano, proprio ad indicare nei beni culturali il punto di partenza per uno sviluppo possibile. Alla presentazione del corposo documento sono intervenuti Alessio Valente, Giuseppe Moschella, Giacomo Pucillo, Franco Bove, Fulvio De Toma, Franco Francesca, Antonella Pagliarulo, Antonio Follo, Sonia Caputo, Maria Fanzo, Ennio Graziano e Roberto Costanzo. Per il mondo della politica erano presenti il consigliere regionale Mino Mortaruolo, Antonella Pepe e Giovanni De Lorenzo del Pd, Pasquale Orlando per “Italia Viva” e Gianfranco Ucci per “Noi Campani”.
Tra le proposte spiccano la progettazione di un Percorso Ciclo-Pedonale dell’antica Via Appia, un sistema di navette elettriche da Pietrelcina a Benevento, l’istituzione di un “Palazzo delle Professioni e dell’Innovazione”, la realizzazione di un Portale Web per il turismo, il contrasto alla microcriminalità, l’infermiere di famiglia e di comunità, la riqualificazione delle masserie e delle fattorie, la valorizzazione dei fiumi, l’individuazione di aree ciclabili, il recupero degli spazi degradati. Un forte no al consumo del suolo.
“Gli interventi pubblici – ha rilevato Rossi- vanno programmati sulle reali esigenze del territorio. Si pensi soltanto che la maggior parte dei siti danneggiasti dall’alluvione del 2015 sono ancora nelle condizioni in cui si trovavano al momento dell’inondazione, cioè in uno stato di pericolo, pur ospitando abitazioni, attività commerciali e industriali. Bisogna sottoscrivere il “Contatto Istituzionale di Sviluppo”, pensato dal governo per le aree disagiate. Questo strumento permetterà di completare la linea ad alta capacità Napoli-Bari, l’ultimo tratto della Fortorina, l’adeguamento della Telesina e della Ferrovia Benevento Cancello”.
Antonio Esposito

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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