Il messaggio di Cotarella “Il vino è storia, umanità, civiltà”

Nel vino c’è la storia di un territorio. Con l’etichetta si vendono anche emozioni. Sono importanti le competenze, le capacità gestionali, ma il cuore pulsante dell’attività vitivinicola sono i rapporti umani. Per questo conta molto la valorizzazione del personale, punto cardine dello sviluppo di un’azienda. Questa l’essenza del discorso di Riccardo Cotarella, premiato dall’Università del Sannio con la laurea honoris causa in Economia e Management. Un riconoscimento che suggella un fecondo rapporto tra il noto enologo, la Campania, la provincia di Benevento, ed in particolare la Cantina Sociale “la Guardiense”.

“Quando soffia il vento del cambiamento -ha detto Cotarella, citando un proverbio cinese- alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento. Purtroppo è molto più facile erigere un muro, alzare steccati, che progettare, installare mulini a vento per volgere in positivo le nuove energie sprigionate dal cambiamento. Produrre un vino eccellente è una condizione necessaria, ma non sufficiente .Bisogna far conoscere la propria storia, la specificità. Col mio apporto la Guardiense è passata in 13 anni da una considerazione meschina e sicuramente impropria ad una considerazione di rispetto ed oggi è un brand importante in Campania. Col progetto “Mille per l’aglianico” e “Mille per la falanghina” si punta su nuovi mercati”.
La pergamena è stata consegnata dal rettore Filippo De Rossi nell’Auditorium Sant’Agostino di Benevento in una cerimonia solenne, davanti alle autorità cittadine e provinciali, ad alcuni parlamentari, ai sindaci dei comuni promotori della “Città Europea del Vino”, e ad un gruppo di studenti dell’Istituto Agrario “Galilei- Vetrone”, dopo la corposa e dettagliata “Laudatio” letta dal professor Giuseppe Marotta, scritta insieme alla docente Concetta Nazzaro. “Nel progetto enologico di Cotarella -ha sottolineato Marotta– il Sud ha avuto sempre un ruolo di primo piano. I “suoi” vini nascono da un legame particolare con la storia, la cultura, l’economia dei territori”.
Per festeggiare il suo “compagno di viaggio” è venuto anche Bruno Vespa, che grazie all’incoraggiamento di Cotarella ha intrapreso la “senile e terribile avventura” di imprenditore vitivinicolo. “Grazie a Riccardo -ha rilevato il noto giornalista televisivo- nel Mezzogiorno c’è stata una rivoluzione, perché ha avuto il grande merito di aver reso piacevoli e competitivi i vini del sud sul mercato mondiale. Il Mezzogiorno gli dovrebbe fare un monumento. Il vino è come una creatura vivente, un bambino che nasce e cresce insieme a noi. Pensate che il nostro amico enologo è stato chiamato anche dai francesi. Chissà quanti “figli” avrà”.
Prima di partecipare alla cerimonia Vespa ha avuto modo di dare qualche consiglio per la manifestazione “Città Europea del Vino 2019”. Non sono mancate critiche e stoccate sull’organizzazione. “Mi pare che siete partiti molto tardi -ha evidenziato il giornalista- io l’ho saputo per caso. Arrivare all’ultimo momento è un brutto difetto del Sud. Avete avuto questa grazia di Dio. Non immaginate cosa farebbero la Francia e la Spagna. L’anno comincia il primo gennaio. Siamo già a marzo. Bisogna muoversi. Se il Mezzogiorno vuole riscattarsi deve cominciare da se stesso”.
Ricordando il suo lungo cammino, le “levatacce mattutine” dei viticoltori, il nesso indissolubile tra agricoltura e civiltà, l’enologo Riccardo Cotarella ha ricordato che in Italia ci sono 55 mila aziende agricole, condotte da molti giovani e donne. Quest’anno ricorre il suo trentesimo anno di contatto con la Campania, dove collabora con 11 realtà produttive. Alla fine del discorso si è commosso ringraziando i tanti ragazzi avuti come studenti e poi come collaboratori, i suoi familiari ed in particolare il fratello Renzo.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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